4 giugno 2017

Cento anni fa venivano assegnati per la prima volta i Premi Pulitzer per il giornalismo

Un’opinione pubblica bene informata è la nostra corte suprema. Perché ad essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli errori del governo; una stampa onesta è lo strumento efficace di un simile appello.

(Foto © Acontecimentos do Dia)

(biografieonline.it) Cento anni fa venivano assegnati per la prima volta i Premi Pulitzer per il giornalismo. Joseph Pulitzer fu il creatore di un nuova concezione della professione di giornalista, concezione i cui modi per certi aspetti dell’epoca furono considerati controversi. A lui si deve la fondazione del noto riconoscimento all’eccellenza giornalistica che ogni anno, a partire dal 1917, viene assegnato dalla “Columbia University” di New York a giornalisti e scrittori americani.

Joseph Pulitzer nasce a Makó, cittadina vicino a Csongrad (Ungheria) il 10 aprile 1847. E’ figlio di un ricco mercante ebreo; la madre, di origine tedesca, è di religione cattolica. Joseph riceve un’ottima educazione e acquisisce dai genitori l’amore per la lettura e le lingue straniere. Nel 1864 emigra negli Stati Uniti. Si arruola nell’esercito federale e quando ottiene la cittadinanza statunitense nel 1867 lascia le armi per intraprendere la professione di giornalista. La sua carriera inizia nel 1868 a Saint Louis (nel Missouri), dove, giovanissimo, lavora come reporter per il “Westliche Post”, giornale in lingua tedesca, di cui acquisterà parte della proprietà nel 1871.

In questi anni a Saint Louis allaccia i primi contatti con la politica, che sarà il suo principale campo di interesse per il resto della vita. Nel 1869 si candida alla legislatura di stato: è vincitore al fianco del Partito Repubblicano. Questo è il primo passo ufficiale della sua lotta alla corruzione pubblica e privata, nel perseguimento della quale molti gli accreditano, peraltro, mezzi poco ortodossi come le minacce armate. Nonostante l’impegno politico Joseph Pulitzer non abbandona il lavoro tanto amato. Pulitzer si fa sempre più portavoce dei cittadini e della democrazia svelando la fitta trama di corruzione politica insita nel governo. E’ sostenitore dei lavoratori e osteggia il monopolio e i consorzi, battendosi per rendere la professione del giornalista “un modo onesto per guadagnarsi da vivere“.

A soli trentuno anni si ritrova ad essere padrone di una piccola fortuna: dopo aver conseguito la laurea in legge, nel 1878 investe soldi e impegno per fondere a Saint Louis i quotidiani “Evening Post” e “St. Louis Evening Dispatch”: nasce così il “St. Louis Post-Dispatch”. L’operazione si rivelerà un successo. L’ambizioso editore-giornalista aspira ad un pubblico ancora più vasto e non si ferma alla “periferia”. Cinque anni più tardi, nel 1883, si trasferisce a New York e rileva dal finanziere Jay Gould il “New York World”, portandolo ad alti livelli di popolarità e diffusione. Il “World” era considerato un “pesce piccolo” tra i tanti giornali che popolavano la metropoli, ma Pulitzer riesce a trasformare il quotidiano in qualità e stile: in breve diventerà una delle più grandi e influenti testate del suo tempo, promotrice di un’informazione libera da ogni interesse politico o aziendale e aggressiva nel perseguire la verità dei fatti.

Nel 1903 dona alla Columbia University un milione di dollari per la costituzione di una scuola di giornalismo. Joseph Pulitzer muore a Charleston (Carolina del Sud) il 29 ottobre 1911.

Grazie alle ultime volontà presenti nel testamento, dopo la sua morte viene fondata la “Columbia University School of Journalism” e costituito il celebre premio a lui intitolato. Il suo lascito, pari a 20 milioni di dollari, dà origine a 12 premi che vengono assegnati ogni anno, a partire dal 1917, per altrettante categorie (che comprendono anche “disegno umoristico” e “fotografia”). Prima della morte Joseph Pulitzer delegò la gestione delle premiazioni a un comitato cui demandò i più ampi poteri. Oggi il comitato è noto come “Pulitzer Prize Board”, ed è composto da editori, giornalisti, professionisti di altri ambiti e dalle cariche più alte della Columbia University.

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