Luino | 8 Marzo 2025

A Luino si celebra don Piero Folli, 77 anni fa la sua scomparsa

Domenica mattina una messa e un mazzo di fiori deposto sulla tomba, a Voldomino, in ricordo del sacerdote che salvò ebrei, partigiani e perseguitati durante la guerra

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(A cura della Parrocchia di Voldomino e di ANPI Luino) Domenica, 9 marzo 2025 si ricorderà la figura di don Piero Folli nel 77° anniversario della scomparsa.

Alle ore 11.15 la S. Messa nella parrocchiale di Voldomino Superiore e al termine il consueto omaggio floreale sulla sua tomba al cimitero.

L’ARRESTO DI DON FOLLI E LA TRAGICA FINE DEI RIFUGIATI

Drammatica la narrazione dell’arresto da parte di un testimone oculare, il portalettere Gino Moroni, anche lui incarcerato per aver aiutato don Folli a mettere in salvo centinaia di disperati, ebrei, perseguitati politici, oppositori del regime che cercavano di raggiungere la vicina Svizzera, ultima ancora di salvezza. La sua testimonianza è stata pubblicata dalla biblioteca civica di Luino su TRAVAGLIA  1975.

«Il 3 dicembre 1943 stavo vuotando la cassetta per le lettere che c’è in piazza a Voldomino quando arrivò un camion con una ventina di miliziani fascisti ed alcuni tedeschi; scesero come per un assalto e si precipitarono verso la canonica sparando contro le finestre, poi entrarono e trascinarono fuori don Folli, incatenandolo ad una inferriata lì presso. Lo insultavano chiamandolo traditore e prete rosso e lo percuotevano a sangue, mentre dall’intorno della casa giungeva il rumore di masserizie infrante, poi gettate anche dalla finestra; trovarono subito gli ebrei e gli altri ospiti del parroco. Furono schierati fuori e posti a braccia alzate contro un muro. Vi era tra loro una donna anziana che teneva le mani in un manicotto di pelliccia e che restò qualche momento impacciata: dei soldi le caddero per terra ma nel frattempo le si era fatto addosso un milite colpendola violentemente con il calcio del fucile. La caricarono sui camion già morta: i soldi li raccattò il capo della spedizione. Potei comunque allontanarmi dopo aver esibito i documenti: non si erano accorti che ero tra i ricercati.

L’ARRESTO DEI COLLABORATORI

Poco dopo mi raggiunsero nel negozio di mia moglie e mi arrestarono: la stessa sorte capitò a Ludovico Berzi. fummo caricati sui camion e ci portarono alla prigione di Luino; qui a noi furono uniti Secondo Sassi ed altri. Uno per uno fummo chiamati nella stanza degli interrogatori: prima il Sassi poi don Folli. Udivamo grida e spari: gli interrogati non tornavano tra noi. Quando toccò a me fu chiesto dove fossero finite le armi trafugate a Voldomino dalla caserma della milizia e inoltre che cosa sapessi di lettere provenienti da Genova e da Milano per don Folli e degli aiuti che lui dava a banditi e traditori. Risposi di non sapere nulla. Prima di trascinarmi fuori esplosero alcuni colpi di mitra contro il ritratto del re che era nel locale: evidentemente volevano impressionare chi aspettava ancora d’essere interrogato. Ritrovai infine gli altri e tutti insieme (ma senza gli ebrei) passammo al comando tedesco, presso l’albergo Elvezia. Conoscevo l’interprete e protestai la mia innocenza. Egli mi rispose che il comando locale era estraneo alla retata, avvenuta per opera di una di un distaccamento milanese. Ci portarono in piazza San Francesco e ci schierarono a braccia alzate contro il muro: finsero poi la fucilazione sparando alto sopra le nostre teste. Il camion sul quale fummo nuovamente riuniti agli ebrei si avviò poi verso Varese. La salita di Grantola era impraticabile per la neve caduta; si tentò il Brinzio ancora con esito negativo. Finalmente fu scelta la strada della Valcuvia.

LA DURA DETENZIONE NEL CARCERE DI SAN VITTORE

Fummo tutti incarcerati a Milano, a San Vittore. Per i primi 5 giorni stetti in una cella di isolamento; il cibo era ridotto ad una scodella di brodaglia e ad un pezzo di pane nero. Ognuno può immaginare il mio stato d’animo quando lessi sui muri la scritta che ancora ricordo 28, 11.43 Ciao Lina mi portano a fucilare. Gino (mia moglie si chiama Lina ed io sono soprannominato Gino) poi fui ammesso all’aria. Qui intravvidi don Folli ed un secondino mi consentì di accostarlo. Egli mi abbracciò; mi disse che era stato interrogato più volte. Lo avevano percosso e frequentemente di notte sparavano dal portello della sua cella per terrorizzarlo. Dopo qualche settimana cominciai ad impratichirmi della interna organizzazione del carcere. Vidi un prigioniero avvicinarsi a Folli e passargli un toscano: il buon prete me ne diede metà. Con la complicità dei secondini entravano dei viveri che poi erano distribuiti un po’ a tutti; don Folli chiese subito che anch’io fossi aiutato: Ricordo ancora l’avidità con cui mangiai il buon piatto di pastasciutta che notte tempo mi fu porto dal finestrino della cella. Ci fu prodigo d’aiuti Mike Bongiorno che nella sua qualità di prigioniero americano godeva di un trattamento di favore e riceveva i pacchi della Croce rossa… »

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