Sono 62mila i residenti in Lombardia che ogni mattina valicano la frontiera per andare a lavorare in Svizzera, per uno stipendio più remunerativo rispetto alla paga italiana e alla metà del costo per gli imprenditori svizzeri in confronto ai colleghi elvetici. Ieri sera, durante la trasmissione “Le Iene” di Italia 1, è stato mandato in onda un servizio proprio sulla situazione dei frontalieri.
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Anche il programma tv “Le Iene” si occupa dei frontalieri. Dopo il referendum “Prima i nostri” si sono inaspriti i rapporti, già non idilliaci, tra frontalieri italiani e svizzeri. Se da una parte ci sono Bignasca, noto politico d’oltre confine, che sostiene le ideologie della Lega dei Ticinesi (nella sua ditta vengono tutt’ora assunti frontalieri, ndr), e Lorenzo Quadri, deputato della Lega dei Ticinesi, che si sbilancia in dichiarazioni riferite a Maroni, che inneggiano ad un velato quanto insensato razzismo, dicendo che “Ognuno fa il leghista a casa sua”, dall’altra abbiamo l’accusato presidente Maroni che, trovatosi allo scoperto nel difendere i frontalieri italiani in una veste da “leghista inverso”, ha preferito non rispondere alle provocazioni dell’inviato delle Iene, Gaetano Pecoraro.
Il referendum “Prima i nostri”. Il 25 settembre si è votato in canton Ticino un referendum sul tema dell’immigrazione e del frontalierato che coinvolge, secondo stime del mese scorso, 62.179 persone. La questione anti-frontaliere è stata sollevata dall’Udc che, insieme alla Lega dei Ticinesi, mantiene un atteggiamento più conservativo e nazionalista, ed è passata con il 58% dei favori, causando preoccupazioni sulle possibili ripercussioni sui rapporti tra la Svizzera e l’Unione Europea. Le discussioni che sono seguite a questa votazione hanno smosso anche il programma Mediaset “Le Iene”, che ha voluto ascoltare le dichiarazioni di Bignasca e Quadri, le non-risposte di Maroni, ma, soprattutto, quelle dei frontalieri.
La vita quotidiana dei frontalieri italiani, le loro opinioni. Sveglia al mattino presto per avventurarsi nella giungla urbana del traffico che affolla le dogane tra Italia e Svizzera, ore di colonna in auto e circa otto ore di lavoro, prima di ributtarsi al volante, direzione casa. Questa è la vita media del frontaliere che, per ottenere un lavoro in regola e uno stipendio più remunerativo, passa la giornata tra l’auto e il posto di lavoro. Posto di lavoro che è meglio se è uno di quelli che gli svizzeri non vogliono più fare, come i meccanici, gli asfaltatori o gli operai. Come a noi italiani sembra non piacere più raccogliere i pomodori. Il lavoro porta anche oltre al proprio credo politico, perché ci sono leghisti italiani che fanno i frontalieri: “Sono leghista (Lega Nord, ndr), ma c’è sempre qualcuno più leghista (Lega dei ticinesi, ndr). C’è sempre qualcuno che sta più a nord di te”, commenta un frontaliere mentre aspetta in coda per poter entrare in Svizzera. Un rovescio della medaglia che certe volte si vede, ma certe volte no. “Gli Svizzeri non farebbero mai questi lavori e non accetterebbero stipendi al minimo salariale”. “I datori di lavoro Ticinesi, non potrebbero assolutamente fare a meno di noi lavoratori italiani”. Le convinzioni dei frontalieri sono forti, vere, come quelle di chi conosce la propria storia, mentre “gli altri” non la conoscono. Ognuno conosce la propria. “Facciamogli provare una settimana senza lavoratori italiani, neanche più la benzina riuscirebbero a fare. Chi è che pulisce il c… a quelli negli ospedali?”.
Le altre interviste durante il servizio. “È 55 anni che lavoro con i frontalieri. Da quando è stato lanciato il referendum, 3 anni fa, non ho assunto nessuno”, parola di Attilio Bignasca. Giangiorgio Gargantini, sindacalista UNIA, parlando con la “Iena” Pecoraro, ha detto: “Tra chi ha fatto campagna per questa legge, c’è qualcuno che ha riconosciuto tranquillamente in televisione che, nella sua ditta, ci sono l’80% di frontalieri. Ha la faccia come il c…”. Pecoraro intervista Bignasca e, al termine, uscendo, incontra un ragazzo frontaliere assunto da quattro mesi nella ditta del leghista-imprenditore. Una conferma alle parole di Gargantini. A pochi passi dalla sede dell’azienda di Bignasca c’è quella del suo partito politico, dove è stato ascoltato anche il deputato Lorenzo Quadri: “‘Prima i nostri’ è una iniziativa popolare. Se aboliscono la libera circolazione mi fanno un favore, tanto l’Europa è fallita”. Quadri conservatore, a favore di una crescita esclusivamente svizzera aggiunge: “Io sono favorevole ai muri”. Ricalcando una storia già passata e una molto più attuale. “Il problema è che il nuovo frontalierato, dopo la libera circolazione delle persone, è composto da persone che vanno a lavorare negli uffici, nelle banche, nelle assicurazioni”. Pecoraro provoca il deputato, spingendo sul fatto che le conseguenze di “Prima i nostri” hanno scosso anche il partito leghista italiano, evocando una risposta sacrale da parte di Quadri: “Ognuno fa il leghista in casa propria”, dove ancora di confini si parla. Confini leghisti, confini di stato. “Un leghista vuole mettere i muri ai nostri leghisti” ha detto Pecoraro che, infine, ha poi chiesto al presidente della Regione Lombardia “Come ci si sente adesso che i ‘lumbard’ sono quelli che vanno a rubare i posti di lavoro?”.
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