Società | 21 Dicembre 2024

Gioco Pubblico, il 2025 porterà la tanto attesa riforma del settore?

La regolamentazione del gioco terrestre è un’urgenza che non si può più rimandare. Ecco la situazione di uno dei settori più importanti per le casse dell’Erario

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Si fa sempre più urgente l’aggiornamento della regolamentazione del gioco terrestre italiano. Il 2024 si è concluso con un nulla di fatto e ora, dopo anni di proroghe e compromessi, è arrivato il momento tanto atteso della riforma.

Una riforma che metta in ordine a un panorama legislativo troppo spesso caotico, che colpisce e penalizza non solo interi territori ma anche tanti, tantissimi operatori. Se da un lato infatti il gioco online cresce a ritmi incredibili, il comparto terrestre è protagonista di un declino inarrestabile, nonostante un tempo fosse dominante.

Però, qualcosa si muove: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, insieme all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e alla Conferenza delle Regioni, ha elaborato uno schema di decreto legislativo che potrebbe segnare una svolta per il settore. Tra le novità principali, la certificazione dei punti vendita e nuovi criteri di distribuzione territoriale con una previsione di oltre 52 mila punti gioco fisici, suddivisi in sale specializzate, punti scommesse ed esercizi generalisti.

Una delle questioni più dibattute riguarda però i cosiddetti “distanziometri”, ovvero la distanza obbligatoria tra i punti gioco e i luoghi sensibili come scuole e strutture sanitarie. C’è ancora distanza tra Regioni e Ministero, soprattutto sulla definizione di “luoghi sensibili”: se le prime vogliono includere anche i centri di aggregazione giovanile e i luoghi di culto, il secondo rimane più scettico. Stessa distanza si trova anche sugli orari di apertura e chiusura degli esercizi.

Servono regole certe, insomma, per far ripartire un settore che negli ultimi anni ha manifestato una contrazione significativa. Secondo gli ultimi dati, infatti, la raccolta del gioco terrestre è calata del 27%, con una perdita di 12 miliardi e 700 milioni di euro. Il gioco online, al contrario, ha registrato un incremento del 223%, arrivando a rappresentare la gran parte della spesa totale nel 2023. Numeri che riflettono un cambiamento radicale nelle abitudini degli italiani, accelerato dalla pandemia e dalla crescente accessibilità delle piattaforme digitali. La crisi del settore terrestre, però, rischia di innescare un circolo vizioso anche dal punto di vista economico e lavorativo, con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

È per questo che il riordino non è più rimandabile. L’ultimo tentativo del Ministero di raggiungere un accordo con le Regioni si è concluso con un nulla di fatto e il percorso è ancora complesso. In ballo però non ci sono solo questioni economiche ma anche sociali: rafforzare il gioco pubblico e legale vuol dire anche colpire il gioco illegale, in mano alla criminalità. Per questo è la riforma deve essere una delle priorità politiche di questo 2025.

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