19 Marzo 2017

La recensione di “Ossa, Caverne, Lupi… Amore, sono tutte cose spaventose”

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“Ossa, Caverne, Lupi… Amore, sono tutte cose spaventose” è un libro scritto da Paola Leye Grandi. Vi proponiamo la recensione di Luca Maciacchini.

La recensione di “Ossa, Caverne, Lupi… Amore, sono tutte cose spaventose”. Avere paura può essere anche un’arte, che si impara a gestire. La poliedrica Paola Leye Grandi, nella sua raccolta di frammenti lirici sembra esprimerci in sostanza questa perla di saggezza. Nella consapevolezza della transitorietà terrena Paola va alla ricerca cesellata e disperata, ma piena di amore per le persone e gli elementi a sé circostanti, del lampo concreto da cui il senso profondo delle cose “accorre” simbolicamente a salvarci. La poesia di Paola si fonde in un tutt’uno con le sue descrizioni, quasi non c’è soluzione di continuità tra gli elementi e le parole, specialmente quando si evocano corpo e terra da cui non si vuole avere scampo perché di quello siamo fatti e a quello sempre si ritorna. Nella continua diatriba tra carne e ossa, tra cui sembra quasi dimenarsi il nostro istinto primordiale, il segno che possiamo lasciare a Madre Natura è affidabile ai due sensi principali come la vista e l’udito.

Le ossa di Paola si ordinano, nell’ombra della notte, visivamente  in “ideogrammi” e acusticamente nella trama sonora della musica sprigionata dalle ossa, quasi uno strumento percussivo che, come nel “Somnium Scipionis” di Cicerone, ci può forse riavvicinare pacificamente all’universo di cui facciamo parte. Del resto una custode soprannaturale c’è anche in questo caso. E’ la Dea Baubo, come spiegato nelle note finali, una dea antecedente alla mitologia greca, dea dell’”osceno, cioè di ciò che non può essere messo in mostra, che non può essere visto, dell’occulto”. E sotto la protezione di Baubo, Paola scava e scarnifica fino all’osso (letteralmente, potremmo dire), il mistero del nostro essere per cui però vale sempre la regola della trasformazione e non della distruzione. Paola usa spesso i colori del buio, all’ombra del quale, come direbbe Céline, accade tutto ciò che è importante. Anche due estremi come Humus e Diamante (presenti nel brano “Ogni notte”) fanno parte dell’eterna dialettica dove ci si salva e ci si risveglia ogni mattina “nuovi”.

Ogni scoperta di sé stessi però ha bisogno di cura, di amore e di segretezza…e allora la Caverna è il… (per continuare a leggere la recensione cliccare qui —> “lucamaciacchini.com“).

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