Varese | 4 Luglio 2019

Nuovo regolamento case popolari, SUNIA e SICET condividono le preoccupazioni dei Comuni

Preoccupazione da parte delle organizzazioni SUNIA e SICET di Varese per le norme del nuovo regolamento regionale sull’assegnazione e la gestione delle case popolari

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L’approvazione del regolamento regionale n. 3/2019, (Disciplina della programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale e dell’accesso e della permanenza nei servizi abitativi pubblici), ha modificato il precedente regolamento regionale n. 4/2017, conferendo mandato alle assemblee dei sindaci dei Comuni facenti parte degli ambiti dei Piani di Zona, di dover indicare entro il 12 maggio 2019 il Comune capofila e di definire i Piani dell’offerta Abitativa di loro competenza per l’anno 2019.

Dando seguito a questi nuovi adempimenti, i Comuni avrebbero dovuto indire nuovi bandi di assegnazione delle case popolari entro il 12 giugno 2019. Tutto ciò nonostante la tardiva richiesta del 2 maggio scorso, da parte dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani della Lombardia, di rinviare alla fine del 2019 i termini previsti per l’adozione dei piani annuali dell’offerta abitativa e dei relativi bandi di assegnazione.

La Regione Lombardia ha infatti confermato l’avvio delle procedure nei tempi previsti dal regolamento regionale, avvisando tuttavia i Comuni che i termini non erano imperativi ma discrezionali, invitandoli comunque ad attivarsi dal 31 luglio prossimo.

Pur ribadendo tutti i motivi e le argomentazione critiche nei confronti del regolamento 3/2019 che i Sindacati Confederali e degli Inquilini hanno più volte espresso in tutte le sedi istituzionali di confronto, SUNIA e SICET di Varese auspicano che tutti i Comuni capofila degli ambiti di Zona del territorio si attivino e rispettino l’avvio delle procedure indicando le date di pubblicazione dei nuovi bandi di assegnazione e nel contempo si attivino a preparare il personale e le postazioni informatiche, per supportare i richiedenti nella presentazione della domanda da inserire nella piattaforma informatica predisposta dalla Regione Lombardia.

Si tratta di ben 12 ambiti dei Piani di Zona: Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Saronno, Tradate, Luino, Arcisate, Azzate, Castellanza, Laveno Mombello, Sesto Calende, Somma Lombardo.

Nel merito, anche SUNIA e SICET condividono le preoccupazioni espresse dai Comuni, che con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del nuovo sistema di assegnazioni e gestione dei servizi abitativi pubblici (SAP) si verranno a trovare in grosse difficoltà.

SUNIA, l’organizzazione sindacale degli inquilini privati e degli assegnatari di edilizia pubblica, e SICET, il sindacato inquilini casa e territorio, anche per questo motivo, ribadiscono che il nuovo regolamento non va in aiuto ai cittadini per diverse motivazioni.

Le organizzazioni sottolineano infatti che chi è più povero ha meno diritto alla casa popolare perché alle famiglie in condizioni di indigenza con un ISEE inferiore a 3 mila euro viene posto il limite del 20% sul numero complessivo delle assegnazioni disponibili contravvenendo, anche sotto un punto di vista logico, alle finalità proprie dell’edilizia pubblica.

Un altro punto che suscita preoccupazione riguarda il fatto che viene richiesto preventivamente, in sede di presentazione della domanda, il possesso dell’attestazione delle condizioni di indigenza, determinando una grave situazione gestionale nei confronti dei Servizi Sociali comunali e l’impossibilità per tantissimi nuclei di partecipare ai bandi, mentre sarebbe stato più logico chiederlo in fase di verifica dei requisiti nel momento dell’eventuale assegnazione.

Altro elemento contestato da SUNIA e SICET, è legato alla difficoltà della metodologia per presentare la domanda, che prevede esclusivamente un’azione diretta del cittadino nella compilazione di 5 moduli progressivi della piattaforma informatica, attraverso una preventiva autenticazione con tessera sanitaria o SPID, senza nessuna possibilità di reale assistenza o convenzionamento da parte dei CAAF o di altri soggetti senza fini di lucro, quali le associazioni sindacali degli inquilini.

Le graduatorie poi saranno separate, per gli ambiti dei piani di zona e per alloggio perché queste saranno distinte per singolo Ente proprietario (ALER o Comune), il cittadino potrà presentare la domanda scegliendo un massimo di 5 alloggi disponibili e la sua domanda perderà efficacia qualora, quegli stessi alloggi vengano assegnati ad altri richiedenti con maggior punteggio che hanno fatto la stessa scelta; ciò significa che nell’ambito dello stesso bando il sistema del valore maggiore o minore del  punteggio può risultare ininfluente, poiché il punteggio stesso può essere fatto valere solo nell’ambito specifico degli alloggi scelti in sede di domanda; inoltre le graduatorie cesseranno di esistere una volta terminata la procedura di assegnazione e, quindi, non esisteranno più le graduatorie generali come sono state finora.

La titolarità del provvedimento di assegnazione viene sottratta ai Comuni perché una norma del regolamento regionale affida sia il provvedimento di assegnazione che quelli estintivi dell’assegnazione al soggetto proprietario, sottraendo la titolarità esclusiva al Comune, come era invece prevista dalla normativa statale sulla Pubblica Amministrazione; gli altri soggetti proprietari sono sostanzialmente l’ALER, in futuro potrebbero esserci anche società private come è previsto dalla legge 16/2016;

Si eliminano poi le assegnazioni in  emergenza perché il nuovo regolamento cancella la riserva per “l’emergenza abitativa” introducendo un servizio abitativo transitorio (un anno eventualmente prorogabile di un altro anno) nella misura del 15% del patrimonio disponibile destinato sostanzialmente ai nuclei familiari con provvedimenti esecutivi di sfratto per finita locazione o morosità incolpevole; nel servizio abitativo transitorio il canone di locazione non sarebbe soggetto alle regole previste per i servizi abitativi pubblici.

Le organizzazioni sottolineano poi che viene introdotto un sistema squilibrato di punteggio, perché mancano casistiche rilevanti rispetto alla condizione di bisogno (per esempio una modulazione dei tempi di esecuzione degli sfratti o per i senza fissa dimora) o un maggior punteggio per quei nuclei familiari alloggiati in via temporanea nei servizi abitativi transitori, che devono lasciare l’alloggio nei termini previsti dalla norma; in più vengono introdotte due diverse condizioni legate al periodo di residenza (regionale e comunale) che possono pesare per più del 40% all’interno del punteggio complessivo.

Infine si complicano le procedure amministrative su alcuni aspetti procedurali, quali il subentro nel contratto, l’ospitalità, l’ampliamento del nucleo familiare che renderanno maggiormente difficoltoso definire le posizioni amministrative di molti assegnatari.

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