(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Il 25 aprile di ottant’anni fa terminava uno dei periodi più infelici del recente passato d’Italia, iniziato con aspettative ben differenti pochi anni dopo la fine del primo conflitto mondiale e terminato quel giorno, grazie al crescente impegno di molti nel CNL , il Comitato di Liberazione Nazionale, ufficialmente costituitosi a Roma il 9 settembre 1943, un giorno dopo la proclamazione dell’armistizio da parte del Maresciallo Badoglio.
Lo scopo del CNL fu quello di opporsi all’occupazione tedesca e al nazifascismo, dittature costate la vita a milioni di persone schierate in entrambi i fronti, ma soprattutto alle inermi popolazioni civili.
Anche un piccolo paese come Germignaga e gli immediati dintorni videro tragicamente coinvolte molte persone. Lo possiamo desumere dal prezioso lavoro di ricerca effettuato da Don Piero Bonfanti per la redazione del suo libro “Germignaga, appunti storici” pubblicato nel 2001 ricavando dalle schede dell’Ufficio di Stato civile di Luino (all’epoca dei fatti comprendente anche i comuni di Germignaga e Brezzo di Bedero), i nominativi dei militari Caduti e dei dispersi, dei civili periti in prigionia presso i campi di concentramento, di quelli vittime dei bombardamenti, dei partigiani fucilati dai nazifascisti o deceduti nei lager, ma anche di alcuni militanti della Repubblica Fascista periti in quegli anni. In tutto 168 nominativi, a cui sicuramente aggiungere un ancor più elevato numero di famiglie coinvolte con mutilati, invalidi o malati cronici, che poi hanno pesantemente segnato la vita delle loro generazioni future.
La celebrazione del 25 aprile dovrebbe rappresentare un momento di riflessione e ricordo per tutti, evitando da parte di qualunque schieramento politico o ideologico di utilizzare questa occasione per alimentare polemiche o provocazioni. Proprio per questo, sembrano quanto mai ancora appropriate e attuali le parole pronunciate nel 1955 dall’allora Presidente del Consiglio, Mario Scelba, in un messaggio diffuso alla nazione tramite i canali radio: «Se ricordiamo le tragiche vicende della più recente storia d’Italia non è per rinfocolare odi o riaprire ferite, coltivare la divisione, ma perché vano sarebbe il ricordo dei morti e la celebrazione dei sacrifici sofferti se non ne intendessimo il significato più genuino ed il valore immanente, se gli italiani non avessero a trar profitto dagli insegnamenti delle loro comuni esperienze, e, tra gli italiani, i giovani sopra tutto, a cui è servato l’avvenire della Patria.»
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