2 giugno 2017

Trentasei anni fa l’addio a Rino Gaetano, il celebre cantautore anticonformista

In alcune città del Nord mi sono trovato con gente che ci resta male quando gli dici che sei calabrese: si aspettano ancora il baffone con la lupara, scuro e piccoletto, lo sguardo torvo e il cappellaccio. Credo che i portoricani stiano meglio di noi.

(biografieonline.it) Così direbbero tutti quelli – e sono tanti – che lo hanno amato e idolatrato nei lontani anni ’70 quando la sua stella controcorrente cominciò a brillare sul grigio panorama canzonettistico italiano. Viene alla luce in pieno 1950 a Crotone, dove rimane per tutta l’infanzia; il giovane Rino nasce povero e viene costretto al trasferimento nella città di Roma, insieme ai genitori, in cerca di lavoro. Aspirante geometra, non molto portato per i banchi di scuola, coltiva i primi interessi per il mondo del teatro. Inizia i suoi primi approcci musicali imparando a suonare la chitarra e componendo le sue prime canzoni. Incontra fin da subito le perplessità del mondo musicale per il suo modo ironico e singolare di proporre i suoi pezzi, poco “in linea” con la tendenza seriosa e di stile ideologico di quel periodo, viene però notato da alcuni discografici romani suscitando la loro curiosità.

Dopo varie esperienze di teatro per ragazzi (in una versione musicale di “Pinocchio” interpretava la Volpe), debutta con un 45 giri nel quale interpreta sotto lo pseudonimo di “Kammamuri’s” una canzone intitolata “I love you Marianna”.

Niente da fare, Gaetano è troppo fuori dagli schemi per essere capito dal conformistico universo della discografia italiana, in un momento in cui la moda del “demenziale” era ancora ben lungi dal venire alla luce, e questa sua prima prova viene solo guardata con un misto di compatimento e di pena. Tuttavia la tenacia del cantante non si fa corrodere dai giudizi altrui. Ci riprova due anni dopo (1974), ma stavolta con un intero disco: il mitico “Ingresso libero”.

Pubblico e critica al solito lo ignorano, ma intanto il successo di essere presente sul mercato Rino Gaetano lo ha ottenuto. E infatti quella sua prova costituirà di fatto il grimaldello per i suoi più ampi successi venturi. In cantiere aveva una vera e propria bomba: un motivo di facile presa, dal solito contenuto corrosivo, che non poteva non attecchire: si trattava di “Ma il cielo è sempre più blu”, il pezzo che nel 1975 gli fa compiere il gran salto in cima alle classifiche.

Nel 1976 esce il suo secondo LP, questa volta molto atteso, “Mio fratello è figlio unico”, partorito dopo lunghi anni di sperimentazioni e di prove. All’interno, un altro hit mai più uscito dall’ideale canzoniere italiano: “Berta filava”.

Da questo momento in poi, per un periodo che va dal 1976 al 1978, Rino Gaetano si impone sempre più come il cantautore fuori dalle righe, il “grillo parlante” per antonomasia e pubblica una serie di pezzi che hanno la qualità (insolita per certi versi) di divertire ma di far riflettere su temi tanto delicati quanto difficili da affrontare in musica.

Con i successivi LP “Aida” (1977) e “Nuntereggaepiù” (1978) in un rapido crescendo, riscuote consensi sempre più consistenti, fino ad ottenere un vero e proprio successo con la canzone “Gianna” al Festival di Sanremo del 1978 (terzo posto, dopo “Un emozione da poco” di Anna Oxa, e da “E dirsi ciao” dei Matia Bazar), dove si esibisce davanti alla grande platea mostrando tutta la sua ironia scanzonata degna di un vero artista di varietà. Un’esibizione che è rimasta scolpita nella memoria di molti.

Nel 1979 è la volta del disco “Resta vile maschio dove vai” (il brano omonimo viene scritto da Mogol) che lancia nel periodo estivo l’indimenticabile ballata “Ahi Maria”. Il disco segna il passaggio dalla piccola casa discografica It, alla multinazionale RCA e l’inizio di una serie di tournee che lo renderanno popolarissimo in tutta Italia. Dopo questa orgia di successi per il sensibile Rino la crisi artistica è dietro l’angolo e dopo il non del tutto riuscito “E io ci sto” (1980), cerca altre vie espressive, iniziando a collaborare con artisti come Riccardo Cocciante e i New Perigeo (con i quali incide un ormai introvabile Q-disc).

Purtroppo anche il destino aveva i suoi progetti non più rimandabili. Il Fato, o chi per lui, se lo porta via il 2 Giugno 1981, alla verde età di trentuno anni, a seguito di un terribile incidente automobilistico alle prime luci dell’alba sulla romana via Nomentana.

La sua morte prematura, da più parti subito accostata a quella di un altro grande “outsider”, Fred Buscaglione, ha tarpato per sempre le ali all’evoluzione di un artista che ha saputo essere imprevedibile e che avrebbe sicuramente regalato altre, forse folli, forse più meditate, sorprese.

(Foto copertina © Donna Moderna)

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