16 Aprile 2017

Turchia, la riforma Erdogan vince con il 51%. L’opposizione denuncia brogli elettorali

Con il 51% dei “sì”, la Turchia si è espressa a favore della riforma Erdogan, che vedrà il presidente ancora alla guida del paese. Mentre si sta concludendo lo scrutinio dei voti esteri, l’opposizione annuncia la contestazione del 37% delle schede.

Turchia, la riforma Erdogan vince con il 51%. L’opposizione denuncia brogli elettorali. Con il 99,96% dei voti scrutinati nel Paese, il “sì” si è imposto con il 51,22%, secondo i dati diffusi da Anadolu. invece ancora in corso il conteggio dei voti degli emigrati, in cui il ‘sì’ è in testa con quasi il 60%, quando è stata scrutinata circa metà delle schede. Il principale partito di opposizione in Turchia, il socialdemocratico Chp, ha reso noto che contesterà il 37% dei voti espressi nel referendum di oggi sul presidenzialismo, vinto di misura dal ‘sì’ sostenuto da Recep Tayyip Erdogan. Una curiosità. La polizia turca ha arrestato almeno 8 persone ricercate quando si sono recate ai seggi a votare per il referendum costituzionale sul presidenzialismo. Secondo Anadolu, si tratta di 5 sospetti ricercati per legami con il Pkk curdo e altri 3 affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Galen. Gli arresti sono avvenuti nelle province di Adana, Malatya e Trebisonda.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha votato in una scuola media di Istanbul per il referendum costituzionale sul presidenzialismo, che in caso di approvazione potrebbe garantirgli una permanenza al potere fino al 2034. “Non è un voto qualunque, dobbiamo prendere una decisione straordinaria”, ha detto ai giornalisti al seggio.

Alle urne erano chiamati oltre 55 milioni di elettori. Hanno già votato più di 1,3 milioni di turchi all’estero, con un’affluenza record per gli emigrati di oltre il 45%. Il referendum non prevede un quorum, l’esito sarà deciso dalla maggioranza semplice dei votanti.

Dopo settimane di campagna elettorale infuocata, era l’ora della verità. La grande scommessa di Recep Tayyip Erdogan era quella di restare al potere fino al 2034. Negli ultimi giorni, la tendenza si era rovesciata a favore del “sì”, dopo una partenza in sordina. Ma per i sondaggi, come si è evinto oggi, quello di oggi sarebbe stato un testa a testa. Di certo, fino all’ultimo il presidente non si è risparmiato nei comizi. Con il silenzio elettorale scattato solo nel tardo pomeriggio di ieri, ha parlato in quattro diversi quartieri di Istanbul, su entrambe le sponde del Bosforo, scegliendo quelli dove si stimavano più indecisi.

Gli attivisti del “no” hanno inoltre denunciato oltre 100 episodi di violenze e intimidazioni, mentre su tv e giornali è stata preponderante la presenza di Erdogan e dei suoi, specie dopo l’eliminazione con un decreto dello stato d’emergenza delle sanzioni previste per le violazioni alla par condicio. (ANSA)

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