«Mi scredita, mi umilia, incute timore. Succede anche davanti alla bambina, per lui non fa differenza». Così parlò una ragazza della Valceresio, oggi trentenne, davanti ai carabinieri, nel denunciare i maltrattamenti subiti dal compagno, classe 1976, che oggi per quei fatti, risalenti allo scorso anno, si trova in carcere ed è imputato in un processo in corso in tribunale a Varese.
Il capitolo finale di una serie di litigate che sfociavano in aggressioni fisiche e verbali, è datato 31 luglio 2022. Il capolinea per l’uomo arriva in un parcheggio di Arcisate: il suo furgone blocca la macchina della compagna. Lui è ubriaco, i carabinieri lo trovano per terra, sopra la donna. Viene spinto via e ammanettato, sul furgone c’è la figlia piccola. La donna viene portata in ospedale con lividi su un braccio e sul collo.
«Beve due birre e non capisce più niente», ha spiegato martedì in aula la persona offesa, ridimensionando in parte i fatti denunciati ai carabinieri e raccontati ad una psicologa, che su un apposito questionario aveva scritto “sì” accanto a frasi che descrivono un contesto da incubo, ad alta pericolosità: picchiata in gravidanza, percossa con un’arma, spaventata al punto da temere per la propria vita. «Erano cose fresche – ha sottolineato la giovane davanti ai giudici – avevo paura che le litigate si ripetessero, ma non sono mai stata picchiata mentre ero incinta, né con armi».
Sull’alcol e sulla gelosia, invece, nessun ripensamento. Erano le due cose a far esplodere la collera dell’uomo, come il giorno dell’arresto: lei che va a mangiare una pizza da un’amica per festeggiare il compleanno; lui che pensa male, la segue in macchina, la tampona; lei si ferma e viene picchiata. Molto simile un altro episodio, ripercorso in udienza, denuncia alla mano: la donna che va a prendere la bambina dai nonni, lui che arriva con il suo furgone, è ancora una volta bevuto e vuole la bambina. Si attacca alla portiera della macchina di lei, ma la compagna parte e inizia un pericoloso inseguimento in strada. E poi ancora, stando alle accuse, quella volta in cui l’odierno imputato, dopo un pomeriggio al lago, afferrò al collo la madre di sua figlia, strattonandola a terra. Il tutto per una banale litigata e, anche in quel caso, per le numerose birre bevute.
E oggi? I contatti tra i due sono ripresi, nonostante la detenzione. «Ci scriviamo – ha detto la trentenne, persona offesa nel processo, dove l’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Russo, del Foro di Milano – E’ pentito per quello che ha fatto, vuole farsi aiutare per il suo problema con l’alcol. Insieme vorremmo fare una terapia di coppia».
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