Il maschilismo subito dapprima a scuola, poi sul posto di lavoro. Un maschilismo che parte magari da atteggiamenti inizialmente molto sottili per poi tramutarsi in violenze verbali e psicologiche vere e proprie, difficili da ignorare, estremamente umilianti per le donne che le subiscono, eppure altrettanto difficili da denunciare. Per paura di perdere l’occupazione, di non essere credute, di rimanere sole e di venire isolate.
Una linea comune che è emersa sia all’interno delle due lettere che hanno aperto e chiuso l’evento tenutosi questa mattina al Teatro Sociale di Luino, di cui ha dato lettura la consigliera nazionale di AiFOS (Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro, di Confcommercio) Carla Mammone, sia nel cortometraggio “Le dita” scritto da Giacomo Cereghini e diretto da Viola Folador, studenti dell’Istituto Cinematografico “Michelangelo Antonioni” di Busto Arsizio (ICMA).
Da qui ha preso avvio la tavola rotonda, la seconda che si è svolta finora sul territorio provinciale, organizzata da Terziario Donna di Confcommercio in collaborazione proprio con l’ICMA e patrocinata dal Comune di Luino, con l’obiettivo di offrire agli studenti delle scuole superiori strumenti di formazione e riflessione su un tema – quale quello delle molestie e delle violenze sui luoghi di lavoro o di studio – sul quale oggi c’è una sensibilità nuova e molto forte, a partire proprio dalle giovani generazioni.
Per questo erano presenti in platea, accompagnati dai rispettivi docenti, molti alunni delle classi terze, quarte e quinte del liceo “Vittorio Sereni”, dell’I.S.I.S. “Città di Luino-Carlo Volonté” e dell’Agenzia Formativa della Provincia di Varese, che hanno saputo dimostrare grande attenzione nei confronti dell’argomento trattato seguendo gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata, moderati dalla scrittrice Laura Campiglio, e anche partecipando in prima persona al breve dibattito conclusivo.
Punto focale intorno a cui si è declinata la discussione è stato proprio il cortometraggio di Cereghini, selezionato, come ha spiegato la presidente provinciale e vicepresidente nazionale di Terziario Donna Cristina Riganti, fra le sei proposte giunte dagli studenti dell’ICMA per la sua completezza e la sua sensibilità nel trattare un tema così delicato e girato all’interno degli uffici gallaratesi di Confcommercio-Ascom, con un cast formato da alunni, ex alunni e docenti del “Michelangelo Antonioni”.
Qui la protagonista, Marta, si ritrova oggetto di commenti sessisti, gesti e contatti indiscreti da parte di un suo superiore, che si rivela peraltro molto scortese anche con un collega (anch’egli giovane) di sesso maschile. La donna, pur percependo che in questi comportamenti vi è qualcosa di profondamente sbagliato, inizia a dubitare di esserne lei stessa la causa, magari per via del suo abbigliamento, ma soprattutto non trova il coraggio di raccontare quanto sta vivendo né con la famiglia né con le amiche, chiudendosi nel silenzio di chi si ritrova a subire senza avere la forza di denunciare.
Non c’è violenza fisica o sessuale, non c’è reato nella situazione che è stata rappresentata sullo schermo, come ha spiegato la presidente della sezione Gip del Tribunale di Genova (in precedenza in servizio al Tribunale di Busto Arsizio) Nicoletta Guerrero, ma è stata messa in evidenza una condotta inopportuna che è assai comune in numerosi ambiti, lavorativi e non e che, potenzialmente, può sfociare in episodi ben più gravi che cadono nella sfera del reato di violenza sessuale.
«Oggi, in generale, siamo tutti più attenti e sensibili a questo argomento, anche se è ancora una situazione di cui è difficile parlare, si tende a nascondersi e ad auto-colpevolizzarsi», ha spiegato lo sceneggiatore Giacomo Cereghini sottolineando anche l’aspetto del gap generazionale e culturale che è alla base degli atteggiamenti sessisti e vessatori nei confronti delle donne.
Un gap ben circostanziato dall’avvocato Alessandro Munari, presidente dell’ICMA, che ha scelto di inquadrare il problema proprio a partire dalla visione di una generazione molto meno consapevole rispetto ad adesso delle conseguenze di gesti e parole che, nel panorama culturale di trenta o quaranta anni fa, in cui i limiti non erano così netti, non venivano percepite come possibili reati nemmeno da chi le subiva. Sebbene i frutti di quella generazione siano ancora visibili in molti settori del mondo lavorativo, come testimoniano le tantissime storie di chi sceglie di denunciare e raccontare le proprie esperienze.
E proprio denunciare e raccontare sono due verbi ribaditi più e più volte nel corso della mattinata, quale invito rivolto a tutti i giovani presenti, anche in vista del loro futuro, a non far passare sotto silenzio episodi di questo tipo, anche quando ci si trova in situazioni ambigue che generano dubbi e confusione: «Parlarne – ha puntualizzato la psicoanalista Alessandra Gabrielli – è la cosa più importante da fare. Una persona che si trova a vivere in queste circostanze deve poter condividere questa cosa con qualcuno e anche noi, quando ci accorgiamo che fatti del genere avvengono a qualcuno di vicino, dovremmo avvicinarci e dialogare, fare rete».
L’alleanza per supportare e aiutare, anche nella denuncia, è stata ritenuta profondamente necessaria anche dalla vicesindaca di Luino e docente del “Volonté” Antonella Sonnessa, che ha raccontato come, alcuni anni fa, per via di una vicenda simile accaduta a una studentessa dell’istituto superiore, la percezione del corpo insegnanti era stata quella di non aver saputo attrezzare i ragazzi e le ragazze con gli strumenti utili ad affrontare avvenimenti analoghi.
Una mancanza che, specialmente in questi ultimi anni successivi all’approvazione del “Codice rosso”, si sta cercando sempre di più di colmare attraverso eventi come quello odierno e percorsi formativi specifici. Perché, come scrive l’autrice della prima missiva letta questa mattina, «il processo educativo è la madre di tutte le battaglie da vincere».
Nel concreto, per tutte le donne che subiscono violenza di genere e necessitano di accompagnamento o di supporto legale e/o psicologico, a Luino si trova uno degli sportelli di DonnaSicura. All’associazione, che opera sul territorio anche a Besozzo, Sesto Calende e Travedona Monate, ci si può rivolgere direttamente attraverso il sito web o contattando i numeri di telefono riportati anche online.
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