12 Novembre 2016

Usa: ancora proteste anti Trump, spari ed un ferito a Portland. Intanto il neo eletto apre a Putin

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Mentre l’Europa si interroga sul futuro delle relazioni con gli Stati Uniti dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – anche con bocciature durissime come quella di Juncker, presidente della Commissione Ue – il neo eletto smorza i toni rispetto all’agenda elettorale sulla politica interna e profila una svolta nelle relazioni con Mosca, soprattutto sulla Siria. Intanto continuano le proteste dei manifestanti. Un uomo, invece, è rimasto ferito da un colpo di pistola sparato durante le manifestazioni anti-Trump a Portland, nell’Oregon. Lo riferisce la polizia su Twitter. Le forze dell’ordine hanno quindi sollecitato i cittadini a “lasciare immediatamente la zona” e ha invitato gli eventuali testimoni a farsi avanti. Secondo quanto riferiscono i media americani, il colpo sarebbe stato esploso mentre i manifestanti attraversavano il ponte Morrison.

EPA/PETER DASILVA

EPA/PETER DASILVA

Terza notte consecutiva di proteste in Usa contro Donald Trump presidente. Marce e sit-in sono in corso in varie città americane, da Miami a Filadelfia, da Columbus a New York, nei pressi della Trump Tower, dove abita il tycoon. In alcuni casi i manifestanti hanno bloccato temporaneamente alcune strade ma finora senza incidenti. Lo slogan è sempre lo stesso: “Not my president”. Sono oltre 200 gli arresti. “Dobbiamo unire il Paese”, afferma il presidente-eletto degli Stati Uniti, Donald Trump in un’intervista al Wall Street Journal. “Voglio un paese unito” e la strada migliore per ottenerlo è quella di creare posti di lavoro. L’Obamacare potrebbe sopravvivere. Trump spiega come Barack Obama gli abbia chiesto di rinunciare alla totale abolizione della riforma sanitaria, e racconta di aver assicurato che valuterà i suggerimenti. “Le mie priorità – ha detto – sono la sanità, i posti di lavoro, il controllo delle frontiere e la riforma delle tasse”.

I primi 100 giorni, contratto con gli elettori come Berlusconi. Rinegoziare o ritirarsi dall’accordo commerciale Nafta tra Usa-Canada-Messico, rinunciare all’accordo transpacifico (ttp), dare mandato al segretario al Tesoro di etichettare la Cina come manipolatore valutario, deportare gli oltre due milioni di immigrati illegali criminali e cancellare i visti con i Paesi che non se li riprendono: sono alcuni dei 18 punti del “contratto di Donald Trump con l’elettore americano”, da realizzare nei primi 100 giorni di presidenza per rendere l’America “great again”.

Nyt, nel team di transizione molti lobbisti. Donald Trump, eletto alla Casa Bianca dopo una campagna contro il potere corrotto e la sua collusione con le lobby, sta riempiendo il suo team per la transizione con consulenti aziendali e lobbisti. Professionisti che arrivano dalle stesse industrie per le quali sono chiamati a definire le basi regolatorie. Il Nyt fornisce alcuni esempi: Jeffrey Eisenach, che ha lavorato come consulente per Verizon e altri clienti delle tlc, è il capo della squadra che sta aiutando a selezionare i membri per la commissione federale delle comunicazioni; Michael Catanzaro, un lobbista con clienti come Devon Energy ed Encana Oil and Gas, ha in mano il portafoglio per l'”indipendenza energetica”; Michael Torrey, un lobbista che dirige un’azienda che ha guadagnato milioni di dollari con player dell’industria alimentare come American Beverage Association e Dean Foods, sta contribuendo a definire il nuovo team del dipartimento dell’agricoltura. Un primo segno, secondo i detrattori di Trump, che non riuscirà a rispettare tutte le sue promesse.

Giudizi pesanti da parte del presidente della Commissione Ue Juncker su Donald Trump: “Con lui perderemo due anni, il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce. Rischi di vedere gli equilibri intercontinentali disturbati su fondamentali e struttura”. Il team del tycoon ammonisce Obama a non fare passi rilevanti in politica estera durante la transizione perche’ potrebbe ‘mandare segnali contrastanti’. Lui sente Merkel e Hollande e promette ‘a breve’ decisioni sul governo, il presidente uscente richiama all’unità.

In un’intervista al Wall Street Journal – la prima da presidente – Trump sottolinea come la priorità debba essere la lotta all’Isis e non la cacciata del presidente siriano Bashar al-Assad, reclamata dall’attuale amministrazione di Washington. Trump indica di aver avuto un “posizione opposta rispetto a molti sulla Siria” perché, ha argomentato, “noi stiamo combattendo contro la Siria quando la Siria combatte contro l’Isis e dell’Isis bisogna liberarsi”. La Russia “è ora totalmente allineata con la Siria e poi c’è l’Iran, che sta diventando potente a causa nostra, allineato con la Siria. Noi appoggiamo i ribelli contro la Siria ma non abbiamo idea di chi sia questa gente”, ha rimarcato il futuro comandante in capo tenendo a precisare di aver ricevuto “una bella lettera” dal presidente russo Vladimir Putin che sentirà telefonicamente a breve. (ANSA)

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