13 Gennaio 2017

Tronzano, addio a Luciano Nosetti: lo scorso inverno ci aveva raccontato la sua guerra

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Si sono celebrati ieri mattina a Tronzano Lago Maggiore i funerali di Luciano Nosetti che, insieme al professor Emilio Rossi, avevamo intervistato lo scorso inverno, quando ci ha raccontato la sua vita, soprattutto nel terribile periodo della guerra. Una lunga esistenza intessuta di lavoro e di un’intelligente attività commerciale che ha fatto di Luciano un apprezzato imprenditore.

Luciano Nosetti, da Tronzano il ricordo di una travagliata giovinezza tra gli orrori della guerra

Tronzano, addio a Luciano Nosetti: lo scorso inverno ci aveva raccontato la sua guerra. Sì è spento negli scorsi giorni, a 98 anni, Luciano Nosetti, uomo conosciuto sul territorio dell’alto Varesotto per aver dedicato anima e corpo alla comunità. Lo scorso inverno lo avevamo intervistato nella sua casa di Tronzano Lago Maggiore, paese in cui ieri mattina si sono svolti i funerali. Luciano ci aveva raccontato con passione la sua vita e la terribile esperienza che aveva vissuto durante la seconda guerra mondiale, prima da arruolato nella 4° Alpini di Pallanza nel marzo 1939 e poi a Locana Canavese dove aveva trascorso tutto l’inverno. Sei anni e otto mesi di vicissitudini tormentate, che si sono concluse con la deportazione nel campo di concentramento di Meppen, ai confini con l’Olanda, dove era giunto il 28 ottobre del ‘43.

Durante l’intervista ci ha ricordato che in quei tragici momenti ripeteva a se stesso: “Devo mantenermi in salute ad ogni costo. Se mi ammalo, mi fanno un’iniezione e via”. Quelli che venivano ricoverati in ospedale, persone che vedeva quotidianamente, non facevano più ritorno. Il rancio era distribuito alle cinque del pomeriggio nel campo: una specie di minestrina, con una fetta di formaggio e una fetta di pane. Alla mattina caffè amaro, poi con la pala in spalla dalle 7 del mattino alle 4 del pomeriggio a rimuovere macerie, sotto la costante paura dei ricorrenti bombardamenti. A mezzogiorno niente pranzo. La notte non si riusciva a dormire per la fame. Quanta fame! E poi un insidioso logoramento psicologico. Quando si coricava, Luciano rimuginava sulla sua triste condizione: “Io non sono più padrone di niente, non sono più niente”. Fuggire dal campo era impossibile, si rischiava di rimanere fulminati dalla corrente. Si dormiva in terra con due coperte, una sotto e una sopra.

Liberato dagli Americani alla vigilia di Pasqua del 1945, era tornato a casa che pesava 36 Kg. Alla stazione neppure i suoi famigliari lo avevano riconosciuto: era uno scheletro coperto di pelle. Luciano ricorda inoltre un certo Angelo Vitali di Tronzano, morto sotto un bombardamento a Vienna, il 3 o il 4 maggio 1945, perché qui la guerra era terminata l’8 maggio. C’era anche chi non riusciva rassegnarsi alla rigida disciplina militare e alla prospettiva di dover combattere.

Al suo rientro nell’alto Varesotto ha poi vissuto lavorando, avviando un’intelligente attività commerciale che ha fatto di Luciano un apprezzato imprenditore. Tuttavia nulla ha potuto cancellare questa amara esperienza che ha segnato in maniera indelebile i migliori anni della sua giovinezza.

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