20 Novembre 2016

Referendum: Marilisa D’Amico, Cecilia Siccardi e le ragioni a sostegno del “Sì”

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(Di Luca Clara) Nell’ambito del Referendum costituzionale, che chiamerà gli italiani a modificare o meno il testo della costituzione il 4 dicembre, proviamo a fare chiarezza, mettendo a confronto le voci dei due opposti schieramenti: oggi a sostegno delle ragioni del “Sì”, Marilisa D’Amico. Nei prossimi giorni le ragioni a sostegno del “No”, con l’intervista all’avvocato Luciano Belli Paci.

La dottoranda Cecilia Siccardi (Foto © studioincipit.eu) e la professoressa Marilisa D'Amico (Foto © Affari Italiani)

La dottoranda Cecilia Siccardi (Foto © studioincipit.eu) e la professoressa Marilisa D’Amico (Foto © Affari Italiani)

Referendum: Marilisa D’Amico, Cecilia Siccardi e le ragioni a sostegno del “Sì”. Avrà luogo il 4 dicembre il referendum costituzionale, che porterà gli italiani a recarsi alle urne per esprimere la propria posizione. Quel giorno i cittadini saranno chiamati a decidere se apportare modifiche alla Costituzione, o mantenerla nel suo testo attualmente vigente. Qualora fosse approvata, la Riforma oggetto del quesito referendario avrebbe un impatto significativo sull’organizzazione dello Stato, ed in particolare sul potere legislativo, poiché esso verrebbe per buona parte affidato ad un solo organo, la Camera dei Deputati, con conseguenze di rilievo in termini di rappresentatività ed efficienza. Gli elettori saranno chiamati a dare definitiva approvazione ad una legge predisposta dal Parlamento e in esso approvata senza la maggioranza qualificata dei due terzi. L’esito di questo Referendum prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto.

Proviamo dunque a fare chiarezza con le voci autorevoli a sostegno dei comitati per il Sì e per il No. Oggi a sostegno delle ragioni del “Si”, Marilisa D’Amico, professoressa ordinario di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Milano, dove insegna Diritto costituzionale e Giustizia costituzionale, coordinatrice del Discrimination and Inequalities Research Strategic Team (DIReCT) e componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Nella sua attività di ricerca si occupa di tutte le problematiche del diritto costituzionale, con particolare attenzione ai diritti fondamentali, alla giustizia costituzionale e al diritto antidiscriminatorio. Marilisa D’Amico è inoltre autrice, insieme a Stefania Leone e Giuseppe Arconzo, del libro “Come cambia la Costituzione? Guida alla lettura della riforma costituzionale”, che si propone di fornire una guida ragionata, rivolta anche ai non addetti ai lavori, sulle principali novità introdotte dalla legge costituzionale, dando conto dei suoi indubbi aspetti positivi e delle critiche che ad essa vengono rivolte. Insieme a lei, Cecilia Siccardi, dottoranda di ricerca in diritto costituzionale della medesima Università.

Possiamo partire con la domanda più importante: perché il sì al referendum costituzionale?

Marilisa D’Amico: Si tratta della riforma del sistema bicamerale italiano. In questo momento abbiamo il cosiddetto bicameralismo paritario, cioè vi sono due camere legislative che svolgono gli stessi compiti: entrambe approvano il testo, il medesimo testo e questo provoca delle lungaggini e spesso la difficoltà ad arrivare a un risultato definitivo. Inoltre entrambe le camere danno la fiducia al governo e questo alla lunga causa anche la debolezza e l’instabilità dei governi. Già dalla fine degli anni Settanta si diceva che il bicameralismo paritario dovesse essere riformato, soprattutto dopo la nascita delle regioni a statuto ordinario. Già i costituenti pensavano che la seconda camera – il Senato – potesse svolgere compiti diversi da quelli della Camera e rappresentare in particolare le regioni, ma nel 1948 tutte le regioni non esistevano ancora. Dopo la nascita di tutte le regioni si è cominciato a parlare del fatto che la seconda camera potesse diventare rappresentativa di queste autonomie territoriali, e tutti i progetti di riforma – da quello del 1983 della commissione Bozzi all’ultima proposta che era stata fatta dai “saggi” dell’onorevole Quagliariello, per arrivare a questa del governo Renzi – sono tutti progetti il cui punto cardine è la trasformazione del bicameralismo paritario in un bicameralismo differenziato.

Si può dire quindi che i punti fondamentali siano l’accelerazione del procedimento legislativo e un cambiamento nella concezione di autonomia delle regioni?

Marilisa D’Amico: Sì, un cambiamento della concezione dell’autonomia regionale nel senso che questa riforma prevede la presenza di rappresentanti delle regioni dei consigli regionali in una camera parlamentare, cioè al Senato: da questo punto di vista la riforma dà quindi molto più potere alle regioni, dal momento esse avranno una camera di rappresentanza dove poter far valere la propria voce politica, mentre allo stesso tempo la riforma semplifica le competenze regionali che erano state inserite nel 2001. In seguito alla riforma costituzionale del 2001 le regioni di fatto si trasformarono in enti legislatori, e per il procedimento legislativo furono previste tre competenze: una esclusiva statale, una concorrente – cioè ripartita tra stato e regioni, la competenza che questa riforma elimina totalmente – e infine la competenza esclusiva regionale. Eliminando la competenza concorrente dovrebbe essere alleggerito anche il quadro delle fonti legislative, perché non esiste una fonte condivisa ma vi è competenza o statale o regionale. Ma le regioni, perdendo questa competenza, acquistano a mio avviso qualcosa di molto più importante: la presenza di rappresentanti al Senato. È un po’ questo l’impianto della riforma, fare in modo che vi sia una camera prevalentemente legislativa e che dà la fiducia al governo – la Camera dei Deputati – e per il resto le regioni che rappresentano le autonomie territoriali e che hanno una serie di competenze limitate. È auspicabile che questa semplificazione nel rapporto delle competenze tra Stato e regioni porti anche ad una minore conflittualità.

Si è parlato del fatto che vi sia un rafforzamento eccessivo dell’esecutivo: come si collega da questo punto di vista la riforma costituzionale con l’Italicum?

Cecilia Siaccardi: Bisogna tener distinta la riforma costituzionale dall’Italicum, cioè dalla legge elettorale. Per quanto riguarda la riforma costituzionale non è vero che essa rafforzi i poteri dell’esecutivo, anzi a mio modo di vedere la riforma dà forza al parlamento e fa in modo che quest’ultimo diventi nuovamente l’organo centrale della nostra forma di governo, e possa legiferare in modo più veloce ed efficiente. La legge elettorale, che è separata dalla riforma costituzionale, è invece problematica perché prevede un premio di maggioranza molto pesante: in effetti questo aspetto darà senz’altro molta più forza all’esecutivo. Sulla costituzionalità della legge elettorale, comunque, si pronuncerà a breve la Corte Costituzionale.

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