18 Dicembre 2016

Germignaga, Pietro Rossi e Samuele Dall’Asta narratori dell’anime delle nostre valli

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(emmepi) Venerdì 16 dicembre scorso, presso l’ex colonia Elioterapica, alla presenza di un folto pubblico di amici ed estimatori, è stato presentato il volume “Oltre le nuvole”, realizzato a quattro mani dal poeta/scrittore Pietro Rossi e dal fotografo Samuele Dall’Asta, “autori emergenti”, come li ha definiti Pierfrancesco Buchi, presidente della Cri Luino, nella sua introduzione, che “al di là del salto generazionale che li divide, mettono passione e impegno per dare qualcosa in più al panorama culturale del territorio: con sacrificio, con studio, con ricerca interiore”.

Germignaga, Pietro Rossi e Samuele Dall’Asta narratori dell’anime delle nostre valli. Un autentico valore aggiunto, quello della collaborazione tra il mitico “Red” e il giovane fotografo amatoriale che prende spunto dalla natura del nostro territorio e dai viaggi intrapresi per “fermare il tempo in scatti di grande significato emozionale”. Un’immagine per ogni poesia, che accompagna, in perfetta simbiosi, i testi di Pietro Rossi, per narrare l’anima delle nostre valli, nella loro disarmante bellezza. Il presidente Buchi, nel ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile la serata, a partire dal sindaco Marco Fazio per aver concesso l’affascinante location dell’evento, fino ai numerosi volontari che seguono e sostengono da sempre le fatiche di Pietro, ha rivolto al poeta parole particolarmente affettuose, ricordando che “il suo cuore è rosso come la divisa che indossa, è grande come l’abbraccio che ogni giorno dà alle persone che incontra nelle case di cura e negli ospedali, è gentile come le sue parole, donate instancabilmente a tutti anche quando le lacrime prendono il sopravvento”.

E la collaborazione con Samuele Dall’Asta rende ancora più prezioso questo suo terzo volume, perché sicuramente i lettori non potranno non rimanere colpiti dal “folgorante fascino della personale interpretazione dei due autori: il poeta con parole musicate dalla ritmica del cuore e il fotografo con l’eterogeneità di significati che descrivono così bene il nostro territorio. Pietro, attraverso la descrizione di immagini e sentimenti della sua quotidianità o prendendo spunto dagli scatti di Samuele, analizza la soggettività delle persone che incontra, a volte sofferente a volte gioiosa o il mistero dei luoghi visitati e lo fa con estremo e perdurante amore”.

Ma che dire, delle immagini, tutte a colori, inserite nel libro, che, durante la presentazione, scorrevano su un maxi schermo alle spalle dei relatori? Non si tratta di semplici rappresentazioni di paesaggi, immortalati nelle varie stagioni o momenti del giorno: si tratta di una ricerca del particolare, di un’osservazione che scandaglia l’anima di un territorio con rispetto e con pudore, cogliendone l’intima stupefacente poesia. È il rispecchiarsi della personalità di Samuele: riservato e taciturno, che predilige raccontarsi attraverso le immagini piuttosto che con le parole, intimidito dalla presenza di così tante persone davanti alle quali spiegare che cosa vedono i suoi occhi. “Per me è più importante l’emozione che suscita un’immagine rispetto alla tecnica, anche perché sono autodidatta e solo da quattro anni mi sono avvicinato alla fotografia come arte, perciò non sono la persona giusta per parlare di tecnica”.

Ha risposto, con disarmante semplicità, alle domande incalzanti del prof. Angelo Franco Aschei, “illustre e sofisticato uomo di cultura del nostro tempo”. Sfumature di colori che a volte virano quasi al bianco e nero, in tutta la sua evocativa malinconia; altre volte si sfrangiano fino a creare infiniti riflessi, morbidi e pastellati; altre ancora cristallizzano il movimento in una pausa di respiro, per annullare il tempo e collocare quell’emozione in un continuum senza fine.

Ma Pierfrancesco Buchi ha lanciato anche un grido di dolore sullo stato della cultura nella nostra zona. Che cosa fanno le istituzioni, per sostenere iniziative come questa, le passioni di autori emergenti come Pietro e Samuele? “Gli artisti devono arrangiarsi nel pubblicare i loro volumi, nel realizzare mostre, spettacoli teatrali, concerti, noleggiare spazi, sostenere costi per la promozione, per l’organizzazione dell’evento, con tasse, spese impreviste, spese per l’allestimento, lungaggini burocratiche. A volte si sentono rispondere che non ci sono più soldi o che si è orientati a sostenere altre iniziative, così ecco l’inevitabile rinuncia di molti, i quali non avranno mai la possibilità di esprimere e condividere con la comunità le proprie produzioni artistiche”. E questo lo sa bene, il Presidente Buchi, proveniente da una famiglia imprenditoriale da sempre attenta alla cultura, da quella di Vittorio Sereni e Piero Chiara, alla storia delle nostre valli. “Purtroppo oggi è diventata un cultura d’élite, una cultura che non sa più parlare ai giovani, che ha finito le parole e che non riesce più a rinnovarsi. Abbiamo riviste come Il ‘Rondò’ i cui lettori hanno tutti i capelli bianchi e opere come ‘Terra e Gente’, che non possono fare a meno di essere distribuite gratuitamente, per essere diffuse”.

Un vero e proprio canto del cigno della cultura nel nostro territorio, in cui esistono pubblicazioni che sono pilastri da sostenere, ma che necessitano di essere rinnovati. “Il rinnovamento si ottiene dando spazio agli autori emergenti, scrittori della nostra quotidianità, fotografi emozionali, artisti dirompenti, testi provocatori, immagini più in simbiosi con il vissuto di tutti i giorni di tutti noi. Le ricerche storiche devono essere salvaguardate, ma l’attenzione ad esse deve essere ridimensionata in favore di nuove formule che vadano a coinvolgere anche coloro che sono lontani dalla cultura, anche giovani studiosi della nostra terra”. Buchi ha denunciato una sorta di snobismo da parte dell’intellighenzia locale verso autori ritenuti ritenuti “non all’altezza”. Eppure i social network si stanno rivelando un ottimo strumento per dare a tutti il giusto spazio, favorendo la condivisione.

Gli stessi Pietro Rossi e Samuele Dall’Asta ne sono un esempio: le loro opere girano in rete, vengono apprezzate, criticate, stimolano riflessioni. “Internet è un’ottima piattaforma per far partire e conoscere le proprie opere, ma è essenziale ricevere sostegno morale ed economico dalle istituzioni. Come Cri crediamo che le associazioni del territorio impegnate nel volontariato a 36° abbiano il dovere di guardare all’esterno nella loro missione quotidiana, ma senza mai dimenticare che è importante porre la giusta attenzione anche ai propri associati, se essi sono particolarmente inclini allo sviluppo di un nuovo panorama morale, culturale e civico del territorio. Così continueremo a fare, in attesa che le istituzioni preposte si accorgano che c’è una parte della comunità viva, che rappresenta una nuova sensibilità e che chiede di essere ascoltata e sostenuta”.

È stato un evento davvero speciale, grazie anche alla presenza elegante e sofisticata delle “Flhar Sisters”, al secolo le sorelle Elena (all’arpa) e Clarissa (al flauto) Guarnieri, che hanno accompagnato la lettura di alcune poesie e cantato alcuni brani del loro repertorio tra un intervento e l’altro. I brevi, ma significativi interventi, dell’Assessore della Comunità Montana del Piambello Maria Sole De Medio e del dottor Franco Compagnoni hanno completato il cerchio magico della serata.

Infine, ciliegina sulla torta, la chicca comunicata da Angelo Franco Aschei: l’intenzione della Soms, proprietaria del Teatro Sociale, di intitolare la sala a Dario Fo e Franca Rame. All’evento, in fase di organizzazione, parteciperebbero, in qualità di ospiti musicali, proprio le “Flhar Sisters”, con il loro repertorio di musiche celtiche, classiche e folcloristiche.

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