Sarà il visual artist e fotografo milanese Marcello Vigoni ad aprire il nuovo percorso di rigenerazione culturale dell’Ex Copertificio Sonnino di Besozzo con la mostra “POSTSISTEMI. Tracce di eredità”, primo appuntamento del progetto pluriennale “Arte e cultura tra fiume e fabbrica: innesti creativi”, promosso dal Comune di Besozzo in collaborazione con Techne Art Service e sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso il bando Luoghi da rigenerare.
L’iniziativa segna l’avvio di un processo di valorizzazione che punta a trasformare uno dei più significativi complessi di archeologia industriale del territorio in un laboratorio permanente di ricerca artistica, riflessione sociale e partecipazione culturale. Affacciato sul fiume Bardello, l’ex copertificio non diventa soltanto la sede della mostra, ma parte integrante del progetto creativo, assumendo il ruolo di protagonista di una narrazione che intreccia memoria, ambiente e futuro.
Con POSTSISTEMI, Vigoni affronta uno dei temi più attuali della contemporaneità: il destino dei luoghi produttivi dopo la fine della loro funzione economica e il rapporto tra patrimonio industriale, identità collettiva e trasformazioni sociali.
La storia dell’Ex Copertificio Sonnino rappresenta il punto di partenza della ricerca artistica. Nato come sistema di mulini alimentati dalle acque del Bardello e successivamente trasformato in stabilimento tessile, il complesso racconta secoli di relazioni tra risorse naturali, sviluppo industriale e vita delle comunità locali. Un’eredità che l’artista sceglie di reinterpretare attraverso fotografia, installazioni e interventi ambientali capaci di interrogare il presente piuttosto che celebrare il passato.
Tra le opere più significative spicca Identità, installazione composta da figure prive di volto che evocano le generazioni di lavoratrici che hanno abitato gli spazi della fabbrica. L’assenza dei lineamenti diventa simbolo di un doppio processo: da un lato la riduzione dell’individuo alla propria funzione produttiva, dall’altro la progressiva cancellazione della memoria che spesso accompagna l’abbandono dei luoghi del lavoro.
Con Soglia, invece, Vigoni apre una riflessione sulle contraddizioni dell’industria globale contemporanea. Una porta ostruita da scarti tessili mette in dialogo la tradizione manifatturiera del Sonnino con le problematiche legate al consumo, alla sovrapproduzione e alla sostenibilità ambientale, trasformando un semplice elemento architettonico in una potente metafora del nostro tempo.
Il rapporto con il territorio raggiunge il suo punto più intenso nell’opera Egosistema Bardello, dove il fiume che per secoli ha alimentato la produzione industriale torna simbolicamente a occupare lo spazio della fabbrica. L’acqua diventa così immagine di continuità e trasformazione, elemento naturale capace di sopravvivere alle logiche economiche e di restituire una nuova prospettiva ecologica nella lettura del paesaggio.
Lontana da qualsiasi intento nostalgico, “POSTSISTEMI. Tracce di eredità” propone una riflessione critica sul concetto stesso di eredità. Le opere non si limitano a raccontare la storia industriale del luogo, ma ne analizzano le conseguenze culturali, ambientali e sociali, costruendo un dialogo tra passato e presente che invita il pubblico a interrogarsi sul futuro dei luoghi della produzione.
L’Ex Copertificio Sonnino emerge così come un vero e proprio palinsesto contemporaneo, dove le tracce dell’attività industriale, dell’abbandono e della rinascita convivono in un equilibrio dinamico. Le installazioni non occupano semplicemente gli spazi dell’edificio, ma li riattivano, trasformandoli in strumenti di lettura del territorio e della sua evoluzione.
La mostra rappresenta il primo passo di un progetto più ampio che individua nell’arte contemporanea un mezzo privilegiato per costruire nuovi immaginari collettivi e ridefinire il rapporto tra patrimonio culturale, comunità e sviluppo sostenibile. Un percorso che guarda oltre il recupero fisico degli edifici, puntando a restituire significato e nuove funzioni ai luoghi della memoria produttiva attraverso la forza della ricerca artistica.
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