Si avvicina sempre di più il Palio Remiero 2024, che tornerà ad animare Luino e l’inizio dell’estate sul lago Maggiore il prossimo 30 giugno.
Chiunque abbia un minimo di preparazione atletica può partecipare e divertirsi in questa storica competizione che riunisce i rioni della cittadina lacustre.
C’è la possibilità di entrare a fare parte di un rione anche se non si è residenti luinesi (massimo 4 partecipanti) e con limite, spazio anche ai tesserati FIC e FICSF (Vedi bando) e per iscriversi al bando ufficiale con lista degli 8 (e più) vogatori e un timoniere sono qui disponibili tutti i dettagli e la modulistica. Con l’iscrizione ufficiale, ci sarà anche la possibilità di una visita medica gratuita presso il centro Olimpia 3000 di Leggiuno (https://olympia3000.it/index.html), dato che la visita medica con dichiarazione di idoneità al canottaggio è obbligatoria.
Per partecipare è necessario inviare la richiesta (o consegnarla brevimano) tramite l’apposito modulo disponibile sul sito del Comune all’Ufficio Cultura (piazza Crivelli Serbelloni 1 – 0332 543525 /0332 543564 – cultura@comune.luino.va.it) entro mercoledì 12 giugno.
«Questo 2024 rappresenta il ritorno, per questo motivo abbiamo aperto la competizione anche ai non residenti nei rioni e ai tesserati delle due federazioni di canottaggio, ovviamente con un tetto massimo per non perdere il carattere folkroristico e identitario – spiega l’assessore allo Sport Ivan Martinelli – I capi-rione sono al lavoro per comporre i propri equipaggi e invito nuovamente chi fosse interessato a partecipare, anche chi non ha mai remato ma ha la passione dello sport. Offriamo la possibilità di beneficiare di una visita medico sportiva gratuita e di godere di un’esperienza molto divertente. Chi fa sport o ha fatto sport lo sa: una sfida prima di tutto con se stessi e la possibilità di gareggiare davanti al pubblico delle grandi occasioni il 30 di giugno. Iscrivetevi numerosi!».
Ecco il secondo e il terzo rione che parteciperanno al Palio Remiero: Risorgimento e Menotti. Fu il centro di Luino a vincere la prima edizione in assoluto, mentre due anni dopo fu proprio il rione Menotti ad imporsi.
Questa l’appassionata descrizione storica e culturale dell’ingegner Pierangelo Frigerio dedicata alle due contrade.
RISORGIMENTO
Non s’azzardino, i Luinesi del “centro” a toccare la sacralità del più antico centro di fede sorto sulle nostre rive, quella chiesa di S. Pietro che sin dal 300 fu la parrocchiale di Luino e che sorse in campagna perché così si usava, quasi a scostare la sede del divino dai luoghi delle quotidiane miserie umane; o più semplicemente per collocare la chiesa nel baricentro degli abitati sparsi. Qui da sempre hanno l’estremo riposo i Luinesi, come l’ebbe il beato lacopino, sepolto presso la cappella che forse vide un giovanetto Bernardino, sceso dalla natia valle dumentina, muovere con grazia inconsueta, i pennelli sul muro. Qui sono le scuole primarie, il grande palazzo fu costruito agli albori del secolo (poi duplicato negli anni Sessanta>. Anche se ristrette in una cornice rigida e in aule male illuminate, da qui sono passate tutte le generazioni dei nati a Luino.
L’altro polo del rione, dove esso trae nome, è Piazza Risorgimento. Rispetto alla frastornata via Veneto è questo un centro più riposato, dove le propaggini commerciali di via XV Agosto e XXV aprile si riuniscono a una verde pausa di quiete. Qui fu collocato, quando ancora si credeva nei valori della patria, il monumento ai caduti. Intorno si sono venuti volgendo all’uso pubblico i giardini di dimore signorili. La cavea del teatro all’aperto ricavato nel parco già dei Ferrini accoglie d’estate spettacoli e intrattenimenti; dal lago il percorso culturale trova svolgimento appropriato e si completa nel costituendo museo di Villa Hussy e nel Teatro Sociale, vivente testimonianza della solidarietà che unì umili lavoratori nella Società Operaia di Mutuo Soccorso. Fu costruito su progetto del solito geometra Sbarra, cui veramente Luino deve molto. in edifici, strade, impianti pubblici. Il triangolo si completa con l’Ospedale. L’angusta e oggi demolita sede di piazza S. Francesco, già casa d’abitazione di Giovanni Lumi Confalonieri che era stato il munifico fondatore del pio luogo, lasciò il posto agli inizi del nostro secolo alla nuova sede che cresciuta e articolata, in mezzo a mille difficoltà, resta pur tuttavia il cuore assistenziale di Luino. Non a caso lo fiancheggia il Ricovero Mons. Comi, anch’esso risultante dalla beneficenza d’un Luinese, l’insigne prelato che gli ha lasciato il nome. Qui trovano sede accogliente coloro che animarono la vita luinese del passato a cui idealmente va dedicato il gioioso rinnovamento del folklore cittadino. Sono distribuite lungo le vie solari del quartiere alcune delle ville costruite dalle famiglie svizzere degli industriali che per un secolo contribuirono grandemente alle fortune industriali di Luino. Una di esse, oltre ad ospitare nel parco le scuole elementari, è divenuta sede della Comunità Montana che riunisce tutti i comuni dell’antica pieve di Valtravaglia. A scegliere un simbolo del rione, in cui abbondano giardini antichi e recenti, si sarebbe tentato di indicare il gigantesco rododendro che ne veglia l’ingresso. Ma il quartiere si estende sino al ponte di Voldomino, dove sorgeva la chiesetta di S. Cristoforo; dove sorsero gli stabilimenti Battaglia che esportarono macchine tessili persino nella Russia degli zar; e molti luinesi, anche donne, le seguirono per installarle e insegnarne l’uso-.
MENOTTI
Nonostante che sia tagliato a metà dalla via Ciro Menotti, l’omonimo “villaggio” non prende nome dal martire del Risorgimento bensì da Carlo Menotti, personaggio di grande rilievo nella seconda metà dell’Ottocento. Proveniva da Cadegliano e giovanissimo si era arruolato tra i garibaldini della III guerra d’indipendenza. Subito dopo aveva trovato lavoro nell’edilizia a Vienna, seguendo la tradizione di tanti emigranti della nostra regione, nel 1870 capì al volo quale immenso mercato si aprisse per un imprenditore abile e spregiudicato a Roma, nuova capitale d’Italia. Si trattava di costruire ministeri ed uffici pubblici, abitazioni per i burocrati che sarebbero confluiti da ogni parte del regno.
In breve Menotti divenne il primo gran «palazzinaro» della capitale. Lottizzò i “Prati” per farne un grande quartiere residenziale, assunse l’appalto per la costruzione del Palazzo dì Giustizia; contribuì insomma a dare un volto alla Roma umbertina. Giunto all’apice del successo economico tentò la carriera politica, dapprima all’amministrazione provinciale e poi conquistando un seggio a Montecitorio. Fu accusato di procurarsi l’elezione con mezzi spicciativi; alla Camera si schierò tra i fedelissimi di Crispi e ne segui il declino. Giunse il momento per lui di ritagliarsi un’oasi di pace nelle terre d’origine. Scelse Luino, donde proveniva la moglie, una Ferrario, e vi acquistò una bella villa del primo Ottocento, con largo contorno dì parco e terreni. Volendo lasciare la propria impronta ne costruì una seconda, decorando atri e terrazze con pregevoli sculture, fra l’altro una statua di Giacomo Leopardi, opera di Odoardo Tabacchì, finita presso la Fondazione Marazza di Borgomanero (l’on. Marazza era imparentato per via madre con i Menotti).
Le arie del Verbano non furono propizie alla rielezione; la candidatura nel collegio di Varese fu stroncata da un vigoroso intervento di Felice Cavallotti che dall’arena di via XV Agosto (ragion per cui non può correre buon sangue con il rione Risorgimento) sferzò il <capitan d’industria> che s’era fatto strada in politica con il peso del suo denaro. Luino tuttavia deve molto ai Menotti. A parte le belle ville, cedute dai lontani eredi al comune e oggi sede del centro di scuole superiori, Carlo Menotti fu munifico con la Società Operaia e con l’Asilo, promosse la fondazione di una Biblioteca pubblica; non riuscì nell’impresa che di tanto in tanto viene riproposta, la creazione d’una zona franca doganale al di qua del Tresa. Postuma elargizione degli eredi al comune di Luino é stata la torre di Mesenzana che l’unico figlio, prima di scivolare nell’insania mentale, aveva fatto restaurare.
Il rione comprende le aree di altre ville ottocentesche, sorte per sfruttare la bella posizione panoramica, quelle dotate di parco o compendio agreste, lottizzate per l’espansione edilizia dei nostri anni; sono poste a cavallo della strada che collega con Lugano, secondo Piero Chiara percorsa da Giacomo Casanova, quando da Lugano si recò a visitare l’Isola Bella. Passò nei pressi della chiesa di S.Zenone che sorgeva alta sull’abitato di Luino e che ai tempi di san Carlo già era in rovina. Anche lui avrà ammirato l’ampio panorama che si gode da questi amenissimi colli –
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