Luino | 19 Maggio 2019

Luino, tutti i segreti del progetto di restauro di Palazzo Verbania

Un approfondimento a cura dell'architetto Patrizia Buzzi, membro della direzione lavori. I dettagli dell'intervento di recupero e conservazione dentro e fuori le mura

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(Contributo a cura dell’architetto Patrizia Buzzi, della direzione lavori opere architettoniche di palazzo Verbania) Un intervento di restauro spesso offre grandi sorprese, quando inaspettatamente rivela sotto strati di vernice, dietro pareti, sotto pavimenti, antichi gioielli nascosti da tempo, che nessuno più ricorda. E’ quello che è successo a Palazzo Verbania, in origine Kursaal, costruito agli inizi del Novecento per essere luogo di svago.

L’edificio fin dall’inizio brillò sulle sponde del lago, con la sua imponente forma e le belle superfici graffite, fu icona della belle époque e con il tempo divenne luogo della memoria collettiva. Il progetto ha lavorato principalmente sul restauro delle facciate esterne e sulla riqualificazione degli spazi interni, ambedue fortemente compromessi dalla ristrutturazione del 1970, quando l’edificio da Albergo Ristorante Verbania divenne Civico Centro di Cultura. A quella ristrutturazione si devono la rimozione dei pavimenti originali, i rinforzi all’estradosso dei solai (putrelle in ferro ancora oggi visibili al di sotto delle decorazioni), la realizzazione dei controsoffitti all’interno.

Il progetto di intervento sulle facciate è stato di carattere conservativo, con il consolidamento degli intonaci in distacco, il ripristino dei graffiti originali monocromatici e biocromatici e la velatura delle superfici. Molto compromessa la facciata a lago, quella più sottoposta agli agenti atmosferici, che però sotto lo strato di cemento conservava le tracce di scritte e decori, ora recuperate. Portare alla luce le scritte originali ha un significato iconografico, ricorda la storia del Palazzo, documenta un evento specifico e il dettaglio architettonico: “Albergo Ristorante Verbania” è immagine iconica.

All’interno dell’edificio il progetto di recupero ha lavorato per sottrazione, eliminando controsoffitti e pareti divisorie di epoca successiva, allo scopo di ritrovare il volume originario; ciò ha consentito di riproporre il percorso emozionale che l’edificio generava a chi vi entrava per raggiungere la sala da ballo e le terrazze sul lago. Proprio durante le demolizioni sono state scoperte le superfici decorate e quello che oggi rimane può far immaginare come potesse essere l’edificio nel 1904. Scoperta straordinaria quanto inaspettata, dopo che i risultati delle indagini stratigrafiche preliminari escludevano “la presenza di apparati decorativi nascosti”. Quale sorpresa quindi l’intravvedere sotto l’intonaco strappato dalle demolizioni al primo piano quelle piccole tracce colorate. Che emozione scoprire che quelle tracce si trasformavano in fiori, foglie e lanterne!

Il progetto ha poi lavorato con impegno sul delicato equilibrio tra la suggestione dello spazio antico e le necessarie trasformazioni ai nuovi usi, utilizzando per gli impianti tecnologici solo le parti già compromesse; ha difeso la materia originaria degli intonaci a discapito della perfezione. Per rendere l’edificio gestibile in termini ambientali ed economici, l’intero involucro è stato accuratamente isolato dal punto di vista termico ed acustico, ed è climatizzato con una moderna centrale geotermica. Perché possa svolgere la sua funzione di centro culturale, lo si è dotato di altrettanto moderni impianti di comunicazione multimediale.

Ma la vera sorpresa resta l’edificio in se stesso, con il suo essere sulle sponde del lago da oltre cento anni, con la sua storia, con i suoi segreti, la sua bellezza, ispirando poeti e scrittori che, con le loro parole, lo renderanno eterno.

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