Italia | 24 Gennaio 2023

Sciopero benzinai, impianti chiusi per 48 ore: «Governo penalizza gestori e non tutela consumatori»

Nessun dietrofront sull’agitazione e stazioni di rifornimento chiuse dalle 19. Meloni: «Non potevamo tornare indietro». Dure prese di posizione di Unc e Codacons: «La lobby dei benzinai ha già vinto»

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Scatta dalle 19.00 (e dalle 22.00 sulle autostrade) di oggi, martedì 24 gennaio, lo sciopero dei benzinai indetto dalle associazioni di categoria Faib, Fegica e Figisc/Anisa per protestare «contro la vergognosa campagna diffamatoria nei confronti della categoria e gli inefficaci provvedimenti del Governo che continuano a penalizzare solo i gestori senza tutelare i consumatori».

«Il Governo, invece di aprire al confronto sui veri problemi del settore, continua a parlare di “trasparenza” e “zone d’ombra” solo per nascondere le proprie responsabilità e inquinare il dibattito, lasciando intendere colpe di speculazioni dei benzinai che semplicemente non esistono. Ristabilire la verità dei fatti diviene quindi prioritario per aprire finalmente il confronto di merito», affermano gli esponenti delle sigle sopracitate.

A nulla è valso anche l’ultimo tentativo da parte del ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha lanciato un appello ai gestori affinché tornassero sui propri passi e revocassero l’agitazione. E da questa sera, dunque, gli impianti di rifornimento, compresi i self-service, resteranno chiusi per 48 ore consecutive, fino alle 19.00 del 26 gennaio sulla rete ordinaria e fino alle 22.00 su quella autostradale.

Nella giornata di ieri è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a esporre il suo pensiero a riguardo, durante la sua visita ad Algeri: «Il Governo non ha mai immaginato i provvedimenti che ha preso come un modo per additare la categoria, ma piuttosto come un modo per riconoscere il valore della stragrande maggioranza degli operatori del settore che si erano comportati perfettamente in una fase difficile. Poiché ovunque si raccontava che i prezzi erano alle stelle, anche se poi la media settimanale non diceva questo, abbiamo cercato di capire come si facesse a evitare che alcuni – molto pochi – potessero speculare sulla pelle degli altri. Abbiamo immaginato dei provvedimenti, la categoria si è confrontata con il Governo due volte e ha fatto delle legittime rimostranze. Alcune erano di buonsenso e su queste siamo andati incontro, ma chiaramente non potevamo tornare indietro rispetto a un provvedimento che secondo me è giusto».

Dure, su questo sciopero, le associazioni dei consumatori: «La verità dei fatti è che la lobby dei benzinai ha già vinto, – dichiara il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – visto che il Governo, dopo aver partorito un topolino, si è già rimangiato il decreto, riducendo le multe dai 516 euro attuali al ridicolo balzello di 200 euro. Il fatto che i benzinai non abbiano revocato lo sciopero è solo perché, avendo capito la debolezza del Governo, possono ottenere passi indietro ulteriori, magari persino su pompe bianche e grande distribuzione, facendo riprecipitare il Paese a prima delle lenzuolate Bersani. È questo, temiamo, che si nasconde dietro espressioni tipo “veri problemi del settore” o “confronto di merito”».

«Invitiamo il Governo a tornare al testo pubblicato in Gazzetta e a non rimangiarsi quanto ha deciso meno di 10 giorni fa, un’inversione a U a dir poco imbarazzante – prosegue Dona – In ogni caso siamo pronti a denunciare alla Commissione garanzia sciopero ogni violazione della regolamentazione del settore e invitiamo il Governo a sollecitare gli interventi dei Prefetti e dei Governatori. Secondo la vigente regolamentazione, infatti, sulla rete ordinaria deve essere mantenuto in servizio un numero di stazioni di rifornimento non inferiore al 50% degli esercizi aperti nei giorni festivi. L’individuazione di tali stazioni deve essere effettuata dal Prefetto. Per la rete autostradale, invece, devono rimanere aperte in misura non inferiore ad una ogni cento chilometri. Le stazioni di servizio di cui è comandata l’apertura, deve essere effettuata dai Presidenti delle Regioni. Il Governo solleciti, quindi, queste istituzioni ai loro doveri».

E oltre alla presa di posizione dell’Unc, il Codacons ha depositato ieri un formale esposto alla magistratura sostenendo che «sospendere in modo totale il servizio per 48 ore, sulla rete urbana e sulle autostrade, sia per la modalità servito che per il self service, rappresenta una decisione gravissima che va oltre uno sciopero di categoria e creerà enormi e ingiustificati danni al Paese e ai cittadini».

«Uno sciopero che appare ancor più immotivato e sbagliato – prosegue l’associazione – se si considera che il Governo, su richiesta degli stessi benzinai, ha annacquato il decreto trasparenza, eliminando l’obbligo di indicazione giornaliera dei prezzi medi e riducendo drasticamente le sanzioni per i distributori scorretti. Dopo aver ottenuto con le nostre denunce l’apertura di indagini da parte di Antitrust, Guardia di Finanza e Procure di tutta Italia in relazione alle anomalie dei listini dei carburanti, ci vediamo costretti a intervenire nuovamente a livello legale per tutelare i diritti dei consumatori. Per questo ci rivolgiamo alla magistratura affinché accerti se la protesta dei benzinai, per la durata e per le abnormi modalità di attuazione, possa configurare possibili reati come l’interruzione di pubblico servizio».

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