Mercoledì 4 maggio, presso le scuole secondarie di I grado di Castelveccana e Germignaga, si è tenuta la presentazione del volume di Mario e Paolo Schiani “Il fucile dietro la schiena” (Dominioni editore). L’evento è stato rivolto agli alunni delle cinque classi terze delle due scuole, che fanno parte dell’Istituto comprensivo statale di Germignaga.
La mattinata è iniziata alle 9 presso la scuola di Castelveccana ed è proseguita, con analogo “copione”, intorno alle 11 presso la secondaria di Germignaga. Dopo il saluto della dirigente scolastica Eliana Frigerio, Giovanni Petrotta, ricercatore di storia locale e già docente di lettere presso la scuola secondaria di I grado di Luino, ha introdotto l’incontro.
Petrotta in pochi minuti ha delineato con precisione il contesto storico a cui si riferiscono gli eventi narrati nel libro, riguardanti la prigionia, in vari campi di concentramento nazisti, del padre degli autori del volume, il luinese Natale Schiani. Petrotta ha ricordato ai ragazzi tre eventi cruciali, nella storia locale, dopo l’8 settembre 1943: la battaglia del San Martino, citata nei libri di storia come una delle prime battaglie partigiane in Italia; l’azione di tanti coraggiosi donne e uomini dei nostri paesi per aiutare l’espatrio di militari e ebrei in Svizzera; l’eccidio partigiano presso la Gera di Voldomino.
È iniziata poi la presentazione del volume “Il fucile dietro la schiena” a cura di Mario Schiani, giornalista e scrittore. Schiani, con toni semplici e colloquiali, ha introdotto la storia del padre, sottotenente dell’esercito italiano, deportato, dopo l’8 settembre, in diversi campi di concentramento nazisti in Polonia e in Germania.
Attraverso le lettere inviate dal padre durante i due anni di prigionia e i suoi racconti “familiari”, la narrazione ha ripercorso i momenti più toccanti della vicenda: l’illusione, presto infranta, di poter tornare a casa; il momento della partenza; la decisione di non venire a patti con la proposta di combattere a fianco dei tedeschi contro gli Alleati; la vita quotidiana nei campi; la lotta contro la fame e la malattia; gli scambi di lettere (anche in codice per aggirare la censura) con i famigliari e, finalmente, il ritorno a casa, a Luino.
In una lettera nascosta in un pacco di cibo, per esempio, la sorella Anna scrive a Natale: «Prima di tutto se tu ricevi il mio biglietto ancora in modo leggibile, metti, quando scrivi, questa frase “la scatoletta della marmellata andava bene,” ed io ripeterò l’esperimento…». Il fratello però non vuole che lui stesso né la sua famiglia corrano rischi inutili e quindi risponde così: «La marmellata fatta in casa è ottima, ma forse è meglio che l’Anna non faccia più l’imballaggio dell’altra volta perché, se si aprisse, potrebbe rovinare il pacco…».
La lettura di alcuni brani è stata affidata alla maestra Sara Martignoni, che ha dato voce alla narrazione dei fratelli Schiani e alle lettere da loro raccolte, coinvolgendo e commuovendo i presenti.
«In questo libro – ha concluso Mario Schiani rivolgendosi ai ragazzi – siamo noi figli a raccontare la storia di nostro padre. È il passaggio della memoria. Adesso tocca a noi ricordare. Un giorno toccherà a voi…».
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