Il Papa, dopo aver pregato in silenzio, ha tirato le ante e ha chiuso i battenti della porta santa di San Pietro, l’ultima ad essere chiusa per il giubileo della misericordia. Il rito si è svolto nell’atrio della basilica di San Pietro, dove il Papa è entrato in processione, con gli abiti liturgici, mentre veniva intonato l’inno del giubileo, “Misericordes sicut Pater”.

ANSA/POOL AFP/TIZIANA FABI
Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa della Basilica vaticana. Con questo gesto, si trattava dell’ultima porta rimasta aperta, il Pontefice chiude oggi il Giubileo dedicato alla Misericordia che si è aperto ufficialmente lo scorso 8 dicembre. Ma, come si legge nella Lettera Apostolica ‘Misericordia et misera’, la Chiesa dovrà continuare a camminare in questa direzione anche al termine dell’Anno santo straordinario. Nella solennità di Cristo Re dell’Universo, sul sagrato della Basilica vaticana, Francesco celebra la messa di chiusura dell’Anno Santo della Misericordia con i nuovi cardinali, il collegio cardinalizio, gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri.
Il pesante portone di bronzo resterà chiuso fino al prossimo Giubileo ordinario, previsto per il 2025. Alla cerimonia religiosa che il Papa presiederà sul sagrato della Basilica di San Pietro sono presenti il Capo dello Stato Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi.
“Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale”. Il Papa, chiudendo il giubileo nella solennità di “Cristo re dell’universo”, ha offerto una meditazione sulla regalità di Gesù, così diversa dalle regalità del mondo, e ha in particolare esaminato l’atteggiamento nei confronti di Gesù crocifisso, tanto lontano dalla figura di un re, dei tre gruppi di persone sotto la croce di Gesù: “il popolo che guarda, il gruppo che sta nei pressi della croce e un malfattore crocifisso”. Cristo, ha commentato, non cede alla “tentazione di scendere dalla croce”, dimostrando il proprio potere, la tentazione a che “prevalga l’io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo. È la tentazione – ha rimarcato papa Francesco – più terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalità”. “Siamo chiamati – ha spiegato papa Bergoglio – a lottare contro questa tentazione, a fissare lo sguardo sul Crocifisso, per diventargli sempre più fedeli. Quante volte invece, anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce. La forza di attrazione del potere e del successo – ha sottolineato il Pontefice – è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest’Anno della misericordia ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all’essenziale”. Il giubileo che si chiude, “tempo di misericordia” chiama i cristiani a vedere il vero volto di Cristo e a “riscoprire il volto giovane e bello della Chiesa, che risplende quando è accogliente, libera, fedele, povera nei mezzi e ricca nell’amore, missionaria. La misericordia, portandoci al cuore del Vangelo, ci esorta anche – ha spiegato papa Francesco – a rinunciare ad abitudini e consuetudini che possono ostacolare il servizio al regno di Dio; a trovare il nostro orientamento solo nella perenne e umile regalità di Gesù, non nell’adeguamento alle precarie regalità e ai mutevoli poteri di ogni epoca”.
Oltre a quella italiana, sono presenti alla cerimonia di chiusura del giubileo 10 delegazioni: quella della Repubblica Centrafricana è guidata dal presidente Faustin Archange Touadéra; quella di Mauritius, dal primo ministro Xavier-Luc Duval; quella dell’Albania, dal ministro della gioventù Blendi Klosi; quella del Belgio, dal ministro del commercio estero Pieter De Crem; quella della Spagna, dal ministro della giustizia Rafael Catalá Polo; quella del Brasile, dal presidente della camera dei deputati, Rodrigo Maia; quella del Messico, dal capo ufficio del governo dello stato, Erasto Martínez Rojas; quella del Venezuela, dalla consulente del presidente della Repubblica, María del Pilar Hernández; quelle della Malaysia e della Siria, dagli ambasciatori presso la Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Santa Sede, Bernard Giluk Dompok e Hussam Edin A’ala. (ANSA)
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