Leggiuno | 22 Novembre 2024

Alla scoperta dell’Eremo di Santa Caterina con Archeologistics

In programma in questo e nel prossimo weekend una serie di visite guidate in uno dei luoghi più suggestivi della nostra provincia. I dettagli

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Scavato nella parete rocciosa, a strapiombo sul Lago Maggiore, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno è un luogo carico di storia e di spiritualità.

Ubicato alle pendici del Sasso Ballaro, uno sperone roccioso a picco sul lago, è un singolare esempio di struttura conventuale, arricchita da affreschi di diverse epoche, e rappresenta uno dei luoghi più suggestivi del Verbano.

In questo e nei prossimi weekend è possibile scoprirne storia e spiritualità grazie a un nuovo ciclo di visite guidate organizzate in collaborazione con Archeologistics, impresa sociale impegnata nella valorizzazione dei beni culturali. Le visite sono prenotabili sul sito di Archeologistics nella sezione appuntamenti.

L’eremo è stato fondato, secondo la leggenda, nel XII secolo da un ricco mercante locale, Alberto Besozzi, scampato a un naufragio durante la traversata del lago Maggiore. Stava tornando dal mercato di Lesa, il più antico della zona, dove era andato per i suoi commerci e attraversando il lago fu sorpreso da una tempesta con i suoi compagni. Lui fui il solo a salvarsi, si arenò su una piccola insenatura nei pressi di Leggiuno, tra Ispra e Laveno, dove poi si ritirò a vita da eremita in una grotta, proprio nei pressi dove le onde durante la tempesta l’avevano gettato, accanto al sasso attaccato alla costa chiamato “Bàllaro”.

Nelle acque in tempesta, credendosi spacciato, chiese la grazia a Santa Caterina d’Alessandria, il cui culto era vivo nella zona per l’influsso di quanti tornavano dalle crociate. La fama dell’eremita nel tempo crebbe e molti si rivolgevano a lui per un consiglio. Nel 1195 gli fu chiesto di intercedere per la fine di una terribile pestilenza. Lui si ritirò in preghiera e finita la pandemia chiese di costruire a fianco della grotta, come ringraziamento alla Santa a cui era devoto e che lo aveva salvato, un piccolo tempio, ispirato a quello di Santa Caterina sul Monte Sinai. Morì nel 1205 e fu acclamato beato dagli abitanti del Verbano.

La chiesa, risalente al XII secolo, fu poi affiancata da altre due chiese, quella di San Nicola e Santa Maria Nova, per trasformarsi nell’attuale monastero, dove ancora riposa il corpo dell’eremita Alberto Besozzi.

Il complesso nel corso dei secoli ha ospitato prima i frati Domenicani, poi i frati di Sant’Ambrogio ad Nemus, seguiti dai Carmelitani, dagli oblati benedettini, per arrivare fino alla Fraternità Francescana di Betania. Dal 1970 è proprietà della Provincia di Varese che lo ha acquisito per restaurarlo.

Il ciclo di visite guidate appena partito ha una durata di 75 minuti circa. Il costo è di €5 + biglietto d’ingresso ordinario o ridotto e comprende la visita guidata con accesso pedonale (dà diritto all’ingresso prioritario in caso di coda per poter rispettare gli orari di inizio delle visite). Il ritrovo è fissato presso l’ingresso dell’Eremo.

Le date più vicine disponibili sono le seguenti:
– Sabato 23 novembre, ore 11.00
– Domenica 24 novembre, ore 11.00
– Venerdì 29 novembre, ore 14.00
– Sabato 30 novembre, ore 11.00
– Domenica 1 dicembre, ore 11.00

Per prenotare le vistehttps://www.archeologistics.it/servizi-educativi/visite-guidate-alleremo–559.html

Il parcheggio dell’Eremo è gratuito. L’Eremo può essere raggiunto anche con il battello che, dall’imbarcadero di Laveno Mombello, attracca nel minuscolo porticciolo e che, nei primi secoli, era l’unico punto di accesso al monastero: l’avvicinamento via lago è sicuramente l’approccio più scenografico per il visitatore. (www.navigazionelaghi.it)

Per salire all’eremo si può utilizzare, oltre alla famosa scalinata, l’ascensore scavato nella roccia realizzato dalla Provincia di Varese. L’opera permette, in particolare alle persone anziane o diversamente abili, di superare in completa agevolezza i 51 metri di dislivello tra il piazzale delle Cascine del Quiquio e l’ingresso vero e proprio all’eremo.

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