La criminalità economico-finanziaria resta, in Canton Ticino, una piaga il più delle volte sottovalutata ma in grado di alterare il mercato e provocare ingenti danni diretti o indiretti alle istituzioni e alla collettività.
Una consapevolezza che ha spinto le autorità di perseguimento penale (Ministero pubblico e Polizia cantonale) a stringere ulteriormente le maglie della rete sviluppando – all’interno del quadro legislativo vigente – misure di contrasto ad ampio raggio. E nel far questo si è andato concretizzando un fruttuoso dialogo con le varie unità dell’amministrazione pubblica per migliorare il monitoraggio e implementare possibili forme di segnalazione.
I benefici di un’azione congiunta e strutturata su più linee di difesa (presa di coscienza da parte della società civile, collaborazione tra autorità) sono molteplici: oltre a permettere di perseguire un numero maggiore di casi e di ridurre gli abusi a danno dell’ente pubblico vi è anche un effetto deterrente tangibile a salvaguardia del tessuto economico sano e del benessere della cittadinanza.
È noto tuttavia che chi cerca di sfruttare illecitamente l’attrattività, i diritti materiali e procedurali dell’ordinamento locale, tende a riorientarsi, adattandosi al contesto e sfruttando le situazioni di crisi. Ancora una volta emblematico in tal senso è quanto emerso con gli illeciti legati agli aiuti statali per contrastare gli effetti economici negativi causati dalla pandemia da Covid-19, e in particolare alla concessione dei crediti Covid garantiti dalla Confederazione, messi a disposizione tra il 26 marzo e il 31 luglio 2020, nonché agli abusi nel campo delle indennità per lavoro ridotto.
Gli illeciti all’ombra della pandemia
Dati alla mano, il Procuratore generale sostituto (Sezione reati economico finanziari) Andrea Balerna ha evidenziato, nel corso della conferenza stampa di giovedì 12 maggio, che ad oggi, con riferimento alle truffe ai crediti COVID, il Ministero pubblico ha aperto oltre
90 incarti (+ 80% rispetto all’aprile 2021). L’ammontare totale dei crediti oggetto di accertamenti è salito a 18 milioni di franchi (+ 80%), mentre gli importi sequestrati o già restituiti agli istituti di credito ammontano a circa il 20% del totale. Sempre guardando le cifre, le persone indagate risultano più di 140 (+55%), di cui 24 toccate dalla misura della carcerazione preventiva (+85%).
Sotto la lente delle autorità – ha sottolineato il magistrato – sono finiti anche gli abusi perpetrati da aziende che hanno fornito cifre non veritiere circa le ore di lavoro perse a seguito della crisi pandemica. A fronte di una massa complessiva di più di 900 milioni di franchi erogati in quest’ambito nel nostro Cantone, sono state sinora oltre settanta (+ 133%) le segnalazioni di presunte irregolarità giunte al Ministero pubblico. Alcune di queste si sono poi tradotte in importanti operazioni svolte in collaborazione con la Polizia cantonale e gli uffici federali e cantonali competenti.
Lotta contro gli abusi societari
Quanto verificatosi nell’ultimo biennio sullo sfondo della pandemia rappresenta soltanto uno dei tasselli del composito mosaico dei reati identificati e perseguiti anche grazie al rafforzamento della collaborazione tra organi inquirenti ed enti pubblici dei vari settori interessati. Un rafforzamento – ha osservato il capo della Polizia giudiziaria, maggiore Thomas Ferrari – che si è concretizzato in particolar modo nel campo dei cosiddetti abusi societari: reati che vedono in primo piano lo Stato quale danneggiato (attraverso per esempio i fallimenti pilotati, con l’occultamento degli attivi societari e l’erogazione di prestazioni non dovute), ma che di riflesso vanno a penalizzare l’intera economia produttiva sana.
Nel corso dell’incontro si sono quindi esposti, con una presentazione interattiva e attraverso uno scenario ipotetico, i molteplici ingranaggi che regolano il funzionamento degli illeciti societari, evidenziando i punti in cui è possibile intervenire (e già in parte si interviene) per individuare le potenziali situazioni di abuso.
Un’azione di pressione e contrasto da attuarsi in un’ottica di ottimizzazione su più livelli:
– Perfezionando i mezzi a disposizione.
– Stimolando ulteriori misure di monitoraggio nel contesto del quadro legislativo vigente.
– Intensificando gli sforzi dell’attività inquirente anche sul sequestro (a scopo di confisca e di riparazione dei danni) di valori patrimoniali che si trovano nelle disponibilità dei singoli autori.
– Alimentando lo spirito critico verso una criminalità sommersa a cui l’opinione pubblica ancora oggi non attribuisce l’effettivo grado di pericolosità sociale.
Allargando lo sguardo, è poi importante notare come la necessità di un costante aggiornamento e sviluppo delle collaborazioni risulti accresciuta dal fatto che le autorità di perseguimento penale sono sempre più chiamate a contrastare attività criminali altamente specializzate ed interconnesse sul piano nazionale, internazionale e virtuale (criminalità digitale e Cybercrime).
Tutto ciò, hanno concluso i relatori, nella consapevolezza che il principale deterrente alla commissione dei reati in campo economico-finanziario resta proprio il rischio di essere scoperti, identificati, perseguiti e privati di beni patrimoniali a seguito della loro
confisca.
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