Una fascia di capitano nelle mani degli ultrà. Nello spesso bollente rapporto tra curve, squadre di calcio e giocatori si è già visto di tutto, dalle maglie fatte togliere in campo agli ostracismi imposti fino alle partite fatte sospendere, per tacere delle intimidazioni e delle violenze vere e proprie, e la vicenda di Mauro Icardi aggiorna una casistica ricca ma non senza qualche tocco di novità.

(ilmattino.it)
Quando il calcio non si comporta sportivamente. Nel caso Icardi, ci sono il ruolo ‘attivo’ del giocatore dell’Inter, meritevole della gogna secondo la Curva Nord per aver espresso ‘minacce di morte’ e perché la bufera è scoppiata ad oltre un anno dai fatti per la ricostruzione riportata nell’autobiografia dallo stesso calciatore. Galeotto fu il libro, quindi, e forse questa è la prima volta che accade in un mondo che si abbevera ad altri media, ora soprattutto alla rete, per creare i suoi idoli o i suoi nemici. Dagli annali neri del calcio italiano riemergono immagini ancora fresche. Difficile dimenticare quanto avvenuto nell’aprile 2012 a Marassi: l’incontro fra Genoa e Siena è sospeso a inizio ripresa – sul 4-0 per i toscani – per una vivace contestazione dei tifosi alla squadra, poi i giocatori si tolgono le maglie e le danno a un gruppo di tifosi che le avevano pretese per ‘indegnità’ di chi le indossava.
Nel giugno 2014, l’Assocalciatori pubblica un report sul “tifo violento”: 50 pagine solo per la stagione appena conclusa, con una carrellata che va dagli striscioni offensivi rivolti ad Osvaldo dai tifosi della Roma nel ritiro in Alto Adige, alla dura contestazione al Bologna per la retrocessione in Serie B, passando per i gravi fatti nel derby di Lega Pro Salernitana-Nocerina. Nel report c’è anche la ‘trattativa’ dello stadio Olimpico in finale di Coppa Italia. Milioni in tv per seguire Napoli-Fiorentina vedono un capo ultrà seduto a cavalcioni della grata dello stadio che fa il ‘mediatore, fuori incidenti, scontri e colpi di pistola, con la tragedia della morte di un tifoso partenopeo. La finale comincia con 45’ di ritardo, quando gli ultrà danno il via libera, mentre in tribuna aspettano anche il presidente del senato e il presidente del Consiglio. Sempre all’Olimpico, ma nel marzo 2004, all’intervallo del derby una falsa voce sulla morte di un bambino erano sfociate nella decisione di rinviare la gara perché i tifosi non credettero alle smentite ufficiali della polizia. A nulla servirono l’intervento dei capitani, con Totti a lungo a colloquio con i capi della Curva Sud. Fuori dallo stadio, incidenti con cariche e roghi. (ANSA)
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