Lombardia | 18 Ottobre 2025

Liste d’attesa in Lombardia: «Solo quattro esami urgenti su dieci erogati entro 72 ore»

Martedì 21 ottobre l’Aula consiliare discuterà la proposta di legge di iniziativa popolare per riformare la sanità lombarda e ridurre i ritardi negli esami salvavita

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In Lombardia il servizio sanitario regionale mostra segni di forte criticità e non riesce a garantire tutte le prestazioni più urgenti. Lo rivelano dati ufficiali richiesti all’assessorato al Welfare, relativi a prescrizioni ed erogazioni di esami diagnostici e visite specialistiche effettuate nel primo semestre 2025, dal 1° gennaio al 30 giugno.

In questo periodo sono state prescritte oltre 17 milioni di prestazioni (17.093.556), suddivise in diverse classi di priorità: urgenti (da effettuarsi entro 72 ore), brevi (entro 10 giorni), differibili (entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per le prestazioni strumentali) e programmabili (entro 120 giorni). Le prestazioni programmabili rappresentano la maggioranza assoluta, tre su quattro, mentre quelle urgenti costituiscono appena l’1,55% del totale, ovvero 264.704.

Il dato più significativo è che il sistema sanitario regionale non riesce a soddisfare nemmeno questa piccola frazione di richieste: solo 41,3% delle prestazioni urgenti viene erogata entro le 72 ore previste. Considerando anche quelle effettuate oltre la soglia temporale, la copertura arriva a 56,6%.

Le prestazioni urgenti sono erogate quasi interamente dalle strutture pubbliche. Tra le 109.246 effettuate entro 72 ore, il 71% è pubblico e il 29% privato tramite servizio sanitario regionale. Le restanti quasi 115mila prescrizioni urgenti probabilmente vengono realizzate in regime di solvenza, a pagamento, oppure possono essere rinunciate da chi non dispone di risorse sufficienti, esponendo i pazienti a gravi rischi per la salute.

«Abbiamo scoperto – afferma il consigliere regionale Samuele Astuti – che anche nel primo semestre 2025 le liste d’attesa crescono, anche per le prestazioni più urgenti. I lombardi non ricevono risposta dal sistema in sei casi su dieci. Si tratta di esami salvavita che dovrebbero essere erogati rapidamente, ma che il sistema non riesce a garantire. Il problema riguarda appena l’1,6% delle prestazioni totali, ma dimostra che il servizio va in affanno anche su numeri relativamente piccoli».

Astuti sottolinea inoltre che la Lombardia non avrà nemmeno in questa legislatura un centro unico di prenotazione e che i cittadini continueranno a pagare per ottenere cure. «È necessario riorganizzare radicalmente la sanità, ripartendo dalla centralità del servizio pubblico e dal sostegno a medici e infermieri», aggiunge.

Per affrontare queste criticità, il Partito Democratico propone una legge regionale basata su quattro punti: universalità del servizio, centralità della prevenzione, priorità dei servizi territoriali e governo pubblico degli erogatori. La proposta, sostenuta da oltre 100.000 cittadini, sarà discussa martedì 21 ottobre 2025 in Aula consiliare, per un confronto su una riforma necessaria della sanità lombarda.

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