Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è salito al Quirinale per presentare le sue dimissioni. Il colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è durato circa 30 minuti. Le consultazioni prenderanno il via domani alle 18 – ha reso noto il Quirinale – per andare avanti per tutta la giornata di venerdì e fino a sabato alle 17.
Matteo Renzi si è dimesso, aprendo così la crisi di governo. Una crisi difficile, che si apre a due settimane dal Natale. La prima del settennato di Sergio Mattarella. Da giovedì, alle 18, partiranno le consultazioni con il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente emerito Giorgio Napolitano. Le consultazioni saranno chiuse sabato con Forza Italia, M5s e Pd. Dopo la direzione del Pd, Renzi è salito al Colle ed ha lasciato il Palazzo del Quirinale dopo un colloquio di quasi tre quarti d’ora con il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
“Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa sera al palazzo del Quirinale il presidente del Consiglio dei ministri, dottor Matteo Renzi, il quale, essendosi concluso l’iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di bilancio, ha rassegnato le dimissioni del governo da lui presieduto. Il presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti” ha annunciato il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti, al termine dell’incontro tra Renzi e Mattarella.
L’intervento di Renzi alla direzione del Pd. “Siamo il partito – ha detto di fronte al partito – di maggioranza relativa. Dobbiamo dare una mano al presidente della Repubblica a chiudere la crisi” di governo “nelle modalità che individuerà”. “Un passaggio interno” di riflessione sul risultato del referendum “sarà molto duro nella chiarezza che deve contraddistinguere il Partito democratico, ma dovrà arrivare dopo la crisi di governo che si dovrà aprire adesso”. “Propongo – ha detto Renzi facendo intuire che lui non farà parte della delegazione – che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, Guerini, dal presidente” Matteo Orfini “e dai due capigruppo” Ettore Rosato e Luigi Zanda. “Propongo che la direzione sia convocata in modo permanente per consentire alla delegazione di venire a riferire quando vi saranno elementi di novità”, aggiunge.
“Noi – ha detto Renzi in un altro passaggio – non abbiamo paura di niente e nessuno, se gli altri vogliono andare a votare, dopo la sentenza della Consulta, lo dicano perché qui si tratta tutti di assumersi la responsabilità. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”.
Per ora, niente dibattito in Direzione sulla sconfitta nel referendum e sui rapporti interni. Ma, dopo la chiusura della crisi, il confronto ci sarà e sarà ‘duro’ e ‘trasparente’, ha anticipato il segretario, che ha definito ‘tutt’altro che banali’ la questione posta a sinistra dall’ex sindaco di Milano Pisapia e rivolto una stoccata a chi ‘ha festeggiato’ le sue dimissioni: ‘Lo stile è come il coraggio di don Abbondio, non giudico e non biasimo…’. Quanto al governo che cade, il premier rivendica con orgoglio il ‘disegno organico’ della sua azione: ‘Meno tasse e più diritti’.
La minoranza non replica. “C’è la crisi, viene prima l’Italia. Ci aspettiamo che il confronto ci sarà presto’. In Direzione solo Walter Tocci si alza per chiedere il dibattito. Attacca invece da Facebook Michele Emiliano, il presidente della Puglia pronto a candidarsi per la guida per partito: ‘Renzi ha mortificato la democrazia interna, sono senza parole”. (ANSA)
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