Portare una connessione veloce e stabile fino alle cascine non significa soltanto ridurre il divario digitale, ma dotare le imprese agricole di un’infrastruttura produttiva ormai indispensabile quanto l’acqua e l’energia.
È quanto afferma Coldiretti Varese in riferimento al protocollo d’intesa sottoscritto il 2 luglio 2026 da Coldiretti e AIIP, l’Associazione italiana Internet Provider, per favorire la diffusione della banda ultralarga e dell’agricoltura di precisione nelle imprese agricole italiane.
L’accordo può avere rilievo anche in provincia di Varese, dove l’attività agricola è distribuita tra pianura, aree lacustri, colline e territori prealpini, spesso con aziende collocate lontano dai centri abitati e dalle principali infrastrutture di rete. Nella provincia prealpina l’occupazione agricola è cresciuta di oltre il 3,5% rispetto al 2019, mentre le imprese giovanili hanno registrato un incremento superiore al 12,5%.
«Per un’azienda agricola la connessione non serve soltanto per inviare documenti o gestire le pratiche amministrative – sottolinea il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo – Serve per controllare stalle, serre e impianti, ricevere dati meteorologici, gestire l’irrigazione, monitorare consumi e colture, utilizzare sensori e macchinari connessi. In un territorio articolato come il nostro, lasciare una cascina senza una rete adeguata significa limitarne concretamente la capacità di innovare e competere».
Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha raggiunto nel 2025 un valore di 2,5 miliardi di euro, in crescita del 9% in un anno. Il 42% delle aziende agricole italiane utilizza almeno una soluzione digitale e la superficie coltivata attraverso tecnologie avanzate è salita al 10% del totale. La digitalizzazione resta però disomogenea: soltanto il 9% delle imprese viene classificato come pienamente maturo, mentre il 58% risulta ancora in ritardo.
Sensori nel terreno, centraline meteorologiche, sistemi satellitari, droni, software gestionali e dispositivi per il controllo remoto possono consentire di distribuire acqua, fertilizzanti ed energia sulla base delle effettive necessità delle colture. Negli allevamenti permettono invece di monitorare il benessere degli animali, le condizioni delle strutture, l’alimentazione e i parametri produttivi.
Il problema non è però soltanto la presenza teorica della rete. In molte aree rurali la fibra arriva vicino all’azienda, ma gli ultimi metri o le ultime centinaia di metri possono richiedere scavi, canalizzazioni, attraversamenti stradali e interventi su proprietà private, con costi difficilmente sostenibili dalla singola impresa.
Il protocollo tra Coldiretti e AIIP nasce proprio per individuare i fabbisogni delle aziende, predisporre modelli progettuali replicabili e promuovere soluzioni capaci di portare la fibra FTTH fino alle sedi produttive. L’accordo prevede inoltre un lavoro comune per facilitare l’accesso a voucher, contributi, fondi pubblici e risorse della Politica agricola comune destinati a finanziare gli allacciamenti.
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