Grantola | 20 Marzo 2026

Al Mignon di Grantola il film evento “Hamnet” di Chloé Zhao

Domani e domenica arriva al cinema Mignon di Grantola il nuovo film shakespeariano che ha acceso i dibattiti sui social. Diverse le proiezioni in programmazione

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A Grantola arriva uno dei film più discussi della stagione, Hamnet – Nel nome del figlio, diretto da Chloé Zhao, la regista di Nomadland che nel 2021 aveva già conquistato l’Oscar per la regia. Il film, candidato a otto premi Oscar nel 2026, ha portato a casa la statuetta per la miglior attrice protagonista a Jessie Buckley, interprete di Agnes, la moglie di Shakespeare.

A prima vista potrebbe sembrare l’ennesimo film su Shakespeare. In realtà Shakespeare è quasi il punto di partenza per raccontare qualcun altro: sua moglie e soprattutto suo figlio Hamnet, morto a soli undici anni nel 1596. La verità è che noi, al giorno d’oggi, di Hamnet sappiamo pochissimo: sappiamo che nacque nel 1585, che aveva una sorella gemella, Judith, e che fu sepolto l’11 agosto 1596. Non sappiamo invece con certezza come sia morto, anche se l’ipotesi della peste è quella utilizzata da Maggie O’Farrell nel romanzo da cui il film è tratto; non sappiamo neppure quale fosse realmente il rapporto tra Shakespeare e sua moglie, né quanto il dolore per la morte del figlio abbia avuto a che fare con la successiva scrittura di Hamlet.

Quindi Hamnet non racconta semplicemente una storia vera. Racconta ciò che potrebbe essere successo negli spazi che la storia non ha conservato.

Il film è infatti tratto dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, pubblicato nel 2020, che prende alcuni dati documentati e costruisce intorno ad essi una vita possibile. O’Farrell si è interessata alla vicenda già da adolescente, quando scoprì che il figlio di Shakespeare aveva avuto lo stesso nome, o quasi, del protagonista di Hamlet. La somiglianza non è casuale solo dal punto di vista moderno: nell’Inghilterra elisabettiana Hamnet e Hamlet erano nomi utilizzati in forme intercambiabili, anche nei documenti.

Da qui nasce una delle grandi domande del libro e del film: Shakespeare scrisse Hamlet anche pensando alla morte del figlio? È una possibilità che da secoli affascina studiosi e lettori, ma non è un fatto storico dimostrato. Il problema è proprio questo: Shakespeare ha lasciato una quantità enorme di opere, ma pochissime informazioni sulla propria vita. Alcuni studiosi hanno visto un legame tra la morte di Hamnet e la tragedia, mentre altri ricordano che Hamlet deriva anche da una tradizione teatrale precedente e che non possiamo stabilire che il lutto personale di Shakespeare sia stato la causa principale della sua scrittura.

Il film sceglie quindi una delle possibili interpretazioni e la trasforma in racconto. Ma soprattutto compie un’altra scelta: sposta lo sguardo da Shakespeare ad Agnes. Anche il nome della donna è meno semplice di quanto siamo abituati a pensare. La conosciamo comunemente come Anne Hathaway, ma nel testamento del padre, Richard Hathaway, compare come Agnes. O’Farrell ha scelto proprio questo nome per la protagonista del romanzo, partendo dall’idea che, se qualcuno poteva sapere come si chiamava sua figlia, quello fosse suo padre. È una scelta narrativa, non la scoperta definitiva del suo «vero nome», perché le fonti dell’epoca non permettono una certezza assoluta.

Ancora più interessante è il modo in cui O’Farrell ha cercato di mettere in discussione l’immagine tradizionale della moglie di Shakespeare. Per secoli Anne è stata spesso raccontata come una figura secondaria, la donna rimasta a Stratford mentre il marito era a Londra, oppure come una moglie poco istruita che avrebbe addirittura rappresentato un ostacolo alla sua carriera. O’Farrell ha dichiarato di essersi proprio ribellata a questa versione della storia: il problema, secondo la scrittrice, è che sappiamo così poco della vita privata di Shakespeare da aver riempito quei vuoti con supposizioni diventate, col tempo, quasi verità.

È anche per questo che Jessie Buckley, nel film, non interpreta semplicemente «la moglie di Shakespeare». Agnes è una donna con una propria vita, un proprio carattere, un rapporto molto fisico con la natura e soprattutto un modo personale di affrontare la perdita. Shakespeare, interpretato da Paul Mescal, non è invece il genio già pronto che conosciamo dai libri di scuola: è un giovane uomo, un padre e un marito, ancora prima di diventare il nome che conosciamo.

Ed ecco che si affaccia Chloé Zhao, che dopo Nomadland e The Rider, sembrava una regista piuttosto lontana dall’idea di un tradizionale film in costume. Ed è stata proprio questa una delle ragioni per cui O’Farrell ha accettato di lavorare con lei. La scrittrice racconta di aver inizialmente pensato di rifiutare l’adattamento, ma durante il primo incontro Zhao le ha fatto capire di non voler trasformare Hamnet nel classico film storico pieno di costumi impeccabili e paesaggi da cartolina. Voleva conservare qualcosa di fisico e umano del romanzo.

Le due hanno quindi scritto insieme la sceneggiatura, lavorando a distanza tra Regno Unito e Stati Uniti e scambiandosi continuamente bozze e lunghi messaggi vocali. Il problema era tutt’altro che semplice: il romanzo di O’Farrell è molto legato alla vita interiore dei personaggi, mentre il cinema deve trasformare ciò che un personaggio pensa e sente in qualcosa che possiamo vedere. O’Farrell ha raccontato che uno dei compiti principali dell’adattamento è stato proprio rendere visibile ciò che nel libro rimaneva interiore.

Anche il lavoro con gli attori è stato particolare: Zhao ha costruito con Buckley e Mescal un percorso di preparazione piuttosto insolito, basato anche su esercizi fisici e di improvvisazione, per cercare una relazione che non sembrasse semplicemente quella di due attori che devono interpretare una coppia. In una delle prime prove insieme, per esempio, la regista li ha coinvolti in un esercizio ispirato al tantra per lavorare sulla loro dimensione fisica.

È una scelta che dice molto sul film: prima ancora di essere la storia di William Shakespeare, Hamnet vuole essere la storia di due persone che si sono amate, hanno avuto dei figli e si sono trovate davanti a qualcosa che non potevano aggiustare, e forse è proprio questo il motivo per cui la vicenda continua ad affascinare: il film non riempie semplicemente un vuoto storico, ma lo trasforma in immaginazione. E ci ricorda anche quanto sia sottile il confine tra ciò che sappiamo di una persona e ciò che, per secoli, abbiamo semplicemente raccontato su di lei.

Forse Shakespeare ha davvero trasformato il proprio dolore in Hamlet. Forse no. La cosa certa è che Hamnet è esistito, è morto a undici anni e per molto tempo la sua presenza è rimasta quasi completamente schiacciata dall’ombra del padre. O’Farrell e Zhao partono proprio da quella assenza per provare a restituirgli una vita, anche se necessariamente immaginata.

Le proiezioni sono in programma sabato 21 marzo alle 21 e domenica 22 marzo alle 16 e alle 18, al cinema Mignon di Grantola.

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