varese | 16 Aprile 2024

Rapine al confine: coltello, pistola e targhe rubate per l’assalto alle stazioni di servizio

Uomo classe 1984 a processo per tre colpi messi a segno a Brusino Arsizio tra il 2017 e il 2018. Bottino di 120mila euro. In aula la ricostruzione delle indagini

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Tre rapine messe a segno tra il 2017 e il 2018 in due stazioni di servizio, con ufficio di cambio, a Brusino Arsizio, paese del Canton Ticino al confine con la Valceresio. Per un bottino complessivo di circa 120mila euro.

Fatti che sono tornati d’attualità, in Tribunale a Varese, nel processo all’uomo classe 1984 che per la Procura è uno dei due responsabili di quei colpi (il complice è già stato condannato con giudizio abbreviato). In aula gli operanti della squadra mobile della Questura di Varese, che all’epoca si erano occupati delle indagini e che hanno ricostruito i passaggi chiave dell’attività che aveva portato all’arresto dei due rapinatori.

Dalla segnalazione delle autorità svizzere circa la fuga in moto di due soggetti a bordo di uno scooter, al passaggio sotto le telecamere di un veicolo che poi risulterà rubato. Per tutti e tre i colpi (due quelli messi a segno dai malviventi servendosi del mezzo a due ruote, uno quello eseguito dopo aver raggiunto la Svizzera in auto) l’attenzione ai dettagli da parte della polizia giudiziaria si è rivelata decisiva.

Lo scooter, ha ricordato in udienza un operante della questura, era stato ripreso da una telecamera della farmacia di Porto Ceresio, e aveva un telo sopra la targa. Quindi non poteva essere rubato. E’ in quel momento che parte una scrupolosa analisi dei dati relativi agli oltre 600 scooter, immatricolati tra le province di Varese e Como, dello stesso modello di quello immortalato dalle telecamere. Uno cattura l’attenzione degli investigatori per un particolare: in una foto pubblicata su Facebook dal proprietario c’è un casco che è identico a quello usato da uno dei due rapinatori, che in un caso avevano agito con una pistola di fabbricazione jugoslava, e negli altri due utilizzando un coltello.  In tutti e tre le rapine, le armi erano servite per tenere sotto scacco le persone presenti all’interno della stazione, così da non avere ostacoli nella ricerca dei soldi contanti.

Lo scooter individuato è quello giusto, ma era stato prestato dal proprietario a uno dei malviventi, ha aggiunto il testimone in aula. Secondo step, a proposito di coincidenze: uno dei rapinatori indossava guanti rossi durante una delle tre rapine. Ed è sempre indossando dei guanti dello stesso colore che un uomo viene ripreso dalle telecamere nel centro di Porto Ceresio, mentre guida un’auto in un orario compatibile con il colpo.

L’uso di quel mezzo ha avuto un ruolo centrale nell’indagine. La macchina usata per una delle rapine era stata rubata a Milano, ma prima di oltrepassare il confine i rapinatori avevano sostituito le targhe con quelle prelevate da un veicolo trovato in sosta a Bisuschio, senza che la proprietaria se ne accorgesse. In seguito la macchina era stata bruciata. Infine i cellulari: quello dell’uomo oggi a processo – l’imputato è stato identificato anche grazie a un frame tratto dalle telecamere di una stazione di servizio, nel quale lo spostamento del passamontagna aveva messo in risalto il volto – e quello del presunto complice. Due apparecchi che dopo le rapine agganciano le medesime celle telefoniche, dalla Valceresio verso Olgiate Olona, dove uno dei due presunti rapinatori risiedeva all’epoca dei fatti.

Davanti ai giudici hanno poi testimoniato le persone offese, a cominciare dalla commessa di uno degli esercizi presi di mira. Difficile, per lei, ricostruire quei drammatici momenti: «Ho servito due clienti, che mentre uscivano sono stati spinti da una persona che indossava un casco, e che poi è venuta verso di me e mi ha messo le mani addosso». La donna, sotto shock, era stata portata in ospedale subito dopo l’arrivo dei soccorsi.

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