Ieri, domenica 2 ottobre, si è tenuta la “Commemorazione dei martiri della Gera” a Luino. Il corteo, dopo esser partito dal municipio, ha sfilato da piazza Serbelloni a piazza Risorgimento. Ad accompagnare i partecipanti la Musica Cittadina che prima di rendere omaggio al monumento dei caduti, si è fermato davanti al monumento di Garibaldi. Un omaggio che non dovrà esser mai dimenticato a Luino: la memoria aiuta a non ripetere gli errori passati.
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Luino ha reso un commosso omaggio ai giovani martiri della Gera. I loro nomi sono stati scanditi dall’oratrice ufficiale, Francesca Boldrini e durante la Messa al sacrario a loro dedicato, insieme a quello di don Piero Folli. Fu lui, infatti, che reduce dal carcere dove era stato imprigionato per aver aiutato schiere di Ebrei ed antifascisti a fuggire oltre confine, volle far costruire questo tempio della memoria. Giovani che hanno sacrificato la loro vita per restituirci la libertà perduta, espressione dell’Italia migliore. Un’Italia che, al di là degli scandali che fanno clamore, continua a portare avanti i loro ideali. Si tratta di persone umili e oneste che, fedeli al loro dovere quotidiano, lavorano silenziosamente per per il bene della collettività. Una specie di fiume carsico che scorre tra gli anfratti rocciosi sotterranei, ma le cui acque confluiscono insieme a quelle degli altri fiumi nella vasta distesa del mare.
E alla Gera c’era anche il partigiano Danilo Filius di Porto Valtravaglia, nome di battaglia Bob, 96 anni suonati, che non ha voluto mancare a questo importante appuntamento. Nei suoi anni giovanili fu costretto dagli eventi a giocare a rimpiattino con la morte, combattendo sulle colline dell’alto Piemonte una guerriglia sanguinosa, contrassegnata purtroppo dalla perdita di molte vite umane. C’erano sindaci, il presidente della Comunità Montana, autorità civili e militari, la Croce Rossa, ma alla manifestazione mancavano però i giovani, forse per la concomitante Straluino.
A loro, ai giovani, in ogni caso occorre consegnare il testimone perché tramandino la memoria di quanto accaduto, affinché non debba mai più accadere. Proprio per questo l’ANPI in collaborazione con l’ISIS “Città di Luino – Carlo Volonté” ha programmato per le prossime settimane alcune visite scaglionate degli studenti al sacrario della Gera. Saranno più di 130 i ragazzi che vi parteciperanno insieme ai loro insegnanti, dopo una lezione preparatoria tenuta a scuola. E nel giorno dell’eccidio, il 7 ottobre appunto, anche gli alunni delle scuole medie di Mesenzana e Roggiano parteciperanno ad una cerimonia commemorativa davanti al cimitero di Brissago Valtravaglia dove cinque dei partigiani della Gera furono barbaramente trucidati. Per l’occasione verrà anche scoperta una targa che ricorderà nei dettagli il tragico evento.
Le parole di Francesca Boldrini, durante la commemorazione di ieri. “Settantadue anni fa, 7 ottobre 1944, l’eccidio della Gera. Dodici ragazzi caddero sotto i colpi di un comando fascista: quattro alla Gera, cinque al cimitero di Brissago e tre a Varese davanti all’Ippodromo. Permettetemi di ricordare i loro nomi: Giacomo Albertoli, Giampiero Albertoli, Alfredo Carignani, Elvio Copelli, Flavio Fornara, Luigi Ghiringhelli, Dante Girani, Sergio Lozio, Luigi Perazzoli, Pietro Stalivieri, Carlo Tappella e Evaristo Trentini. Erano giovani consapevoli che la loro scelta li avrebbe portato anche a questa drammatica conclusione. Andarono incontro alla morte sfidandola, perché se essa li eliminava fisicamente, li consacrava alla storia, al ricordo dei viventi, alla penna degli storici che avrebbero impresso sulla carta le loro vite, le loro imprese, il loro esempio.
Ebbene quando penso a loro, e questo mi succede anche con i partigiani del San Martino, non li vedo come Caduti, ma come ragazzi pieni di vita, di ideali, di impeto giovanile, di voglia di costruire, di innovare, che ci incitano ad agire, a essere positivi e propositivi; a non perderci d’animo se siamo in pochi a camminare sul sentiero accidentato e sempre in salita della vita privata e sociale. Pochi, ma di spessore: uomini e donne di buona volontà che aiutano a dar voce a chi non ce l’ha; volontari col cuore aperto alle esigenze degli altri, che tutto danno senza nulla chiedere; amministratori coscienziosi e onesti con spiccato senso del dovere verso le istituzioni; insegnanti di valore che aiutano i propri studenti a crescere dal punto di vista umano, sociale e culturale; studenti capaci di intendimenti e di giudizi personali; forze dell’ordine che, a rischio della propria incolumità, ci garantiscono aiuto e sicurezza; medici del corpo e dell’anima missionari nella società.
Questo è il vero popolo italiano, il resto è massa che sta a guardare, che si lamenta, che critica, che distrugge senza mai provare a costruire. La speranza è che la forza positiva del “popolo” riesca in qualche modo a trasmettere tutta la sua energia almeno a qualcuno di loro.
Ho trovato in un discorso del presidente Giorgio Napolitano1 la ricetta che può esserci da guida del nostro agire quotidiano: non farsi condizionare da chiusure, arroccamenti, faziosità, obiettivi di potere, personalismi; portare nell’impegno politico motivazioni spirituali, morali, sociali, il senso del bene comune, l’attaccamento ai principi e valori della Costituzione e alle istituzioni repubblicane; aprirsi all’incontro con interlocutori di altre e diverse radici culturali. Siamo italiani, ma non dimentichiamo di far parte di un mondo globale, oggi quanto mai complesso, ma soprattutto fomentato da forti tensioni e da populismi che innescano focolai di guerra: guerre religiose, guerre sociali, guerre generazionali. Per questo forse dovremmo esercitarci nel praticare pensieri di pace, di tolleranza, di apertura anche verso chi e verso ciò che poco conosciamo; e poi ancora portare spirito di certezze e di positività.
Io aggiungerei anche imparare a vedere e a gustare la natura come fonte di bellezza, di risorse e di potenzialità. Sono convinta, e anche molto ottimista, che, così facendo, renderemo onore ai nostri Caduti e contribuiremo a far emergere il lato migliore della nostra Italia per sentirci sempre più fieri e orgogliosi di essere italiani”.
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