L’immagine di una natura generosa capace di nutrire come una madre: ecco la radice atta a ricomprendere l’essenza ultima del percorso artistico di MART, che attraverso le sue creazioni denuncia la follia del nostro tempo, dalla quale fuggire è indispensabile. Pena? Divenire la causa della distruzione di quel che, invece, ci è dato di contemplare, “vivere” e godere con rispetto ed ammirazione. “Interiorità sospese” la raccolta di opere d’arte dalle tematiche emotive, d’attualità politica ed umane, che l’artista malcantonese esporrà a partire da domani, martedì 4 aprile, presso l’Atelier Oscar Sciré Couture, in Via del Lauro 3 a Milano in occasione del Salone del Mobile.
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Dalla Svizzera al Fuori Salone di Milano: MART si espone con “Interiorità sospese”. Monika Schneider-Koger, nasce il 17 agosto 1954 a Berna e giunge all’età di 4 anni in Ticino, a Bioggio, dove il padre aveva avviato un’impresa zootecnica attiva nell’allevamento e commercio all’ingrosso. Trascorre gli anni dell’infanzia a stretto contatto con la natura e gli animali. Individua presto le due grandi passioni che accompagneranno la sua vita: la pittura e l’equitazione. Nell’ippica raggiunge traguardi di prestigio facendo parte, all’età di 17 anni, della squadra nazionale e divenendo, nel 1974, campionessa ticinese e miglior sportiva dell’anno, per poi partecipare l’anno successivo ai campionati svizzeri dove ottenne, unica amazzone, il sesto rango che le valse l’ammissione nella squadra nazionale d’élite A. Dopo essersi diplomata in lingue e commercio, soggiorna a Londra dove ha il suo primo impatto con l’arte durante le frequenti visite a pinacoteche e musei cittadini. Questi stimoli, la portano all’età di 28 anni, a frequentare la libera Accademia Belle Arti di Curio, sotto la guida dello scultore Adriano Bozzolo, e di continuare la sua formazione presso il liceo artistico “Giorgio Vasari” di Lugano. Molte le esposizioni artistiche, personali e collettive, che negli anni successivi la vedono protagonista in Ticino e oltralpe. L’alternarsi di queste grandi passioni, di cui lo straordinario miracolo della natura si mostra capace di fare sintesi, hanno profondamente segnato il cammino dell’artista. Oggi, attraverso la collaborazione dello stilista Oscar Sciré, l’artista presenta “Interiorità sospese”, una nuova serie di opere nella quale viene presentata la sintesi di un legame non concluso con il suo “io” interiore. Energia e fluidità si intrecciano dando vita alla raccolta di opere, nella quale MART racconta il bisogno dell’interiorità di essere dipinta e trasmessa tramite pieghe in movimento, poiché è vitale vedere il movimento: sentirlo libero rende liberi. L’Atelier Oscar Sciré Couture Milano, che si trova in in Via Del Lauro 3, ospiterà l’artista svizzera in occasione del Salone del Mobile e del Fuorisalone 2017, dal 4 al 9 aprile, dalle ore 11 alle ore 19.
Due le grandi passioni che da sempre accompagnano Monika: la pittura, come momento d’isolamento dai problemi quotidiani e l’equitazione, come anelito ad una libertà anche interiore, di contatto con la natura. Una produzione, quella di MART, che presentando volutamente tratti enigmatici capovolge la prospettiva: l’opera non si manifesta identica a sé stessa, ma mostra la capacità di “soggettivarsi” in base all’inconscio, al pensiero e all’occhio che osserva. Questa, insieme alla sperimentazione di una nuova tecnica, sintesi tra scultura e dipinto, la cifra stilistica di “Interiorità sospese”, una raccolta densa di tematiche emotive, d’attualità politica ed umane. Una continua interazione tra soggetto e oggetto, resa possibile da uno degli espedienti di cui l’artista si serve: il velo. L’immagine del velo, impiegato con differenti finalità nella storia dell’arte, viene rivisitato divenendo qualcosa che copre, ma non preclude il trasparire di una forma. Usato a più riprese come “scudo”, finalizzato a coprire ciò che poteva urtare il pubblico pudore, il velo diventa, qui, il medium per interagire con l’opera. E’ lo spettatore che “svela” tramite il proprio subconscio ciò che è velato, nascosto oltre il visibile ma ben percepibile.
Chiunque interagisca con le creazioni di MART ne diventa il protagonista: intravede ed ha lo spazio di libertà per immaginare, qualcosa o qualcuno che non sarà mai identico a ciò che ha potuto percepire un qualsiasi altro osservatore. Un’esperienza sensoriale che porta con sé la caratteristica dell’unicità e dell’individualità della percezione. Ogni trascorso o esperienza sensoriale del visitatore diventa veicolo di svelamento e filtro attraverso cui cogliere l’essenza dell’opera. Ogni staticità è abbandonata: il percorso percettivo perde la sua direzione unilaterale, spesso prerogativa della società alla quale apparteniamo, per omaggiare il movimento evolutivo delle singole interiorità. Il velo, quale sinonimo di tale movimento, permette di cogliere la natura in un attimo preciso, mai identico a sé stesso, poiché il fulcro d’indagine continua ad essere quello del singolo. Qualsiasi sia il soggetto scelto dall’artista, come l’erba di un prato non lavorato dall’uomo, che al primo sguardo può apparire caotico, è colto in una frazione di tempo qualsiasi che ne svela l’assoluta perfezione. Ed è proprio la perfezione di ogni attimo, di cui la natura fornisce continue rappresentazioni, ciò da cui l’uomo si allontana sempre più, perdendo, a causa dell’assuefazione dall’imperativo “tutto e subito”, la capacità di contemplarlo nella sua essenza. La sensibilità dell’artista si mostra capace di restituire alla natura la sua impronta materna, capace di nutrire incondizionatamente, alla quale l’uomo oppone la follia distruttrice del suo tempo. Un contrasto dalle tinte intense e palpabili che lascia emergere nell’osservatore le fondamenta di una riflessione profonda.
“Interiorità sospese”: una narrazione capace di dispiegarsi nel movimento interiore del singolo osservatore. Una narrazione complessa e intuitiva allo stesso tempo, quella che MART veicola attraverso le sue produzioni artistiche, dalle quali è possibile estrapolare importanti e dirompenti frammenti di vita dell’artista, che racconta di non aver bisogno di specifiche ispirazioni per dare vita alle sue creazioni. “Basta guardarmi intorno – spiega Monika – e vedo il mondo che mi parla. E’ l’energia che emana, sia essa positiva o negativa, a suggerirmi cosa fare e come procedere. Voglio trasmettere quel che sento vibrare interiormente in me, si tratti di gioia, tristezza o semplicemente di una testimonianza della mia vita, quella che conosco”.
A farsi spazio tra le fila di questa narrazione anche temi strettamente legati alla biografia dell’artista tra cui, quello che si presenta con maggior forza e vigore è il cavallo. Aggiudicandosi sin da quando era piccolissima importanti riconoscimenti nell’ambito delle competizioni ippiche e distaccandosene successivamente, Monika, manterrà nel lungo percorso della sua produzione artistica un attaccamento viscerale a questo tema che avrà negli anni modo di riproporsi in modo importante nelle sue creazioni, sino a divenirne una delle cifre stilistiche. Attraverso il “cavallo”, ritratto da svariate prospettive, l’artista riesce a trasmettere il proprio profondo ed intimo rapporto instaurato negli anni di convivenza. L’unicità di ogni rappresentazione è manifestazione del vivido ricordo che l’artista serba nella propria interiorità. Presente nelle creazioni anche la dirompente forza del drammatico distacco dovuto all’abbandono delle competizioni, vissuto come una separazione dalla vita stessa. Ma è dall’immenso spaesamento per questo trapasso che qualcosa di sorprendente inizia a farsi spazio: l’immortalità. Ed è qui, che nell’opera di MART emerge e si palesa la consapevolezza di ciò che ci sopravvive. Tolta la materia si manifesta dinnanzi lo spirito, quell’essenza che dura oltre la vita e che il tempo non può intaccare perché disposta ad un livello di profondità di gran lunga maggiore. Ed è solo in questo modo che la sostanza si “svela”. Ecco, allora, che tutti i cavalli che potevano sembrare simili nella vita terrena appariranno profondamente diversi nel ricordo del singolo, perché è solo nella memoria di chi ha fatto esperienza di noi che può sopravvivere e restare ciò che siamo stati davvero. Un’evoluzione profonda e straordinaria al contempo, quella di Monika, che attraverso la rappresentazione della morte conduce ad un’intensa riflessione sull’importanza della vita e sul modo in cui ognuno la spende. Uno sprone ineguagliabile a vivere la propria singolare esistenza al meglio.
Il velo, il cavallo, la vita e la morte: simboli caratterizzanti e significativi che, estrapolati e veicolati attraverso l’interiorità dell’artista, sanno mostrarsi come rappresentazione di quella natura che, maestosa e dirompente, ricomprende il tutto, sopravvivendoci. Una natura che noi non possiamo che contemplare nella perfezione delle sue singole manifestazioni, vivendola e godendone con rispetto ed ammirazione.
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