Sono 1404 i bambini nati della Stanza della Cicogna dell’ospedale di Cittiglio, una realtà unica nel suo genere, istituita nel 2001 per offrire alle donne la possibilità di un parto naturale, de-medicalizzato, come si dice in gergo tecnico.
E infatti il medico, il ginecologo nella fattispecie, non assiste al parto nella Stanza della Cicogna, dove è invece ammessa la sola presenza di due ostetriche. “Il nostro compito è semplicemente quello di accompagnare l’espressione del parto nella sua fisiologica dimensione, garantendo la sicurezza e il benessere della mamma e del bambino – spiega Colomba Di Palma, coordinatrice ostetrica della Ginecologia dell’ospedale di Cittiglio -, lasciando che la donna ascolti il suo corpo, lo assecondi per tutto il periodo, dall’inizio delle contrazioni al parto. La donna, grazie alla guida dell’ostetrica – prosegue la coordinatrice – può scegliere se stare a letto oppure utilizzare qualcuno dei dispositivi presenti, che possono aiutarla a trovare la posizione migliore: la sfera, la vasca, la liana, il materasso. Dopo il parto, mamma, papà e bebè restano insieme. Il neonato in particolare – sottolinea in conclusione Di Palma – viene posto sul petto materno e lì resta tranquillo per un paio d’ore, fino all’arrivo della puericultrice che ha il compito di lavarlo e sottoporlo alle profilassi”.
La Stanza della Cicogna si trova all’interno del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Cittiglio, struttura di cui è responsabile la dottoressa Debora Balestreri. Entrandoci, tuttavia, l’impressione è quella di trovarsi in una casa: un bilocale con parquet, una piccola libreria, delle candele, dei quadri alle pareti dipinte di un caldo color pesca, che attribuisce alle due stanze un’atmosfera accogliente e intima. Non bisogna sforzarsi per capire perché alle donne piace tanto, così tanto che il 20% dei parti presso la struttura ospedaliera di Cittiglio avviene lì. E probabilmente la percentuale sarebbe più alta, ma non tutte le future mamme possono partorire nella Stanza della Cicogna: “Requisito fondamentale – tiene a precisare la capostetrica – è che la gravidanza sia stata fisiologica, anche se l’ultima parola spetta al ginecologo di guardia. E questo per garantire la sicurezza di mamma e bambino”.
Ma se anche una donna si vedesse precludere la possibilità di partorire nella Stanza della Cigona, può stare tranquilla: la filosofia perseguita in tutti i punti nascita dell’ASST dei Sette Laghi, infatti, è da tempo quella di “portare la cicogna fuori dalla Cicogna”: “Il nostro impegno – spiega il professor Fabio Ghezzi, direttore della Ginecologia che comprende anche la sede di Cittiglio, nonché direttore della RIMI (Rete Integrata Materno – Infantile) – è quello di rendere il parto un momento ‘familiare’, i cui protagonisti non sono medici ed infermieri, ma la donna ed il suo compagno. E ovviamente il nuovo nato. Tutto questo, però, senza risparmiare in sicurezza”.
Anche nelle sale parto, le gravide trovano la possibilità di vivere il momento in maniera più “familiare”, per usare un aggettivo che piace al professor Ghezzi: la presenza del papà, i dispositivi per rendere il parto più comodo. il bonding materno precoce, cioè il fatto che il neonato venga subito posto sul petto della madre, sono opportunità proposte a tutte le donne, che ormai si stanno estendendo anche ai parti cesarei. All’ospedale Del Ponte, per esempio, è già possibile, in presenza di determinate condizioni, partorire con il ‘cesareo dolce‘, che prevede tra le altre cose la presenza del papà in sala operatoria.
“Ma l’indicatore che rende più di tutto la filosofia perseguita nei nostri punti nascita – conclude il professor Ghezzi – è il tasso di tagli cesarei, tra i più bassi in Italia in tutti i punti nascita aziendali. Anzi, se il Del Ponte è l’ospedale con il tasso di cesarei più basso tra tutti quelli di terzo livello, con più di duemila nati in Italia, l’ospedale di Tradate è in assoluto il punto nascita con il tasso più limitato di cesarei”.
© Riproduzione riservata
