Luino | 23 Gennaio 2019

Rapina in una casa di Luino, due anni e tre mesi ad un ventenne

Confermata anche in appello la condanna, che ricalca quanto già stabilito in primo grado. L'episodio, avvenuto in via XXV Aprile, risale allo scorso inverno

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I giudici della prima Corte d’appello di Milano hanno confermato nella giornata di ieri la pena di due anni e tre mesi di reclusione, più settecento euro di multa, inflitta ad un ventenne a processo per rapina impropria, reato consumato lo scorso gennaio a Luino, insieme ad un coetaneo e ad un minorenne, seguendo un piano apparentemente perfetto.

A dare notizia della sentenza, per la quale il ragazzo si trova attualmente ai domiciliari, è oggi il quotidiano locale La Prealpina, che ripercorre inoltre i tratti salienti di una vicenda all’interno della quale, prima che l’iter giudiziario prendesse il via, non sono mancati i colpi di scena. Il primo si colloca nelle ore successive al furto compiuto in un appartamento di via XXV Aprile, abitato da una famiglia originaria della Repubblica Dominicana ma in quel preciso momento considerato “sicuro” dai giovani ladri (oltre all’imputato di origine marocchina, anche un minore e un diciannovenne domenicano, residente nella città lacustre come l’amico ora a processo).

La famiglia vittima dei tre malintenzionati aveva infatti annunciato su Facebook l’imminente partenza per una vacanza organizzata sotto il periodo natalizio, e proprio quell’annuncio sul social network aveva consentito al gruppetto di progettare l’irruzione in casa con la sicurezza di non trovare nessuno all’interno. Liberi di agire indisturbati i tre avevano così messo le mani su un ricco bottino, composto tra le altre cose da gioielli, tablet, due televisori e abiti firmati. La riuscita del colpo era poi stata festeggiata con un brindisi, stappando bottiglie trovate in casa, e con successivo pernottamento. Tutto perfetto fino al rientro anticipato di uno degli inquilini, tra l’altro conoscente della piccola banda, che aveva innescato la fuga dalla finestra del trio preceduta da alcuni spintoni e strattonamenti.

Proprio quella zuffa consentì ai carabinieri del Nucleo Operativo di Luino di acquisire le impronte digitali del ventenne marocchino, già conosciuto alle forze dell’ordine, poi individuato, a distanze di alcune settimane, dalla madre del giovane che rientrato a casa anticipatamente aveva scoperto la presenza degli indesiderati ospiti. La donna, all’interno di un centro commerciale della città, aveva infatti riconosciuto tra i vestiti indossati dal malvivente una giacca appartenente al figlio.

Inutile il tentativo di ottenere la restituzione del capo, alla quale il ventenne si era sottratto afferrando una mano della signora e torcendole un braccio. Sorte analoga per tutti gli altri beni oggetto della rapina, ad oggi ancora irreperibili. Come sottolinea in conclusione il quotidiano locale, la sentenza d’appello dei giudici milanesi, conferma il verdetto di primo grado emesso precedentemente a Varese, in seguito al processo condotto con rito abbreviato.

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