Bedero Masciago | 9 Febbraio 2020

La parrocchia di Bedero-Masciago abbraccia la tradizione con la “Candelora” e la Festa di S. Biagio

Le due ricorrenze, con antiche radici e legami con usanze non solo locali, sono state celebrate nei giorni scorsi. Alcune curiosità nell'approfondimento di Cesi Colli

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(Articolo a cura di Cesi Colli – fonte L’eco del Varesotto) Domenica 2 febbraio, anche la nostra comunità di Bedero-Masciago ha celebrato la Festa della Candelora, che dal punto di vista religioso ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria Vergine.

Quaranta giorni dopo il Natale, infatti, Gesù fu condotto da Maria e Giuseppe al Tempio per adempiere quanto prescritto dalla legge mosaica. Qui incontrarono la profetessa Anna e Simeone, che, nel suo celebre “Cantico” riportato dal Vangelo di Luca, definisce Gesù “luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele”.

Ecco perché la “Candelora” assume il senso di “festa della luce” e il suo stesso nome è da attribuire all’usanza di benedire le candele e di portarle in processione. Candele a cui la tradizione e la devozione popolare hanno attribuito poteri benefici contro le forze del male. In ambedue le nostre parrocchie, ci si è ritrovati sul sagrato della chiesa parrocchiale per la tradizionale benedizione delle candele, che poi sono state distribuite ai fedeli.

In una suggestiva processione, illuminata dalle fiaccole, ci si è diretti verso la chiesa per la celebrazione solenne della S. Messa. Tradizionalmente la “Candelora” era considerata la festa della fine dell’inverno e i nostri vecchi, secondo le antiche usanze della cultura contadina, guardando il cielo, cercavano di pronosticare se arrivasse la primavera o continuasse l’inverno: “La Candelora de l’inverna semm foera, ma se pioeuv o tira vent per quaranta dì semm dent”.

Insomma, se il tempo è brutto il 2 febbraio, per altri quaranta giorni c’è poco da sperare. Quest’anno, visto il sole splendente e le miti temperature si può essere ottimisti. Il 3 febbraio, festa di San Biagio, una Messa solenne è stata celebrata in onore del santo sia nella parrocchiale di S. Ilario che in quella di Sant’Agnese.

Biagio è stato un vescovo cattolico, vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia. Era medico e fu nomiato vescovo della sua città. Quanto al suo potere taumaturgico sulla gola lo si deve a un episodio leggendario. Si racconta che, durante una persecuzione contro i cristiani, fu processato e poi condannato a morte: mentre veniva condotto al martirio, una donna gli portò il figlioletto che stava soffocando per una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola. San Biagio lo benedisse e miracolosamente il bambino fu salvato.

Particolari sono anche alcune tradizioni popolari tramandatesi nel tempo in occasione dei festeggiamenti del Santo. I fedeli, infatti, si rivolgono a san Biagio nella sua qualità di medico, soprattutto per la guarigione dalle malattie della gola. Anche nelle nostre parrocchie, durante la celebrazione liturgica, il nostro parroco ha benedetto le gole dei fedeli, incrociando e facendo baciare due candele poste sotto la loro gola.

Certamente i più anziani ricordano che il giorno di S. Biagio si festeggiava in famiglia, mangiando ciò che era rimasto del panettone raffermo natalizio, appositamente conservato. Ancora oggi, sono stati portati in chiesa panettoni e pani da benedire, che saranno poi consumati sulle nostre tavole e ci proteggeranno dal mal di gola.

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