19 Febbraio 2017

“Bullismo? No grazie”. L’Istituto Comprensivo di Marchirolo in prima fila

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(emmepi) “Tutti gli atti di bullismo sono dei piccoli reati, ma che avvengono con intenzionalità e persistenza nel tempo, nelle sue tre forme ormai codificate: fisico, psicologico, cyber, coinvolgendo il triangolo Bullo – Vittima – Spettatori. E di queste tre forme, quello psicologico è il più pericoloso, perché può portare al suicidio”.

Marchirolo, "Bullismo? No grazie". L'Istituto Comprensivo in prima fila per sensibilizzare

“Bullismo? No grazie”. L’Istituto Comprensivo di Marchirolo in prima fila. Con queste sconvolgenti parole Vincenzo Vetere ha introdotto la serata “Bullismo e Cyberbullismo – Protezione dei minori sul WEB” organizzata presso l’I.C. di Marchirolo lunedì 13 febbraio scorso. Chi è Vincenzo Vetere? È un giovane di Magnago (MI) vittima di bullismo fin dall’età di 6 anni e per tutto il corso di studi, fino al diploma, presso l’Istituto Bernocchi di Legnano. In questi 13 anni ha vissuto tutte le tappe di un progressivo isolamento ed estraniamento dal mondo: prima l’esclusione dal gruppo dei compagni di scuola, poi gli insulti, gli schiaffi, i pugni, fino alle persecuzioni psicologiche subite anche attraverso il web e i profili social, con ricatti e minacce di morte estese alla famiglia.

Così è nata ACBS, (Associazione Contro il Bullismo Scolastico), con la quale Vincenzo e un gruppo di amici hanno deciso di dichiarare guerra a un fenomeno che si sta drammaticamente diffondendo anche tra i giovanissimi, addirittura in una fascia d’età che comprende la scuola primaria. Purtroppo si comincia proprio così, a coltivare una mentalità intollerante e prevaricatrice: con l’esclusione di un compagno perché non possiede il “temperino alla moda”, o spettegolando sul modo di vestire o sulle abitudini di chi viene giudicato “diverso” per carattere, usi, costumi, ceto sociale… Questi comportamenti vengono interpretati come ragazzate, piccole scaramucce tra bambini risolvibili con una stretta di mano e una dichiarazione di fine ostilità, invece a volte diventano l’anticamera di qualcosa di molto più grave.

Del resto la scuola è il primo nucleo sociale in cui i bambini si confrontano e qui è facile assistere all’escalation del comportamento aggressivo, ripetuto, che mette la vittima in seria difficoltà, spingendola ad isolarsi, in preda alla vergogna, alla paura, al senso di impotenza, con l’autostima ridotta ai minimi termini e, soprattutto, costringendola a tenere dentro di sé una sofferenza tale da non riuscire a confidarsi nemmeno con la famiglia. Di bullismo oggi si muore e per questo motivo i volontari di ACBS aiutano le vittime con incontri privati, tramite i Social e di persona, coinvolgendo gli stessi bulli con attività socialmente utili, ma soprattutto intervengono nelle scuole.

Nell’Istituto Comprensivo di Marchirolo, a partire dall’anno scolastico 2015/16, è stato attivato un progetto di sensibilizzazione al problema, nell’ambito di “Generazioni connesse”, il Safer Internet Centre (SIC) italiano, co-finanziato dalla Commissione europea e coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il progetto ha tra i suoi obiettivi la formazione e sensibilizzazione degli studenti, dalla scuola primaria alle scuole secondarie superiori, per un utilizzo consapevole e sicuro del web. Nell’Istituto, che nel frattempo ha ricevuto l’attestato di Scuola Virtuosa, oltre ai momenti di formazione con la Polizia Postale per adulti e ragazzi, è stato scelto di invitare proprio un ragazzo, che potrebbe essere uno di loro, in grado di rapportarsi “alla pari”, per testimoniare un’esperienza vissuta.

Vincenzo Vetere, dopo aver incontrato i genitori, giovedì 16 febbraio ha parlato con gli studenti delle classi prime della scuola secondaria di I grado, spiegando loro che cos’è il bullismo, in particolare il cyberbullismo; il mondo dei Social e delle App che vanno per la maggiore. Interessante scoprire che l’età minima per iscriversi a Facebook è 13 anni; dai 13 ai 16 si possono pubblicare foto da far vedere agli amici e dopo i 16 si possono rendere le foto visibili agli amici degli amici. Pubblicare su Facebook significa non essere più proprietari delle proprie immagini e questo dovrebbe far riflettere anche molti adulti che “postano” orgogliosi le foto dei propri figli.

Tutto ciò che finisce in rete diventa globale e lo stesso “cancelletto” (hashtag), etichetta per metadati utilizzato da molti servizi web come aggregatore tematico, funziona da autentico moltiplicatore di popolarità, tanto da dare origine a nuove figure di riferimento: gli “influencer”, cioè utenti con migliaia di seguaci sui vari blog, o su You Tube, i quali possono dare grande visibilità a qualsiasi post, sito, prodotto o servizio, o condizionare opinioni, sentimenti, scelte. Nella carrellata delle App più appetitose per i ragazzi, Vincenzo Vetere ha descritto anche l’estrema pericolosità di alcune, in particolare “Ask.fm”, considerata la più pericolosa al mondo.

Il caso di “Ask.fm” e tutte le criticità. Si tratta di un servizio anonimo basato sull’interazione “domanda-risposta”, al quale si si può iscrivere fin dall’età di 13 anni. Qui gli insulti, le minacce, le calunnie e le volgarità non hanno limite, proprio perché il destinatario di simili messaggi non sa da chi provengono. Nei top ten del pericolo in rete non mancano i siti di incontri, come “Badoo” e “Lovoo”, ai quali lo stesso Vetere si è iscritto sotto falso nome e con l’identità di una ragazzina di 13 anni: ha ricevuto in poco più di 24 ore una valanga di proposte oscene e foto di parti intime, con richiesta di incontri da parte di uomini maturi.

Demonizzare, dunque, il mondo di Internet? Assolutamente no, ma alle famiglie e alla scuola spetta il compito di informare, osservare, vigilare e soprattutto di dialogare con i ragazzi. “Io ne sono uscito grazie alla mia famiglia, a due cari amici e alla psicologa dell’istituto che piano piano mi hanno fatto sfogare e uscire dai margini in cui mi hanno portato i bulli. – Ha concluso Vincenzo Vetere – Ora esco, vado in discoteca, frequento bar, pub, mi sto specializzando e sto vivendo nel presente, per recuperare gli anni persi a sopportare decine e decine di persone che non hanno capito nulla dalla vita”.

Dalla spirale del bullismo, quindi, si può uscire, ma non dobbiamo aver paura di cercare e accettare l’aiuto di coloro che ci amano e di coloro che ci accompagnano nel difficile percorso di crescita.

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