Valganna | 14 Gennaio 2024

“La Natività nella contemporaneità del terzo millennio”, si chiude la mostra alla Badia di Ganna

Un folto pubblico ha partecipato, lo scorso fine settimana, al finissage dell’esposizione allestita nello storico complesso di Valganna, con interventi di stampo culturale e musicale

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Con un forte e sublime monumento di intima spiritualità, la Badia di San Gemolo in Valganna, già monastero benedettino (secolo XI) e oggi bene architettonico di proprietà della Provincia di Varese, ha accolto l’evento progettato e curato dall’associazione Amici della Badia e inserito nell’ambito della promozione dei valori spirituali, culturali e ambientali del territorio abbaziale.

A conclusione della mostra inaugurata il 2 dicembre sul tema della Natività – organizzata col proposito di una rappresentazione e proiezione del tema nel Terzo Millennio e pensata in collaborazione con ACE, Associazione Culturale Europea, sorta nel 1962 per volontà della direzione dell’Amministrazione del Joint Research Centre (JRC) di Ispra – è intervenuto il 7 gennaio scorso un folto pubblico che ha potuto di nuovo ammirare le opere esposte in Badia, unite nella creatività espressa dai 25 artisti, che avvalendosi della materia utilizzata (argilla, vanto di secolare produzione ceramistica di alta qualità nella valle, nella quale è pure visitabile il relativo Museo), hanno voluto rappresentare sul tema della Natività nuovi pensieri artistici e nuovi stili, creando nel sacro quel legame imprescindibile tra immanenza e trascendenza.

Sono intervenuti, per i saluti e per competenti relazioni sul tema della mostra, gli organizzatori Paolo Zanzi e Antonio Bandirali; Giampiero Tartaglia dell’Associazione Culturale Europea; Carlo Massironi della Fondazione Comunitaria del Varesotto; il prof. Robertino Ghiringhelli (già Direttore dell’Istituto di storia moderna e contemporanea dell’Università cattolica di Milano).

Il presidente dell’Associazione Amici della Badia ha sottolineato il significato della presenza della Badia sul territorio e la sua funzione culturale, come quella voluta nella mostra “Natività”. In essa si scorgono i “segni” (ben rappresentati sul catalogo di presentazione), la stella di Giotto e il taglio di Fontana: ossia il superamento dei limiti dell’arte (che sfonda la tela) e lo sguardo al cielo (come nella stella di Giotto, abile a comprendere l’importanza della luce), capacità degli uomini di guardare in alto e arrivare al senso della vita. Arte (della Natività) nella contemporaneità, dunque, come viaggio nel terzo millennio.

Antonio Bandirali ha offerto una chiave di lettura e il significato complessivo delle 25 opere esposte sul tema della Natività, che partono dalla nascita del mondo col Big Bang fino ad arrivare ad oggi con la raffigurazione dei bambini che (nella scultura in ceramica) sono collegati con la globalizzazione con tutta la comunità.

Giampiero Tartaglia ha richiamato la funzione culturale sostenuta da ACE, accennando al percorso caratterizzato da varie manifestazioni organizzate nel tempo recente, e cioè dalla mostra delle ceramiche nella contemporaneità del Terzo millennio, seguita dall’evento del coro dei Cantores Europei, e dall’altro concerto “Musica, Parola e Suggestioni visive”, e proseguita con le illustrazioni dei Maestri ceramisti, ed oggi conclusa con il Coro polifonico ‘Jubilate’ della Città Studi di Milano, diretto dal Maestro Carlo Chiesa.

Riferendosi inoltre alle opere artistiche esposte, Tartaglia ha sottolineato il messaggio di speranza, emergente da tali realizzazioni, «un percorso – ha ribadito – che riguarda inoltre tutti noi e il nostro futuro e la nostra responsabilità. Responsabilità, richiamata metaforicamente, come quella insita in un coro di voci, dove l’individuo deve accordarsi con gli altri. E questa chiusura corale della giornata è il miglior modo – ha concluso Tartaglia – per presentare a voi il messaggio augurale di buon anno e di speranza per la nostra fattività e impegno in merito».

Il cav. Carlo Massironi, nel sottolineare la qualità del territorio dovuto alla presenza di tante realtà artistiche anche a breve distanza dalla città, ha ribadito la volontà di sostegno anche economico per le iniziative straordinarie ivi organizzate: «Fare arte, fare cultura… e arte, cultura, ambiente, ricerca scientifica e servizi alle persone sono uno dei quattro caposaldi della Fondazione Cariplo e quindi delle Fondazioni di comunità sul territorio; tutto ciò è utilissimo per fare coesione sociale e per fare comunità».

Nell’intervento conclusivo il prof. Robertino Ghiringhelli ha rimarcato il senso storico e quello di senso identitario della Natività: essa infatti, secondo Ghiringhelli, assume un significato anzitutto sociale e poi anche di culto. E in questa mostra la socialità è ben rappresentata (dall’opera sul Big-Bang fino a quella sui bambini nella globalizzazione ed i social). Non solo. Anche interpretazioni sia in chiave laica sia in chiave etico-religiosa, e la connessa simbologia (di genesi e di libertà ottenuta, come quella a seguito dell’editto di Costantino). E il presepe non è solo simbolo della religiosità ma anche della quotidianità.

«L’attenzione alla natalità – continua Ghiringhelli – è fondamentale per le domande fondamentali dell’uomo, che ci fanno andare alla nostra origine. “Per capire chi sei devi capire ti ha originato”: in questa prospettiva la natalità assume una simbologia che va allora anche al di là del cristianesimo. Connesso alla natalità è più comprensibile anche il concetto di fatica e ci ricorda che ci ha originato ha fatto fatica».

La giornata conclusiva della mostra ha riservato un momento finale del tutto particolare, con la presentazione ed esecuzione – in coerenza col tema della Natività – del concerto corale del Coro Jubilate Città Studi di Milano, concerto intitolato “When a Child is Born” (“Motivi” di speranza”): «Contro il prevalere dell’individualismo e, in alcuni casi, dell’aggressività pensiamo ad un piccolo momento di riflessione canoro, che ci entra nell’anima…».

Previste sul programma di sala ed eseguite, oltre al primo brano che intitola il concerto, altre 13 cantate tratte da vari repertori (tradizionali, spiritual, popolari, ecc.), alcune elaborate dall’illustre Maestro Carlo Chiesa, da 22 anni direttore del coro stesso. Del tutto degne di citazione anche la brava solista ospite Annamaria Musajo, Svetlana Huseynova alla tastiera, Andrea Chiesa alle percussioni.

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