15 Ottobre 2016

Luino, “I compiti di Giacomo hanno preso la varicella”… in una serata sulla dislessia

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(emmepi) Niente slides, né tavolo da conferenza; nessuna dotta relazione sulla quale prendere appunti, né grafici, tabelle, percentuali, o aggiornamenti sullo stato dell’arte.In scena solo lui, l’adolescente Giacomo, alias Francesco Riva, ventitreenne autore/attore toscano e “Grande dislessico”, alle prese con il disagio scolastico causato dai suoi disturbi di apprendimento

LUINO - I COMPITI DI GIACOMO HANNO PRESO LA VARICELLA

“Dislessia… Dove sei Albert?” è il titolo del monologo andato in scena lunedì 10 ottobre scorso al teatro Sociale, nell’ambito della prima edizione della “Settimana Nazionale della Dislessia” (dal 4 al 10 ottobre), inserita nella cornice dell’European Dyslexia Awareness Week e nella ricorrenza del sesto anniversario della Legge 170 dell’8 ottobre 2010. La serata, promossa dall’associazione inForm@DSALuino Onlus, insieme ad AID Varese e a Rotary Club Alto Verbano, con il patrocinio del Comune di Luino, del CTS provinciale e dell’I.S.I.S. “Città di Luino-C. Volonté”, ha richiamato un alto numero di spettatori, tra i quali molti genitori, studenti e docenti.

Ed eccolo lì, Giacomo/Francesco, solo con la sua sedia, quasi uno strumento di tortura al quale è rimasto inchiodato, durante gli anni di scuola, costretto a scrivere e riscrivere, leggere e rileggere quei testi sgrammaticati, per svolgere quelle consegne che immancabilmente rimanevano incomplete, errate, colme di crocette rosse, tanto da far pensare che i suoi compiti “avessero preso la varicella”. Cresciuto nella convinzione di essere uno stupido svogliato lazzarone, il protagonista del monologo deve combattere contro un mondo adulto che non lo capisce, contro scuola e genitori, i quali, convinti di avere un figlio con disabilità cognitiva, accettano il suggerimento degli insegnanti di iscriverlo in una scuola privata per bambini problematici. L’undicenne Giacomo, con l’autostima inevitabilmente sotto zero e totale disorientamento di fronte al mondo, sta per soccombere, ma, come accade nelle favole, incontra un “aiutante magico”, il maestro Andrea, il quale si accorge che gli errori ricorrenti presenti sui suoi quaderni sono dovuti ad un disturbo specifico dell’apprendimento: la dislessia. Inizia così un percorso di apprendimento nuovo, ricco di strumenti compensativi e dispensativi messi in atto dal maestro, che permetteranno a Giacomo di recuperare innanzitutto la fiducia in se stesso e ad essere in grado di comunicare con il mondo. Non a caso, il suo alter ego Francesco Riva, oltre alle esperienze teatrali, iniziate a sette anni con Francesca Paganini, conduttrice de “L’albero azzurro”, è un appassionato di Matematica e ha studiato molte lingue, tra le quali il tedesco, che è la sua preferita e che padroneggia soprattutto nell’orale.

Per contribuire alla diffusione e sensibilizzazione sulla problematica relativa ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, dopo i tre anni di studio all’Accademia teatrale Eutheca di Roma, Francesco ha scritto e diretto il monologo “DiSlessiA… Dove sei, Albert?”, che sta portando in tournée in tutta Italia, promosso da “SOS Dislessia” e che ha già ottenuto importanti riconoscimenti. In poco meno di un’ora è stata mostrata una realtà a volte tragicomica che ha suscitato frequenti risate, soprattutto fra i ragazzi, che si sono ritrovati in molte situazioni della loro stessa vita quotidiana; ma, da questa narrazione, il mondo della scuola non ne è uscito molto positivamente. Benché nel corso di questi ultimi anni il numero di “maestri Andrea” sia in aumento, grazie all’approvazione della Legge 170/2010, ai numerosi corsi di formazione/aggiornamento che sono stati attivati in ogni istituto e alle iniziative promosse da enti e associazioni, la problematica relativa ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento trova ancora ostacoli sul suo cammino di effettivo riconoscimento.

Nella seconda parte della serata Francesco Riva, con il supporto del professor Cristiano Termine, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Università Insubria di Varese e presidio Ospedale del Ponte e insieme ad alcuni Formatori AID, ha risposto ad una raffica di domande da parte dal pubblico. “A parte qualche eccellenza, la scuola oggi non va ed è responsabile di profonde ingiustizie. Perché essere costretti a sopravvivere? Sarebbe bello potersela vivere, la scuola. Le medie, poi, per me sono state come un limbo di tre anni, in cui non si capisce se sei carne o pesce. Per fortuna, per quanto là ti possano massacrare, a casa esisti”.

Il profossor Termine, intervenuto solo per sostenere alcuni passaggi degli interventi di Francesco, ha sottolineato che la resilienza, cioè la resistenza alle sollecitazioni esterne, ma anche il costruire insieme il sapere, insegnanti e ragazzi, facendo tesoro proprio dell’esperienza di questi ultimi, può essere utile per gestire al meglio la situazione. Niente ricette, dunque, ma quali consigli si possono dare ad un ragazzo in difficoltà? “Importante è avere una passione, crearsi uno spazio anche interiore, che sia personale e in cui non ci sia un giudizio. Avere un sogno nella vita può fare realmente la differenza, perché aiuta ad aprirsi, evitando di concentrarsi sulla propria sofferenza. L’ironia è il sale della vita: la risata spezza il loop mentale nel quale si rischia di rimanere invischiati, senza dimenticare che anche le cose negative sono occasioni per crescere”. Ha spiegato Francesco.

Serata leggera, ma non superficiale, nella quale le corde emotive della platea sono state ampiamente sollecitate ad una profonda riflessione soprattutto sul rapporto tra insegnanti e studenti: “Siate come il maestro Andrea – ha esortato Francesco Riva, rivolgendosi ai docenti – Non dovete essere necessariamente simpatici, ma empatici, avere la capacità di mettervi a livello bambino. La scuola con la cattedra non ha più senso di esistere; far eseguire una marea di compiti è inutile e la relazione tra docente e alunni non è univoca. Giacomo rappresenta tutti coloro che hanno vissuto nella loro vita le profonde ingiustizie della scuola: dunque impariamo insieme, perché la dislessia non è una malattia contagiosa, ma semplicemente una caratteristica del nostro modo di apprendere”.

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