Si chiude con un’importante revisione del verdetto di primo grado il processo d’Appello per la morte di Silvano Dellea, il caposervizio della funivia Ponte di Piero-Monteviasco deceduto il 12 novembre 2018 dopo essere rimasto schiacciato tra la cabina e la passerella d’ispezione della stazione di valle.
La quinta sezione penale della Corte d’Appello di Milano, con la sentenza pronunciata ieri, ha infatti confermato la responsabilità di un solo imputato, assolvendo invece tutti e cinque gli ex componenti del consiglio di amministrazione della cooperativa AU Suriv Onlus, che in primo grado erano stati ritenuti colpevoli.
L’unica condanna riguarda la figura tecnica che, all’epoca dei fatti, ricopriva il ruolo di responsabile della sicurezza del funzionamento della funivia. La Corte lo ha riconosciuto colpevole di concorso in omicidio colposo per le carenze in materia di sicurezza sul lavoro, rideterminando però la pena in un anno di reclusione, con sospensione condizionale e non menzione. In primo grado il Tribunale di Varese aveva invece inflitto una pena di un anno e quattro mesi.
Ridimensionata anche la provvisionale riconosciuta alle cinque parti civili, assistite dagli avvocati Corrado Viazzo e Vera Dall’Osto: l’importo è stato infatti ridotto da 50mila a 25mila euro.
La novità più rilevante riguarda però gli ex membri del consiglio di amministrazione della cooperativa che gestiva l’impianto. Tutti e cinque sono stati assolti, ribaltando così la decisione del Tribunale di Varese, che li aveva condannati a pene comprese tra un anno e quattro mesi e un anno e otto mesi. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Paolo Della Noce, che insieme al collega Carlo Rumiati ha difeso uno dei componenti del consiglio di amministrazione. «Gli altri cinque non erano datori di lavoro: è la tesi che sostenevamo dal primo giorno. All’epoca la Procura di Varese ha ritenuto di proseguire su questo fronte nonostante esistesse una consolidata giurisprudenza, soprattutto in materia di cooperative. Dopo la scomparsa del presidente si è scelto di procedere nei confronti di altri soggetti, ma i componenti del consiglio non avevano né un ruolo sostanziale né una responsabilità giuridica tale da poter assumere la posizione di datore di lavoro. Non a caso anche il Procuratore Generale aveva chiesto la loro assoluzione».
Il legale ha poi evidenziato la posizione del proprio assistito: «Christian Tosi, insieme agli altri membri del consiglio di amministrazione, è stato assolto perché non ha commesso il fatto e perché non era il datore di lavoro di Silvano Dellea. La decisione è perfettamente conforme alla giurisprudenza consolidata. Questo procedimento nei confronti dei componenti del consiglio di amministrazione, come Tosi, riguardava persone estranee ai fatti. Ieri è stata assolta una persona che non avrebbe mai dovuto essere indagata, imputata e poi condannata in primo grado. Un conto è riconoscere che si sia verificata una tragedia, altro è attribuire responsabilità penali a chi non rivestiva alcun ruolo che potesse giustificarle».
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