Luino | 8 Febbraio 2022

Luino, Covid: “I due binari legislativi tra Italia e Svizzera penalizzano i frontalieri”

L'avvocato Artoni: "È il momento di andare oltre e incominciare a parlare di riprendere in mano politica ed economia italiana, lasciando i virologi negli ospedali"

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L’insofferenza verso le decisioni del Governo italiano, relative alle norme anti-Covid e a quelle legate al Green pass, sono sempre più marcate in tutta la penisola, così come lo sono anche a livello locale, nell’alto Varesotto così come in Canton Ticino.

Da una parte le richieste della Confcommercio nazionale, alle quali si sono affiancati i pareri da parte dell’Uniascom Varese, con le parole del presidente Rudy Collini, e da parte delle Ascom territoriali, compresa quella di Luino con il presidente Franco Vitella. Questi enti hanno chiesto “nuovi ristori, moratorie creditizie e un nuovo ciclo di cassa integrazione” ritenendo che in queste settimane, compreso il periodo natalizio, le città erano vuote, vi era mancanza di turisti e che i saldi si fossero chiusi sotto le aspettative, dando tutta l’impressione di “vivere un lockdown mascherato”.

Dall’altra, invece, in territorio elvetico, le opinioni di Carlo Coen, presidente della Società Commercianti del Mendrisiotto che si è detto “Pronto ad accogliere in Ticino chi non potrà fare acquisti in Italia”, che hanno causato un gran dibattito in tutta la provincia di Varese. L’intento di Coen è quello sfruttare l’occasione dei commercianti ticinesi nella fascia di confine, dove basta indossare la mascherina per entrare nei negozi, facendo leva sul fatto che vi siano tante persone che si sentono danneggiate dalle nuove misure introdotte in Italia dal primo febbraio.

Ed è in questo contesto che si inserisce anche l’intervento del consigliere comunale di “Azione civica per Luino e frazioni”, l’avvocato Furio Artoni: “Siamo alle solite. La Svizzera libera tutti, toglie il Green pass per entrare nei negozi, e tra poco anche per i ristorante, e l’Italia invece prosegue con misure restrittive. Due paesi confinanti due situazioni diverse. Paesi italiani di confine e frontalieri ne fanno le spese”.

“Per l’ennesima volta – prosegue Artoni -, il parlamento italiano non si occupa della situazione che coinvolge tutta la fascia italiana al confine. Cosa sta succedendo? I negozi svizzeri stanno trovando nuova linfa vitale da parte degli italiani, che adesso si possono tranquillamente recare in Svizzera a fare acquisti, mentre qui in Italia per andare a comprare un paio di pantaloni devi avere il Green pass”.

Critiche da Artoni direttamente rivolte al Governo italiano, reo di aver lasciato i cittadini sul lastrico nel perdurare di questa emergenza. “Anche i lavoratori frontalieri – continua ancora il consigliere comunale luinese – soffrono della disparità di trattamento in caso di quarantena. Il direttore dell’associazione industrie ticinesi ha specificato che scaduto l’obbligo della quarantena in Ticino migliaia di lavoratori sono tornati ai posti di lavoro. E in Italia? In Italia no, vige la quarantena e pertanto il frontaliere che si trova in quarantena o perde lo stipendio in Svizzera o viola la legge italiana“.

“Ovviamente la Svizzera non ha alcun obbligo di pagare lo stipendio ai lavoratori frontalieri assenti per quarantena, quindi siamo di nuovo alle solite – attacca ulteriormente l’avvocato -: due paesi a due velocità. E mentre la Svizzera guarda avanti, l’Italia è ancora fermo ai Super Green pass, quarantena e quant’altro sulle spalle dei lavoratori, dei commercianti e di quegli imprenditori italiani che lavorano e collaborano con la Svizzera”.

“Qui non si discute con virologi o presunti tali, qui si parla di normativa scoordinata tra due paesi sovrani e confinanti. O la pandemia c’è per tutti, oppure c’è solo per alcuni, non possiamo però far pagare il prezzo di scelte politiche inconcludenti ai nostri cittadini. Credo che ormai sia venuto il momento di andare oltre e incominciare a parlare di riprendere in mano la politica e l’economia italiana e lasciare i virologi negli ospedali”, conclude Furio Artoni.

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