È risaputo che il Festival di Sanremo non è solo la vetrina più importante per la musica italiana, anche all’estero, ma anche un’occasione per portare sul palcoscenico e nelle case di tutti gli spettatori tematiche di stretta attualità.
E nella serata conclusiva della kermesse di quest’anno, sabato 11 febbraio, è previsto un intervento di Voldymyr Zelensky.
Non è la prima volta, da quando è iniziata la guerra, oramai un anno fa, che il presidente ucraino partecipa, in video-collegamento, a eventi di portata internazionale come il Festival di Cannes o la serata dei Golden Globes, ma la sua presenza a Sanremo ha scatenato polemiche da parte di alcuni esponenti politici.
Critici il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini – «Spero che la guerra finisca il prima possibile e che il palcoscenico della città dei fiori rimanga riservato alla musica» – e il leader del Terzo Polo Carlo Calenda che, pur ribadendo il sostegno all’Ucraina, ritiene «un errore combinare un evento musicale con il messaggio del presidente di un Paese in guerra».
«Non è la prima volta che si usa il palco del Festival di Sanremo come una grande tribuna nazional popolare per lanciare messaggi positivi o di sensibilizzazione rispetto ad un grande tema – replica da parte sua il presidente della Liguria Giovanni Toti – Ricordo monologhi sui migranti e sulla violenza di genere: non vedo per quale ragione non dare a un Presidente di un paese che è stato aggredito e che sta lottando per la sua libertà e indipendenza la possibilità di parlare all’opinione pubblica del nostro Paese dal momento che siamo una grande democrazia. È giusto e non trovo nulla di scandaloso dare ribalta a un paese in oggettiva difficoltà».
«Al Festival hanno partecipato alte personalità della politica internazionale e sono stati trattati tutti i temi sociali, anche scabrosi e controversi – ha sottolineato invece Bruno Vespa all’Ansa – Mi dispiace questo malanimo nei confronti di un uomo che si sta battendo con straordinario coraggio per salvare la libertà del proprio popolo da una pesantissima aggressione».
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