20 Febbraio 2017

Maccagno: Oscar Wilde rivisitato dal Teatro della Voce, uno stile formidabile

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(emmepi) Che il Teatro della Voce e il suo regista Franco Di Leo fossero usi ad interpretazioni originali e fuori dal coro di celebri e meno note pagine di letteratura, è risaputo, ma sabato 18 febbraio scorso, all’Auditorium comunale, hanno davvero superato sé stessi.

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Maccagno: Oscar Wilde rivisitato dal Teatro della Voce, uno stile formidabile. In scena il famoso testo di Oscar Wilde che per l’occasione è stato modificato in “Audizioni per Un marito ideale”, trasformando la storia in un “prequel”, ovvero in ciò che accade prima, quando un regista e i suoi assistenti procedono alle audizioni per assegnare le parti agli attori che interpreteranno la pièce teatrale in programma. In scena, dunque, tre personaggi: due attori e un’aiuto regista incaricata di saggiarne le doti interpretative. Ma i due poveretti saranno costretti ad interpretare, alternativamente, tutti i sette ruoli previsti dal copione, scambiando addirittura anche quelli maschili con quelli femminili.

Contemporaneamente, mentre si dipana rigorosamente il testo scritto da Wilde, continue interruzioni, passando dal registro della “recitazione” a quello della “realtà”, mettono a disagio i due aspiranti attori Jasmine Morandi e Davide Gagliardi, tormentati dall’esigente aiuto regista Silvia Sartorio, che li costringe ad entrare e uscire dai vari personaggi con la medesima rapidità con cui si impugna il telecomando per fare zapping. Prova d’attore davvero molto impegnativa, per Davide e Jasmine, per i quali, entrare e uscire da personalità assai diverse, ha richiesto particolari doti di mimica, oltre che una solida tecnica recitativa. Il loro continuo muoversi sul palcoscenico, allestito con una scenografia essenziale costituita da poche sedie e alcuni manichini metallici, sui quali erano appoggiate le sagome di costumi stilizzati che i due aspiranti attori indossavano semplicemente appoggiandoli al corpo tramite strisce di velcro, ha indotto gli spettatori a seguire i loro spostamenti immaginandosi gli ambienti e i luoghi in cui si stavano dipanando gli eventi.

Silvia Sartorio, attrice e regista a sua volta, ha magistralmente interpretato proprio sé stessa, anche se, come ha ammesso a fine spettacolo, ha cercato di caratterizzare il suo personaggio con atteggiamenti più misurati. Mai come questa volta il regista Franco Di Leo ha saputo scompigliare le carte in tavola, proponendo due piani di racconto che spesso si intersecavano fra loro; una storia nella storia, in una sorta di scatole cinesi che hanno tenuto gli spettatori inchiodati alla poltrona fin dalle prime battute, per seguire il filo conduttore delle vicende narrate da Wilde, da collocarsi nel passato, e l’audizione in teatro, sulla linea del tempo presente. Il colpo di scena finale, poi, nel quale si è scoperto che anche l’aiuto regista in realtà era un’aspirante attrice che si stava sottoponendo all’audizione, ha ribaltato completamente la situazione, mettendo sullo stesso piano i tre protagonisti, tutti desiderosi di dare il meglio di sé nella speranza di essere scritturati.

Sempre più all’avanguardia e anticonformista, lo stile del Teatro della Voce, che piacerebbe tanto anche ai giovani, abituati alla velocità e alla molteplicità degli stimoli sensoriali; all’incessante adattamento al rapido mutamento delle situazioni, alle prese con un’attenzione sempre più simile alla pallina di un flipper, che sembra rimbalzare qua e là senza scopo, ma che in realtà conosce bene le regole del gioco. Formula vincente, dunque, che meriterebbe di essere potenziata nelle scuole, anche sotto forma di laboratori, per avvicinare i ragazzi al teatro con formule innovative e accattivanti e chissà che, in futuro, Franco Di Leo non si ritrovi a dover organizzare una serie di autentiche audizioni per reclutare qualche nuovo aspirante attore…

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