(a cura di Diego Intraina – Foto © Candido Quatrale) La parola ridondante e magica della conferenza è stata “strutturare le connessioni“. Questo è il modus operandis di pensare e di agire, ricercando e strutturando le connessioni, sia stata la sintesi della serata. Concetto pienamente condivisibile su cui vale la pena concentrare l’attenzione progettale, tutte le volte che si decide di intervenire, con azioni mutanti, sullo stato d’essere del paesaggio o su nuove formulazioni narrative territoriali.
Almeno, io penso di averla capita così la conferenza itinerante sulla “Città dei Laghi e territorio” organizzata dall’Università della Svizzera Italiana Istituto di Studi Urbani e del Paesaggio che, dopo la giornata di Luino, continuerà il suo sguardo proseguendo per Como e poi Varese. Voglio scusarmi da subito con il moderatore, professore architetto Francesco Rizzi, se lui riterrà che ho malinteso il significato dell’iniziativa.
A me è parso di capire che l’attenzione centrale di questa ricerca, sulle connessioni territoriali, non può che partire da una volontà strutturante di “relazioni interdisciplinari”, un mettere in essere un sorta di caleidoscopio che si colora grazie ad innumerevoli incontri portatori di energie di sapere, materiali e immateriali, che inevitabilmente producono nuovi soggetti e definiscono nuove competenze territoriali; competenze capaci di interrogare e di interrogarsi per riuscire a continuare a dare potenza alle azioni di governo della Regione dei Laghi dell’Insubria.
La necessità di allestire un Osservatorio interrogante, consapevole di dover scavare nella profondità delle sensibilità non di sola proprietà dell’essere umano, diventa dunque strategica e permetterebbe l’allestimento di una cassetta degli attrezzi pronta per affrontare le dinamiche e problematiche sfide del presente e del futuro.
Ma si sa che, per poter svelare quella profondità, la si deve prima illuminare e solo dopo la si potrà narrare: solo così riusciremo a contribuire ad uno sviluppo co-evolutivo tra abitanti e ambiente.
Il “come fare”, ad illuminarla, lo si potrà solo perseguire utilizzando, necessariamente, diversi e differenti linguaggi e ambiti: filosofici, artistici, poetici, geologici, sociali, economici, urbanistici, naturalistici, antropologici e di investimenti che riguardano i rischi dello stato di salute delle città e del loro territorio, ecc..
La conferenza, per evidenti limite di tempo, si è volutamente soffermata, concettualmente, su quattro di questi ambiti/linguaggio e si è “apparentemente conclusa” con la presentazione di un’operazione pratica dell’amministrazione comunale di Luino: presentazione di un “master plan” ancora in itinere e della sola esposizione di un secondo studio riguardante un altro comparto.
– Ambito poetico. Magistralmente, il fotografo/sociologo Carlo Mazza, ha rappresentato, attraverso un empatico filmato, una velata energia paesaggistica, connessa e potenziale, della “Città dei laghi”. L’ha fatto, lasciandosi trascinare in un vortice poetico di immagini suggerite dai testi e dalle emozioni provocate dalla lettura di alcuni significativi autori locali: Chiara, Sereni, Orelli Fogazzaro e Manzoni, autori che sono stati in grado di scendere nella profondità fino a toccare il nascosto cuore pulsante di questo paesaggio abitante.
– Ambito geologico. L’architetta Giuditta Botta ha presentato un progetto di un percorso ciclabile-nautico-ferroviario che vuole “ri-unire” i tre laghi (Verbano, Ceresio e Lario). L’articolato e paesaggistico percorso è un progetto di collegamento e di connessione ambientale che acquisisce una sua propria identità, partendo da un punto di osservazione e d’interpretazione che interessa alcune recenti ricerche in merito alle trasformazioni tettoniche che hanno agito nell’area di confine prealpina/alpina.
Una permanente mutazione che ha visto, nella sua più recente datazione, il venire a presenza di un complesso “arcipelago” composto da una pluralità di singoli invasi. Una mutazione che però è stata preceduta da un precedente scenario di continuità lacustre: un solo ed unico lago.
Questo articolato grande lago, col passare degli anni, ha subito una trasformazione grazie al sollevamento delle placche tettoniche che lo hanno portato alla frantumazione dell’unità, fino al raggiungimento dell’attuale condizione che presenta singoli invasi lacustri di varia grandezza. I laghi più significativi all’interno della regione Insubrica: lago Verbano, lago d’Orta, lago Ceresio; lago di Varese, lago Lario.
Ma c’è dell’incredibile: moltissimi anni dopo, l’evoluzione abitativa, ha prodotto un’urbanizzazione che sembra ricalcare le superfici di connessione prosciugate dall’innalzamento, come se volesse richiamare a futura memoria questa proprietà originaria di connessione del grande lago. Una futura memoria che assegna sostanza all’iniziativa rendendo interessante il lento attraversamento di buona parte del paesaggio Insubrico, presente nella vasta Lombardia e nel raccolto Ticino.
– Ambito Sociale. L’architetta Lucia Villani ha parlato sulle necessità di progettare e costruire le connessioni territoriali partendo dai processi partecipativi; processi che andrebbero strutturati e resi permanenti in modo che possano contribuire a caratterizzare l’anima e la potenza dei sistemi di governance. Tale condizione partecipativa viene ormai considerata fondamentale e indispensabile quando si vuole ottenere un buon successo nelle azioni di trasformazione e gestioni socio-ambientali.
Solo con processi partecipativi, dove si strutturano e si responsabilizzano le Comunità Locali, si può raggiungere la profondità del cuore e l’empatica operosità degli abitanti, soprattutto e principalmente delle nuove generazioni.
– Ambito Urbanistico. Questo è stato il centro della serata. L’incaricato è stato assegnato all’Architetto paesaggista Professore Joao Nunes. Il Professore, ha espresso da subito la volontà di voler continuare ad orientare i maggiori sforzi dell’Università USI sull’interessante intuizione iniziata e voluta fortemente dal compianto architetto professore Michele Arnaboldi. Posso dire, per la conoscenza diretta, vera personalità e rara intelligenza professionale e accademica.
Una caparbia volontà di ricerca sulle dinamiche territoriali e sul “come fare” a metterle in rete. La messa in rete delle risorse umane dei mondi universitari con le forze politiche amministrative è stato il pensiero e lo sguardo che ha voluto lasciare all’Accademia; uno sguardo che dovrà agire positivamente andando a stimolare le comunità locali in modo da produrre e concretizzare una pedagogia condivisa di egemonia territoriale: un concreto ritorno al territorio dell’agire quotidiano.
Insomma una vera rivoluzione, una strategia di relazioni e di connessioni pensata e strutturalmente organizzata per permettere che l’energia creativa dell’Università possa essere di sostegno e di affiancamento ai processi di sviluppo locali e regionali, ottenendo così una vera rivoluzione scientifica, che vede la scienza arricchire e arricchirsi scientificamente contribuendo ai lavori di formazione, di creatività e di operosità delle comunità locali.
L’esperienza dell’università USI di Mendrisio, espressa negli atlanti che affrontano e studiano le aree strategiche del Ticino, sta cercando di contribuire proprio a questo compito di interrogazione e di supporto. Un impegno importante, che qualora vedesse nascere un’attiva collaborazione didattica con il mondo universitario insubrico italiano, porterebbe ad allargare lo scenario di studio, vale a dire produrre un vero “Atlante per il territorio Insubrico”.
Una concreta esperienza territoriale che porterebbe a presentare una potente narrazione biopolitica capace di rappresentarsi come il connesso territorio della “Città dei Laghi e Territorio”. Interessante conferenza dunque, ma dispiace a dirlo, e qui esco dalla veste del cronista, contraddetta proprio dalla presentazione delle modalità di lavoro dell’amministrazione luinese presentata dall’Assessora al territorio.
Con la presentazione del “master plan”, treno della conoscenza, che interessa l’area ferroviaria in fase di dismissione e dell’abbozzato master plan dell’area pubblica a lago del delta del fiume Tresa, ci si accorge che siamo ancora molto lontani dai processi sopra citati. Ci troviamo di fronte ad un’amministrazione che decide di viaggiare su sentieri ancora molto lontani dalle problematiche espresse dai relatori e dallo spirito universitario ticinese.
L’amministrazione di Luino non sembra interessata a prioritari e attivi processi partecipativi quando decide di attuare importanti trasformazioni urbane e nemmeno essere tanto sensibile sugli effetti potenziali del fenomeno delle connessioni sul tessuto urbano e, ma su questo argomento si è già parlato e non voglio ritornarci, sull’ambito: rischi dello stato di salute delle città e del loro territorio.
L’amministrazione decide di “semplificare” assegnando incarichi diretti a studi di architettura senza prima, e nemmeno dopo, preoccuparsi di strutturare quello che la dottoressa Lucia Villani ritiene indispensabile per ottenere i “luoghi del senso”: luoghi capaci di sviluppare comportamenti di convivenza e di valore comune autosostenibili e resilienti.
Non sembra ritenere nemmeno necessario connettere il resto della città ai comparti per definizione strategici; tant’è che anche in questo caso “semplifica”, ritagliando perimetri di elaborazione di ben due master pla, concentrandosi esclusivamente sulle sole proprietà pubbliche (escludendo il Quartiere Fanfani/Caserma dei Pompieri/ex Carceri/ex Macello e dell’ex area Ratti), e lo fa senza nemmeno cercare di capire, progettualmente, come queste aree esterne possano contribuire ad una progettazione ottimizzata e potenziata e come, proprio queste presenze, vanno a far considerare l’area individuata come comparto strategico.
Comportamento necessario quello contestuale, e ci si accorge immediatamente basta ad andare a sfogliare i quattro Atlanti USI esposti in sala. Sfogliandoli ci si accorge come l’importanza delle connessioni esterne, a loro volta disegnate e arricchite di connessioni o di nuovi e particolari inserimenti, possano diventare il sale delle aree strategiche, della loro qualità e della giustificazione progettuale che si sta proponendo.
Come è possibile poter pensare di ignorare e di “semplificare” il dialogo, connessioni e arricchimenti contestuali (e in questo caso lo strumento del master plan risulterebbe ottimale) con le aree perimetrali, se l’intervento strategico trova proprio la sua ragione d’essere nel dover dare potenza e senso all’intero tessuto urbano.
Io penso che se queste conferenza hanno in sé un significato è proprio quello del ripensamento; ripensare, nel caso Luinese, le modalità strutturali e decisionali con cui si sta affrontando le due principali aree strategiche.
Probabilmente una prima risposta e un possibile aiuto potrebbe essere quella proprio di una collaborazione e un contributo con i centri di ricerca universitari; proprio loro potrebbero aiutare a migliorare anche la scarsa relazioni che c’è tra Comuni del Luinese e non solo.
Ma, come detto sopra, questa relazione non può che assumere una forma triangolare, essere pensata all’interno di adeguate e organizzate strutture partecipative di condivisione che vedono la messa in sinergia delle Amministrazioni Comunali, dei poli scientifici Universitari e delle Comunità Locali.
Senza questa volontà di accompagnamento e di predisposizione al potenziamento scientifico delle “Comunità Operose Locali”, si rischierebbe non solo un ennesimo scontro di consenso ma, soprattutto, una difficoltosa gestione, per scarsa affezione, delle future aree sistemate.
© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0