L’Università dell’Insubria conferma i risultati positivi sulla formazione e l’occupazione dei laureati e delle laureate, da quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea, un consorzio interuniversitario che riunisce 81 atenei italiani e realizza ogni anno un’indagine nazionale sui percorsi universitari e sugli sbocchi lavorativi dei neodottori.
L’analisi ha coinvolto 2.248 laureati dell’Università dell’Insubria e mette in evidenza una crescente capacità attrattiva dell’Ateneo. Il 6,6% dei laureati proviene da fuori regione, in aumento rispetto al 5,7% rilevato l’anno precedente; la quota sale al 7,7% per i laureati magistrali biennali. Cresce anche la presenza di studenti stranieri, pari al 4% dei laureati, in particolare nei percorsi magistrali.
«I dati del Rapporto AlmaLaurea 2026 confermano la solidità del modello formativo dell’Università dell’Insubria. La crescita dell’occupazione e l’incremento delle esperienze internazionali testimoniano un Ateneo capace di attrarre, formare e valorizzare i talenti. È particolarmente importante osservare come questi risultati si traducano non solo in un rapido inserimento nel mondo del lavoro, ma anche in una reale valorizzazione delle competenze acquisite durante il percorso universitario. Sono indicatori che ci incoraggiano a proseguire con determinazione nel rafforzamento della qualità della didattica, dei servizi agli studenti e delle relazioni con il mondo delle professioni». commenta la Rettrice Maria Pierro
Tra i punti di forza emerge l’età media alla laurea, che è pari a 25,1 anni, inferiore sia alla media lombarda di 28,6 anni, sia a quella nazionale di 26,3 anni. La quota di laureati invece che conclude il percorso nei tempi previsti sale dal 61,9% al 64,3%, confermandosi superiore al dato nazionale. Mentre il risultato delle lauree magistrali biennali, con quasi otto studenti su dieci si laureano in corso cioè il 79,7%, con un incremento di circa sette punti percentuali e per questi corsi il voto medio di laurea raggiunge 108 su 110.
Si rafforzano inoltre le opportunità formative professionalizzanti offerte agli studenti, dove la quota di laureati che ha svolto un tirocinio riconosciuto dal corso di studi sale dal 57% al 61%, mentre il 13,2%, in incremento del 2% rispetto all’anno precedente, ha partecipato a esperienze di studio all’estero.
Elevato anche il livello di soddisfazione per l’esperienza universitaria: l’88,4% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto del proprio percorso, l’82% esprime un giudizio positivo sulla didattica e l’87,3% valuta positivamente il rapporto con i docenti.
Sul fronte occupazionale, i laureati triennali che scelgono di entrare nel mercato del lavoro evidenziano performance superiori sia alla media lombarda, sia a quella nazionale. Ad un anno dal conseguimento del titolo triennale il tasso di occupazione raggiunge l’87,7%, contro l’85% della Lombardia e l’81,2% dell’Italia. La metà degli occupati ha iniziato a lavorare soltanto dopo la laurea, mentre la quota di lavoro part-time si ferma al 12,5%, inferiore ai valori di confronto. La retribuzione netta mensile media è pari a 1.549 euro e il 60,4% considera le competenze acquisite con la laurea adeguate per il lavoro svolto.
Mentre un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione raggiunge il 90,5%, più rispetto al dato lombardo di 84,9%. Inoltre, il 66% degli occupati, quindi circa otto punti percentuali in più rispetto al benchmark regionale, dichiara di utilizzare in misura elevata la preparazione acquisita durante gli studi.
Inoltre cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati magistrali raggiunge il 96,3%, accompagnato da una crescente valorizzazione delle competenze universitarie e da una retribuzione media che supera i 2.100 euro netti mensili al mese.
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