Besozzo | 22 Aprile 2026

A Besozzo giovedì l’iniziativa “Libri abban-donati” per la Giornata Mondiale del Libro

Domani un'iniziativa pensata per risvegliare il piacere e il dono di leggere. Si troveranno, sparsi per il paese, libri confezionati: si possono prendere e leggere o lasciare per chi verrà dopo

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Domani, giovedì 23 aprile, si terrà la Giornata Mondiale del Libro, e a Besozzo torna l’originale iniziativa «Libri abban-donati»: diversi volumi verranno lasciati in alcuni luoghi del paese, all’interno di buste ermetiche salvapioggia, affinché possano essere trovati casualmente dai passanti.

L’iniziativa, organizzata dal Comune di Besozzo, nasce con un obiettivo semplice: risvegliare la voglia e il piacere di leggere, trasformando il libro in qualcosa da incontrare anche al di fuori dei luoghi tradizionalmente dedicati alla cultura.

Chi troverà uno dei volumi potrà prenderlo e leggerlo oppure lasciarlo a sua volta per la persona che passerà successivamente. Un meccanismo elementare, quasi un piccolo gioco, che trasforma il libro in un oggetto capace di viaggiare da una persona all’altra e, insieme alle sue pagine, di portare con sé anche una storia.

La scelta del 23 aprile non è casuale. Nel 1995 l’UNESCO ha proclamato questa data Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, scegliendola anche per il suo particolare significato simbolico nella storia della letteratura: il 23 aprile è infatti associato alla morte di Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega. La giornata nasce con l’intento di promuovere il piacere della lettura, l’accesso ai libri e la valorizzazione degli autori e della diversità culturale.

Ma quanto leggiamo davvero in Italia? La risposta non è così semplice come potrebbe sembrare. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 il 57,1% delle persone di almeno sei anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti, per un totale di circa 32 milioni di persone. La percentuale comprende chi legge nel tempo libero, per motivi scolastici o professionali e per altri motivi, esclusi i libri di testo obbligatori. È una maggioranza, dunque, ma il dato racconta anche una tendenza di lungo periodo: nel 2000 i lettori erano il 60% della popolazione di almeno sei anni. Nell’ultimo quarto di secolo la quota è quindi diminuita, seppure non in maniera tale da poter parlare di un Paese nel quale i libri siano completamente scomparsi. E, soprattutto, dietro quella percentuale si nascondono differenze molto significative.

Leggere, infatti, non è soltanto una questione di abitudine individuale. L’accesso ai libri, il tempo disponibile, il rapporto con la scuola, il contesto familiare e le condizioni economiche contribuiscono a creare possibilità molto diverse. Ecco perché iniziative apparentemente piccole come «Libri abban-donati» possono avere un significato che va oltre il semplice invito alla lettura. Un libro lasciato su una panchina, in una piazza o in un altro luogo del paese non chiede necessariamente di essere cercato: è il libro stesso a cercare il proprio lettore.

A me, in quanto amante dei libri (anche se non “divoratrice”, perché sento sempre il bisogno di una digestione lenta delle parole), personalmente piace molto questa idea perché restituisce alla lettura qualcosa della sua dimensione più libera. Non c’è una lista di titoli da acquistare, non c’è necessariamente un programma di lettura, non c’è nemmeno l’obbligo di portare il volume a casa: c’è semplicemente un incontro casuale. E forse è proprio così che, qualche volta, cominciano le letture più importanti.

Perché un libro non è soltanto intrattenimento. Può essere una storia, certamente, ma può anche essere uno strumento per conoscere una società, mettere in discussione un’idea, comprendere un periodo storico, entrare nella mente di una persona lontanissima da noi o semplicemente imparare a formulare meglio le nostre stesse domande. Ed è forse questa una delle ragioni per cui la lettura conserva un valore che va ben oltre il numero di pagine che riusciamo a leggere in un anno.

Non tutti devono diventare grandi lettori, e non credo nemmeno che abbia senso trasformare la lettura in un’altra prestazione da misurare. Non conta soltanto quanti libri si leggono, né credo che una persona debba sentirsi in difetto perché in un determinato periodo della propria vita non riesce ad aprirne nessuno. Conta piuttosto la possibilità di incontrare un libro. Il problema, dunque, non è semplicemente convincere chi non legge ad aprire un libro. È anche capire come si interrompe il rapporto con la lettura e come eventualmente lo si possa ricostruire.

La risposta non può essere soltanto «leggete di più». Forse dobbiamo piuttosto chiederci come rendere i libri nuovamente presenti nella vita quotidiana, soprattutto in una società nella quale il tempo libero viene continuamente conteso da immagini, video, social network e contenuti progettati per catturare la nostra attenzione per pochi secondi.

Da questo punto di vista, portare i libri fuori dagli scaffali e metterli letteralmente sulla strada è un gesto piccolo ma significativo.

Il libro diventa un interlocutore in cui ci si imbatte senza averlo previsto e con il quale è possibile instaurare un rapporto, allo stesso modo di quei brevissimi incontri in treno che la vita ci riserva, quando capita di perdersi in una piacevole conversazione inattesa con lo sconosciuto che prende posto sul sedile accanto al mio.

La lettura, dopotutto, è anche questo: un passaggio di testimone. Un autore scrive, qualcuno legge, e per qualche ora due persone che probabilmente non si incontreranno mai condividono pensieri, immagini, paure o domande. È uno dei modi più semplici che abbiamo per entrare in contatto con vite che non sono la nostra. E forse è proprio questa la ragione per cui l’UNESCO continua a descrivere il libro come un ponte tra generazioni e culture: perché leggere significa entrare in relazione con qualcosa che può essere stato scritto molto lontano da noi o molti decenni prima, e che tuttavia riesce a parlarci ancora.

A Besozzo, dunque, per la Giornata Mondiale del Libro, alcuni volumi usciranno dalle loro case e dalle loro biblioteche per andare incontro ai passanti. Per maggiori informazioni in merito all’iniziativa è sempre possibile scrivere una mail alla Biblioteca comunale di Besozzo cliccando qui oppure chiamare il numero di telefono.

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