31 Maggio 2017

Lavena Ponte Tresa: sabato danza, musica e solidarietà per il saggio della Max Dance

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Un appuntamento che si compone di differenti significati, tematiche ed arti quello che si terrà nella serata di sabato 3 giugno presso la Sala Polivalente di Lavena Ponte Tresa: il saggio di fine anno dell’associazione Max Dance. Il gruppo, attivo sul territorio da oltre vent’anni, ha saputo rispondere a quanti hanno trovato la loro primaria forma d’espressione nella danza, permettendogli di coltivare questa passione anche sulle sponde del Ceresio. L’appuntamento, i cui proventi saranno devoluti al Comitato Maria Letizia Verga per i bimbi malati di leucemia, è per le ore 20.30.

Lavena Ponte Tresa: sabato danza, musica e solidarietà per il saggio della Max Dance. Un mosaico dalle svariate sfaccettature quello che prenderà vita nella serata di sabato 3 giugno presso la Sala Polivalente di Lavena Ponte Tresa: il saggio di fine anno dell’associazione Max Dance di Lavena Ponte Tresa, che da ben vent’anni permette a tutti i giovani che trovano la loro primaria fonte d’espressione nella danza di coltivare questa affascinante disciplina. Una realtà dinamica e variegata, i cui numerosi allievi vanno dai 3 anni fino all’età adulta. Barbara Menchiari, anima e genesi del progetto, tiene personalmente le lezioni avvalendosi dell’importante e prestigiosa collaborazione di Nico Demo, ballerino professionista milanese.

Collaborazione e determinazione le cifre stilistiche di “Max Dance”. Grande soddisfazione di questa piccola realtà, che è la stessa Barbara a raccontarci come una grande famiglia capace di sostenersi vicendevolmente attraverso un percorso non sempre facile, è la grande determinazione grazie a cui tutto questo esiste e dura nel tempo. “Devo ringraziare il mio staff: è di loro che voglio parlare – spiega Barbara alla vigilia del saggio di fine anno -. E’ grazie alle mamme degli allievi che frequentano la mia scuola, persone semplici, che si danno da fare e mi sostengono un passo dopo l’altro, se oggi sono qui. Se dovessi racchiudere l’anima dell’associazione Max Dance in una parola, questa sarebbe sicuramente ‘collaborazione’. Il nostro grande orgoglio è quello di essere riusciti con impegno e determinazione a portare a Lavena Ponte Tresa qualcosa di bello: lo straordinario linguaggio della danza che diventa per molti fonte primaria d’espressione, consapevolezza e riconoscimento. Un grazie speciale va a Nico Demo, ballerino d’avanguardia nella realtà di Milano, della cui grande professionalità mi avvalgo da anni per lo studio delle coreografie, e con il quale è nata l’idea che sta alla base dell’esibizione che si terrà il 3 giugno. Un condensato di danza e musica capace di racchiudere tematiche importanti ed attuali, rispetto alle quali riteniamo indispensabile lanciare un forte messaggio capace di toccare la sensibilità del pubblico. L’inquinamento dilagante, la deturpazione delle foreste, l’allontanamento dal nostro pianeta, che più di ogni altra cosa meriterebbe la nostra protezione, il dio soldo, capace da solo di far perdere di vista ciò che nella vita ha davvero importanza: queste sono solo alcune delle componenti sulle quali vorremmo convogliare la sensibilità del pubblico. E lo vorremmo fare portando le persone, attraverso il linguaggio della danza e della musica, a riflettere su quanto la singola azione positiva, anche la più piccola, possa nel lungo periodo avere conseguenze enormi. La vera rivoluzione parte dalla capacità del singolo di credere, credere che sia possibile fare la differenza”.

Un omaggio a chi ha saputo lasciare nelle mani dei giovani un grande patrimonio. Non solo danza però in questa serata che attraverso l’espressione artistica segue il filo conduttore di un percorso capace di ricomprendere e toccare svariate tematiche ed arti. Tra esse l’attesissima esibizione di Daniele Piscopo, baritono di fama internazionale il cui impegno costante muove nella direzione della diffusione e l’apprezzamento della cultura musicale ed artistica, in tutte le sue molteplici sfaccettature. Un’esibizione particolare e dal grande significato affettivo quella che Daniele regalerà al pubblico di Max Dance. Le note che accompagneranno la sua esibizione saranno, infatti, quelle della chitarra di Ciro Ciccarelli, amato professore di musica da poco scomparso, che ha saputo lasciare tra le mani dei giovani del territorio un grande patrimonio per il quale, questo, vuole essere un simbolico ringraziamento. “L’amore impossibile” il testo del professor Ciccarelli, le cui note riecheggeranno attraverso la voce di uno dei suoi tanti devoti allievi, che lui stesso ha accompagnato nel 2004 a Sanremo. “I miei genitori non erano presenti in quell’occasione, ma il professor Ciro… Beh lui si” ricorda Daniele con affetto.

L’intento benefico: ultimo e fondamentale tassello di cui questo variegato evento si compone. A fondamento di tutto, però, la forte volontà di essere, con la propria azione, capaci di dare una speranza a chi è meno fortunato. Il ricavato del saggio di fine anno dell’associazione Max Dance, sarà infatti devoluto a sostegno del Comitato Maria Letizia Verga, che dal 1979 si occupa dello studio e della cura della leucemia nel bambino. “Per spiegare il grande significato di eventi come questo – spiega il Dottor Momcilo Jankovic – partirò da una testimonianza di qualche tempo fa, quando chiedendo ai bambini e ragazzi quale era il significato più importante che avevano maturato durante la loro esperienza, a sorpresa, il 60% ha risposto: ‘la presenza della gente che con la nostra malattia non centrava nulla’. Questo dal mio punto di vista è altamente significativo, perché la solidarietà parte da questo: gente che offre la propria disponibilità di tempo e di risorse per sostenere una causa nella quale non è coinvolta in prima persona. Questo è il grande successo. Se oggi io posso sostenere con gioia che l’80-85% dei bambini che si ammalano di leucemia guariscono è grazie alla ricerca. Senza non esiste il progresso della medicina, ma la ricerca è lenta e proprio per questo è fondamentale la catena di solidarietà che si crea attorno, forgiata giorno dopo giorno da iniziative come questa. Per questo ringrazio davvero chi sceglie di devolvere parte del ricavato del suo lavoro, che sappiamo quanti sforzi comporta, al nostro progetto di ricerca, ne siamo onorati”.

Barbara Menchiari dal canto suo si dice onorata di poter sostenere con i propri sforzi una causa tanto meritevole: “Io ho sposato questa causa sei anni fa a seguito di un’esperienza personale – spiega -. Ho avuto modo di visitare l’ospedale e vedere un lavoro davvero incredibile. Mi rende davvero felice poter contribuire a tutto questo perché lì c’è la cura vera e propria: c’è la ricerca”.

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