Giovedì 8 giugno l’ANPI Luino ha organizzato una cerimonia, accanto al sacello sulla ciclabile in località Cucco, per la posa di una targa commemorativa in omaggio ai partigiani fucilati sul San Martino e ritrovati in una fossa comune in località Cucco di Brissago. L’appuntamento è alle ore 10, ed in caso di cattivo tempo la manifestazione sarà rinviata a data da destinarsi.
Cucco, giovedì la posa di una targa per i partigiani fucilati sul San Martino. Otto cadaveri furono rinvenuti il 4 aprile 1944 in una fossa comune, in località Cucco, “vicino alla stazione ferroviaria elettrica Molino d’Anna, sotto Bosco Valtravaglia”, come testimonia l’allora parroco di Cuveglio don Mario Bedetti. Dopo un tentativo di riconoscimento, le salme furono dapprima inumate in una fossa comune nel cimitero di Roggiano e poi ricomposte il 27 aprile 1945 nel cimitero di Mesenzana. In loro ricordo venne eretto un sacello accanto al quale giovedì, 8 giugno, alle ore 10, verrà posta una targa rievocativa per ricordare la tragica vicenda della battaglia del San Martino. L’iniziativa è a cura dell’A.N.P.I. di Luino e dell’amministrazione comunale di Brissago Valtravaglia. L’inaugurazione avverrà nell’ambito dell’annuale biciclettata organizzata dall’Istituto Comprensivo “B. Luini”, per iniziativa del professor Giovanni Petrotta, in ricordo del concittadino professor Guido Petter, fondatore della facoltà di Psicologia dell’età evolutiva di Padova, massimo studioso di Piaget, scrittore e partigiano.
In riferimento ai fatti del San Martino la ricercatrice storica Francesca Boldrini scrive: “In battaglia muoiono un solo partigiano, Italo Corazza, colpito nel momento in cui arriva alla Caserma per avvisare i compagni di quello che è successo in vetta e qualche centinaio di tedeschi. I partigiani, fatti prigionieri in vetta al San Martino, il Ten. Alfio Manciagli (Folco), i soldati Osvaldo Brioschi, Giovanni Vacca, Angelo Ventura, Elvezio Rossi, Franco Ghezzi, Gianfranco Colombo, Giuseppe Pellegatta verranno fucilati, dopo la battaglia, davanti alla Caserma Cadorna; quelli catturati durante la battaglia e successivamente, soprattutto gli uomini della 1ª compagnia posti a difesa delle gallerie inferiori che lasciarono la postazione allorché furono abbandonati dai loro comandanti, subiranno la stessa sorte, dopo barbare torture. Segni di inenarrabili sevizie sono stati riscontrati su tutti i corpi ritrovati, segni ben visibili nelle fotografie scattate, prima della sepoltura, al fine di permetterne poi il riconoscimento”. Cinque cadaveri ritrovati al Cucco furono identificati, gli altri tre rimangono ancora senza un nome. Giorgio Bocca ebbe a scrivere che nella storia della Resistenza italiana la battaglia del San Martino occupa un posto a sé e si configura come un episodio di ispirazione risorgimentale. Alla sconfitta dei partigiani arroccati sul San Martino contribuirono anche gli Italiani, dall’interprete repubblichino, ricordato dal parroco di Arcumeggia don Alberto Marchesi, alla “X MAS, alcuni dei quali vestiti come tedeschi”, secondo la testimonianza di don Ulderico Belli, coadiutore di Cuveglio. Il Colonello Croce non era però uno sprovveduto come certa storiografia recente vuol far credere.
Osserva giustamente lo storico Gianpiero Buzzi: “Non c’è dubbio che Croce e i suoi compagni di avventura conoscessero bene i rischi che correvano e che la loro impresa, se non si fossero realizzate le premesse teoriche, sarebbe stata ben presto cancellata dalle soverchianti forze tedesche. Intendevano però dare un esempio, dimostrare che l’esercito italiano non era codardo, che anche in Lombardia ci si sarebbe battuti con le armi come era accaduto a Roma e in poche altre località”. Peraltro Croce riteneva, come molti resistenti, che l’avanzata degli Alleati sarebbe stata imminente e che avrebbe sbaragliato le forze avverse in tempi più brevi. Una simile impresa non sarebbe stata comunque possibile senza la collaborazione della popolazione locale che pagò lo scotto per il proprio appoggio ai combattenti. Ne fu una prova evidente, ad esempio, la reclusione per tre giorni consecutivi degli uomini nella chiesa di Cassano Valcuvia, assediata dalle SS che minacciavano severe rappresaglie nei loro confronti. Lo si legge a chiare lettere nella cronaca lasciataci dal parroco don Gioacchino Vannetti, che poté celebrare la Messa a conforto dei reclusi in quella che egli definisce “la grande tribolazione”.
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