Alto Varesotto | 22 Gennaio 2026

Alto Varesotto, «Fondi milionari e decisioni nel silenzio: il caso delle amministrazioni locali»

Una lettera di riflessione: «Un finanziamento da sette milioni passa quasi inosservato, mentre la politica locale amplifica eventi e iniziative minori, evitando un confronto reale sul territorio»

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(a cura di Diego Intraina) Due comportamenti ed una sola realtà territoriale: decisioni che passano nel “silenzio” e promozione che “ciarlano” a gran voce.

Cosa sta succedendo?

In un momento storico dove la politica locale (ma non solo), pur di autocelebrarsi, sfrutta i social in modo sconsiderato tanto da rubare le “luci della ribalta” ad altri Enti culturali, promuovendo aperture di spazi ed eventi non proprio di sua natura, dall’arrivo del Babbo Natale all’evento ciclistico, ecco che stranamente ed improvvisamente decide di calare il sipario.

Su cosa?

Le Amministrazioni Comunali di un vasto territorio montano dell’Alto Luinese, dalle caratteristiche uniche e d’importanza Comunitaria Europea facente parte della Rete Natura 2000, tant’è che sono riconosciute ZSC Zone Speciali di Conservazione, decidono di fare passare sotto silenzio, o perlomeno di non contribuire con entusiasmo, o almeno con interesse, alla promozione di una decisione e comunicazione della Provincia di Varese: un annuncio di un importante finanziamento di sette milioni di euro, un’operazione economica mai vista negli ultimi trent’anni.

Stiamo parlando della realizzazione della strada di collegamento Lozzo-Piero, un progetto che attraversa gli ultimi venticinque anni, tra partenze e sospensioni, e coinvolge ben quattro Amministrazioni Comunali (Agra, Curiglia con Monteviasco, Dumenza e Maccagno con Pino e Veddasca), un intervento che sicuramente cambia l’assetto territoriale delle due Valli: Veddasca e Dumentina.

Come va letto questo silenzio?

Disamore? Disattenzione? Preoccupazione?

Oppure, semplice incapacità di comprensione per progetti di “probabile” innovazione/mutazione territoriale.

Una cosa è certa: questa sembra essere la migliore strategia per evitare di abituare le persone a parlare ed affrontare situazioni relative al concetto di Bene Comune, che in questo specifico caso risulta essere la massima espressione di convivenza: il Paesaggio.

Che il paesaggio lo si debba ritenere un oggetto di discussione popolare e che questa considerazione possa aprire una più ampia riflessione sulla gestione democratica e sul senso della parola territorio associata alla giustizia sociale, è la vera preoccupazione delle politiche Amministrative Locali.

È forse una strategia o una mancanza di visione?

La crisi vera delle Amministrazioni Locali è proprio in questa voluta assenza della ricerca della condivisione e del reale consenso.

Evitare il rapporto politico e consensuale non permette di capire l’effettiva differenza di visione e del pensiero che caratterizza le aree politiche; fare concentrare per l’appunto sulla chiassosa promozione di eventi, in un rumoreggiare forviante privo di coinvolgimento consensuale che, solo un’ora dopo, riporta nel torpore individualista del vivere quotidiano è la vera ed unica strategia.

Due comportamenti che si escludono a vicenda?

Nel comportamento ridondante anestetizzante degli eventi, nel frattempo, la Comunità Montana gioca con il “questionario dei desideri“, nominato Forcora Attiva.

Un modello che pensa ancora di trovare, in un obsoleto metodo di lavoro, fatto di questionari a singole persone e di interviste individuali, il processo capace di raggiungere livelli di condivisione partecipata e di cittadinanza attiva è una follia.

Come fare?

La vera condizione per la riqualificazione nelle aree interne, come lo è la Val Veddasca, è quella di capire come interrogare il fare quotidiano della gente che vive in montagna e come questo vivere possa autodeterminarsi per contribuire al concreto potenziamento della Comunità Territoriale, soprattutto se queste sono, come la Valle Veddasca, in una fase di de-territorializzazione.

Questo vuol dire porsi il problema del “come fare” Comunità, in modo che il “cosa fare” possa diventare la concreta e sostenibile espressione della sua potenza.

Contribuire alla Valle non vuol dire importare modelli o desideri privi di quel necessario potere che è parte caratterizzante della Comunità, e nemmeno pensare la Valle come un “parco giochi” dove si possa realizzare eventi pensati solo per la funzionalità del supporto.

Cosa vuol dire?

Vuol dire “aiutare” a strutturare forme locali di co-progettazione permanenti capaci di assegnare nuovi sensi e significati al rapporto tra cose e abitanti e istituire, attraverso la potenza di autodeterminazione, forme di autogoverno locale capaci di attuare comportamenti operosi in grado di generare un nuovo equilibrio Territoriale e andare così a caratterizzare e arricchire le scelte pianificatrici delle Amministrazioni Locali.

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