(a cura di M.) Negli ultimi mesi la situazione negli Stati Uniti si sta presentando particolarmente complessa. Città come Miami, tradizionalmente considerate roccaforti repubblicane a causa della forte presenza di cittadini cubani – notoriamente orientati verso posizioni politiche di destra – stanno oggi rivedendo il proprio concetto di “libertà”.
Manifestazioni come quelle che si stanno svolgendo in queste settimane, fino a pochi anni fa, sarebbero state impensabili: vedere cittadini di Miami protestare contro un presidente repubblicano rappresenta un cambiamento significativo. Eppure, a giugno si è tenuta una manifestazione imponente e, soprattutto, pacifica, che ha visto la partecipazione congiunta di americani e latini, uniti contro un presidente da loro definito “fascista”.
Numerosi cubani esponevano cartelli e indossavano magliette con la scritta: “Non sono fuggito da una dittatura per sottostare a un’altra”. Miami rimane comunque una città relativamente tranquilla, a differenza di Los Angeles, New York e molte altre metropoli, dove gli scontri sono ormai all’ordine del giorno.
Le ragioni del malcontento sono molteplici. Tra queste, la politica internazionale dell’amministrazione Trump, che aveva promesso di porre fine a due conflitti, mentre ora si profila il rischio di una terza guerra, soprattutto considerando quando è avvenuto in Iran quest’estate.
Nella Costituzione americana, i primi dieci emendamenti – noti come “Bill of Rights” – sanciscono i diritti fondamentali dei cittadini, tra cui la libertà di espressione, l’inviolabilità della proprietà privata e il diritto a un giusto processo.
Il timore di una deriva autoritaria nasce dal fatto che tali diritti sono stati ripetutamente violati. È stata invocata una legge del 1798, originariamente pensata per difendere la patria da invasori stranieri, per consentire alla polizia di effettuare veri e propri rastrellamenti. Inoltre, è stato revocato l’asilo a determinate categorie di immigrati – come nel caso del TPS per i cittadini venezuelani – rendendo automaticamente “illegali” coloro che ne erano beneficiari, con conseguente rischio di deportazione.
L’apprensione tra gli immigrati è elevata, poiché molti si trovano in una situazione di vuoto legale: non sono né regolari né irregolari, essendo in attesa di una decisione da parte del tribunale. Sebbene abbiano un permesso di lavoro, agli occhi dell’agenzia per l’immigrazione (ICE) non possiedono uno status definito e sono pertanto soggetti a deportazione.
Il governo ha inoltre sospeso, fino a data da destinarsi, le interviste consolari per il rilascio di visti a tirocinanti e studenti universitari, a seguito della pubblicazione da parte di alcuni studenti internazionali di ricerche sulla situazione in Palestina e Israele. È stato comunicato che le interviste già confermate si terranno solo dopo un controllo approfondito dei profili social dei candidati (anch’io, nel mio studio, ho ricevuto tale comunicazione).
In una recente conferenza, il senatore Padilla, esponente del Partito Democratico, è stato ammanettato, immobilizzato a terra e successivamente allontanato dalla polizia, semplicemente per aver posto una domanda.
Molte persone temono di uscire di casa; le aziende edili sono ormai prive di manodopera, poiché il 90% dei lavoratori del settore è costituito da cittadini latinoamericani, lavori che gli americani generalmente non svolgono.
Nelle scorse settimane si è tenuta nel USA la FIFA Club World Cup, ma i biglietti delle partite sono stati svenduti a causa della scarsa affluenza di pubblico.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dall’ordine esecutivo recentemente emanato dall’amministrazione Trump, che impone ai camionisti l’obbligo di parlare fluentemente la lingua inglese. In caso di mancata conformità, non sarà possibile mantenere il lavoro.
Tale provvedimento ha generato notevoli ritardi e disagi nel settore delle spedizioni, poiché la maggior parte dei lavoratori impiegati in questo ambito è costituita da immigrati, molti dei quali non hanno ancora raggiunto una padronanza sufficiente della lingua. La misura ha quindi aggravato la già delicata situazione logistica del Paese, con ripercussioni significative sull’efficienza delle consegne e sull’approvvigionamento di beni essenziali.
In sintesi, si respira un clima di paura e incertezza. In molte occasioni, quando si diffonde la notizia di imminenti rastrellamenti da parte dell’ICE, gli stessi cittadini americani avvertono la comunità latina di non rispondere ad alcuna domanda. Le associazioni distribuiscono gratuitamente opuscoli tascabili in cartone, che illustrano i diritti costituzionali, affinché le persone coinvolte sappiano cosa la polizia può o non può legalmente fare.
© Riproduzione riservata
