Nell’ambito di un’articolata inchiesta scattata nell’autunno del 2021 e che ha visto la collaborazione di Ministero pubblico e Polizia cantonale del Ticino e dei carabinieri di Asti, lo scorso 25 febbraio è stata effettuata una serie di perquisizioni, interrogatori e sequestri di materiale, oro, gioielli e denaro.
L’operazione, coordinata dagli inquirenti della Polizia cantonale, ha interessato in particolare gli uffici di alcune società con sede nel Mendrisiotto e di abitazioni nel Luganese e nel Locarnese e ha visto anche il coinvolgimento di agenti dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC).
Gli accertamenti sono finalizzati a comprendere se sussistano i presupposti di reati di natura penale con riferimento a possibili attività di riciclaggio e ricettazione – attraverso una piccola fonderia e un ufficio cambi – del provento di innumerevoli furti con scasso (metalli preziosi e gioielli) avvenuti prevalentemente tra Piemonte, Lombardia e Liguria.
Le indagini fin qui effettuate hanno già permesso di evidenziare diverse possibili anomalie che saranno ora oggetto di ulteriori approfondimenti, mentre altri atti istruttori verranno valutati nei prossimi giorni in base anche all’esito delle verifiche in corso. Al vaglio vi è in particolare la posizione di tre persone, che sono state poste in stato di arresto provvisorio: un 61enne e un 31enne, entrambi cittadini italiani rispettivamente dimoranti nel Mendrisiotto e nel Locarnese, e un 38enne svizzero residente nel Luganese.
Nelle scorse ore, la misura restrittiva della libertà nei loro confronti è stata confermata dal Giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC). Le ipotesi di reato nei loro confronti sono quelle di riciclaggio aggravato, ricettazione aggravata e falsità in documenti. L’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. Dal momento che occorre tener conto della tutela del segreto istruttorio, non verranno rilasciate ulteriori informazioni.
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