18 Agosto 2014

India, nello Stato di Goa proposta per vietare l’uso del bikini alle donne. Per indossarlo si dovrà pagare?

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Nello Stato meridionale indiano di Goa, meta ogni anno di almeno tre milioni di turisti, per lo più giovani provenienti da molti Paesi europei e dalla Russia, potrebbe scoppiare da un momento all’altro una guerra ai bikini, normalmente indossati sulle spiagge dalle turiste straniere. Il parlamentare locale Mavu Mamledar, membro del partito Maharashtrawadi Gomantak (Mgp), vicino al Bjp del premier indiano Narendra Modi, ha proposto di proibire alle turiste straniere di portare il due pezzi in pubblico perchè “contrario alla cultura indiana” e perchè tale comportamento “mette in pericolo la loro stessa incolumità”.

(waumsley.info)

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Il divieto dell’uso del bikini in spiaggia. Nello stato indiano di Goa sembra stia per scoppiare una “guerra” al bikini, che vengono abitualmente indossati dalle turiste straniere. La proposta è arrivata da un parlamentare locale, Mamledar, del partito Mgp (vicino al premier indiano Modi), perchè contrario alla “cultura indiana”. Ma se proprio non si volesse vietare a queste donne di recarsi in spiaggia in bikini, allora ecco l’idea risolutrice del legislatore: il governo dovrebbe approntare per esse delle spiagge private a cui avrebbero accesso dietro pagamento di un biglietto del valore di 1.000-2.000 rupie (fra 12 e 24 euro). La proposta ha subito suscitato un vespaio di polemiche, con l’opposizione rappresentata dal Congresso di Sonia Gandhi che ha accusato il promotore di “voler limitare i diritti delle donne” e di “pensare solo ad un succulento business vendendo pezzi di spiaggia sul mar Arabico”. Va detto che in molte zone del litorale goano i turisti praticano da tempo il naturismo, mentre anche il topless è di uso comune. Tanto che già cinque anni fa il ministero del Turismo dello Stato pubblicò un manuale in cui vietava “la guida di scooter da parte di donne con il seno scoperto”.

Nessuna polemica quando si è vietato di costruire il primo “Playboy Club” a Candolim. Si deve inoltre ricordare che quando nell’aprile dello scorso anno il governo locale decise di impedire a Goa (India meridionale) la costruzione del primo “Playboy Club” sulla spiaggia di Candolim, non vi furono reazioni particolarmente accese ed il progetto fu rapidamente archiviato.

Ma sul capitolo del comportamento delle turiste in visita sembra proprio in arrivo un giro di vite. Lo ha sottolineato giorni fa il ministro del Turismo di Goa, Sudin Dhavalikar, il quale ha chiesto la proibizione totale di “bikini, minigonne e pub perché non conciliabili con la cultura indiana”. La maggior parte delle donne indiane che si spingono sulle spiagge fanno ancora oggi il bagno con il sari o la salwar kamiz, rischiando spesso la vita a causa delle pericolose onde dell’oceano. Così giovedì Mamledar, membro del partito Maharashtrawadi Gomantak (Mgp), vicino al Bjp del premier indiano Narendra Modi, ha proposto all’Assemblea legislativa locale la creazione di specifiche “bikini beaches” che eviteranno l’eccessiva ostentazione del corpo femminile e inoltre “permetteranno sia di accrescere le entrate del governo sia di aumentare il turismo”.

Le polemiche: “Si vuole limitare la libertà delle donne”. Dura la risposta oggi da parte di Durgadas Kamat, portavoce del Congresso, secondo cui il governo locale “sta cercando di imporre restrizioni alle donne con questo tipo di proposte, limitandone così la libertà”. E penso, ha concluso, che sul piano politico “il loro vero obiettivo è privatizzare le spiagge e fare soldi con le concessioni”. (ANSA)

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